Canelli | 16 marzo 2026, 06:45

Referendum sulla magistratura, Asti Pride si schiera per il no

L'associazione invita i cittadini alle urne il 22 e 23 marzo per difendere l'indipendenza dei giudici a tutela dei diritti

Un momento del Pride 2024

Un momento del Pride 2024

Il prossimo 22 e 23 marzo le cittadine e i cittadini saranno chiamati alle urne, e la posizione di Asti Pride in merito alla consultazione popolare è netta.

 L'associazione ha infatti deciso di sostenere convintamente il no, ponendo l'accento sul legame imprescindibile tra l'indipendenza della magistratura e la tutela dei diritti fondamentali.

La riflessione del direttivo parte da un'analisi storica e sociale degli ultimi anni, evidenziando le mancanze delle istituzioni legislative. Attraverso una nota ufficiale, l'associazione sottolinea: "In questi anni, mentre la politica ha spesso mostrato lentezze, timidezze o aperte resistenze nel riconoscere i diritti delle persone LGBTQIA+, è stata una magistratura libera e indipendente dalla politica a garantire, attraverso le proprie decisioni, tutele concrete, diritti esigibili e avanzamenti reali sul piano dell’uguaglianza".

Il ruolo dei tribunali nelle conquiste civili

L'intervento mira a ricordare come molte delle tutele oggi in vigore siano frutto del lavoro dei giudici, intervenuti laddove "i governi sono rimasti inerti". 

I rappresentanti di Asti Pride precisano: "Molti dei diritti oggi riconosciuti alle famiglie omogenitoriali, alla genitorialità intenzionale, al riconoscimento delle relazioni affettive e alla dignità delle persone LGBTQIA+ non sono nati da scelte legislative chiare e coraggiose, ma dall’applicazione dei principi costituzionali da parte dei tribunali".

I magistrati, infatti, secondo i firmatari, hanno sovente interpretato la Costituzione e la normativa europea proprio per colmare quei vuoti normativi che lasciavano intere famiglie senza risposte adeguate.

La salvaguardia dello Stato di diritto

Per l'associazione, preservare questa autonomia diventa essenziale per difendere le minoranze. 

L'allarme lanciato dal direttivo è chiaro: "Indebolire l’autonomia della magistratura significa rischiare di ridurre uno degli spazi istituzionali che negli anni ha permesso alla comunità LGBTQIA+ di vedere riconosciuti diritti concreti nella vita quotidiana: nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nella tutela della dignità personale".

La presa di posizione si conclude con un vibrante appello alla cittadinanza in vista del voto di fine marzo, ribadendo che la salvaguardia dei diritti civili passa anche dalla difesa delle istituzioni che li rendono effettivi. 

Il messaggio finale ricorda: "Difendere l’indipendenza della magistratura significa difendere lo Stato di diritto, la Costituzione e i diritti delle persone".

Al direttore


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