L'edilizia piemontese si trova ad affrontare una nuova "tempesta perfetta". Sulla scia del conflitto nel Golfo Persico – con dinamiche purtroppo già viste durante la crisi russo-ucraina – il costo delle materie prime, dei semilavorati e dei prodotti finiti sta registrando impennate vertiginose, che rischiano di paralizzare i cantieri sia pubblici che privati.
A lanciare l'allarme è Confartigianato Imprese Piemonte, che denuncia aumenti generalizzati compresi tra il 10% e il 15%, con picchi che arrivano a toccare il 30%. Una dinamica che sta incidendo profondamente sui bilanci delle oltre 48.426 imprese artigiane del settore presenti in regione (pari al 42,7% del totale dell'artigianato piemontese), già messe alla prova dalla scarsa reperibilità dei materiali e dal rincaro dei trasporti.
Tutti gli aumenti previsti dal 1° aprile
Le comunicazioni inviate dai fornitori alle imprese tracciano una mappa preoccupante dei rincari, che diventeranno operativi a partire dal 1° aprile. La lista è lunga e tocca ogni aspetto della filiera:
Prodotti chimici per l'edilizia: +3%
Cartongesso e intonaci: +3,5%
Sabbie, leganti, malte, calcestruzzi, manufatti cementizi e arredo giardino: +5%
Pitture, sistemi a cappotto, smalti e impregnanti: +6,5%
Tubi e raccordi in polietilene, reti da cantiere e membrane bituminose: +10%
Polistirene estruso, lana di vetro e minerale, contenitori per acqua: +13%
Isolanti e impermeabilizzanti: tra il 7% e il 15%
Tubazioni in pvc e polietilene: +20%
Tubi in polietilene liscio e multistrato: +30%
A questi si aggiungono un atteso rialzo del 15% per il calcestruzzo, aumenti fino al 20% per il ferro e rincari in via di quantificazione per betonelle e tegole in cemento. Per gli altri prodotti, le aziende accettano ordini solo inserendo specifiche clausole di revisione del prezzo.
Le richieste della categoria alle istituzioni
"C'è forte preoccupazione perché l'instabilità dei prezzi, dalle materie prime all'energia fino al gasolio, possa ripercuotersi sia sui lavori pubblici sia sugli interventi privati" afferma Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, sottolineando i durissimi contraccolpi che subiranno le piccole e medie imprese. "Sarebbe opportuno, da parte delle Istituzioni, prevedere una revisione dei prezzari che tenga conto dell'andamento dei prezzi dei materiali, anche per prevenire possibili distorsioni dovute alla speculazione".
Felici lancia poi un appello diretto alla politica affinché renda subito operativo l'Osservatorio per il monitoraggio dei prezzari delle Opere Pubbliche, uno strumento previsto dalla Legge di stabilità 2026 proprio per vigilare sulle dinamiche di mercato e arginare la speculazione.
Il nodo degli appalti e l'ombra sul Pnrr
Oltre agli aumenti, a preoccupare è anche il clima di grande incertezza commerciale. "Alcuni fornitori richiedono alle imprese di confermare i preventivi entro 24 ore, avvisando che, in caso contrario, le condizioni economiche potrebbero subire modifiche" denuncia Enzo Tanino, presidente di Confartigianato Piemonte Edilizia.
La situazione rischia di far saltare il banco soprattutto sul fronte delle opere pubbliche. "Questi aumenti rischiano di incidere sull'equilibrio economico dei cantieri già avviati" conclude Tanino, "e di creare enormi difficoltà sia per le imprese sia per le Pubbliche Amministrazioni, impegnate nel rispetto delle ultime scadenze relative alla realizzazione dei progetti Pnrr". Il rischio concreto, senza meccanismi di adeguamento efficaci, è il blocco totale dei cantieri programmati sul territorio.










