Il comparto suinicolo del Piemonte e, in particolare, del territorio astigiano accoglie con sollievo una decisione attesa da tempo. Il Comitato Salute e benessere animale della Commissione europea ha infatti espresso parere favorevole, all’unanimità, alla proposta dell'Italia di modificare le misure di prevenzione contro la Peste suina africana (Psa). Questo provvedimento sancisce la rimozione delle restrizioni in diverse aree colpite dall'epidemia, premiando l'efficacia delle strategie messe in campo a livello regionale e nazionale.
La svolta è giunta a seguito della relazione tecnica illustrata a Bruxelles da Giovanni Filippini, commissario straordinario alla Peste suina africana. Il documento ha analizzato i risultati della lotta al virus condotta da Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna, dimostrando come la sorveglianza e le misure di contenimento abbiano dato i frutti sperati. Per la provincia di Asti, la notizia assume una valenza strategica: esce ufficialmente dalla Zona di restrizione 2 tutta la parte del territorio situata sopra l'asse autostradale della A21 Torino-Piacenza, un'area che comprende numerosi allevamenti d'eccellenza.
L'emergenza era iniziata oltre quattro anni fa, mettendo a dura prova la tenuta economica delle aziende agricole locali. "I primi casi di Psa in Piemonte sono stati accertati alla fine del 2021 tra i cinghiali, e l'epidemia ha tenuto in forte apprensione gli allevatori e tutto il comparto", ricorda Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte. La revoca delle restrizioni riguarda quei territori dove, da almeno sei mesi, non sono stati riscontrati nuovi casi di infezione o ritrovamenti di carcasse di animali infetti. Oltre a una porzione dell'Astigiano e dell'Alessandrino, la misura coinvolge anche le province di Novara e Vercelli.
Nonostante il parere favorevole di Bruxelles, l'attenzione resta massima per evitare che il virus possa nuovamente diffondersi. Secondo Allasia, è fondamentale proseguire con lo stesso rigore nelle azioni strategiche di contrasto: "Adesso si deve continuare con la ricerca capillare delle carcasse e con la sorveglianza passiva per eliminare ulteriori zone di restrizione".
Il futuro della suinicoltura piemontese passa ora per il nuovo Piano straordinario di selezione e depopolamento, recentemente aggiornato dal commissario Giovanni Filippini. L'obiettivo fissato per il periodo compreso tra maggio 2026 e aprile 2027 è ambizioso: si punta all'abbattimento di 416mila cinghiali su scala nazionale. Di questi, ben 41mila interventi riguarderanno il territorio piemontese, con lo scopo di ridurre drasticamente la densità della specie selvatica, principale vettore di trasmissione della malattia verso i capi allevati.










