Asti | 04 aprile 2026, 06:46

Viviamo in un posto bellissimo dove sperare è rivoluzionario

Oggi condivido con entusiasmo l’invito di Byung-Chul Han, filosofo di origine sudcoreana, a ritrovare fiducia e speranza per dare inizio ad una rivoluzione

Byung-Chul Han

Byung-Chul Han

Il martedì mattina, per me, è un momento magico. Seguo mia moglie, volontaria in giorno di mercato alla Biblioteca Comunale Paulucci di Montegrosso d’Asti, ostinato nel non dar retta al suo occasionale “E dammele tre ore solo mie”. La seguo perché mi piace stare assieme e mi emoziona vedere il continuo flusso di persone a scegliere tra i tanti nuovi libri proposti. Libri tra cui ho sempre certezza di trovare qualche chicca. Martedì scorso mi casca l’occhio su un libretto dal titolo importante, “Contro la società dell’angoscia. Speranza e rivoluzione”. Ultimo saggio di Byung-Chul Han, edito da Einaudi Stile Libero, nella traduzione di Armando Canzonieri. Pensatore e autore eclettico, Han è un filosofo contemporaneo, nato a Seul nel 1959, che vive e insegna in Germania. 

Anni fa avevo letto un suo illuminato e illuminante approfondimento sul disagio dell’individuo nella società moderna, caratterizzata dalla prestazione e dalla competizione, in “La società della stanchezza”. Saggi brevi, ma ricchi di spunti, per introdurre nel dialogo odierno nuovi concetti e nuove interpretazioni filosofiche.

Tanto per capirci, riporto l’abstract in quarta di copertina. «L’angoscia si aggira come uno spettro. Solo la speranza può farci recuperare quel vivere che è qualcosa in più del sopravvivere». Il libro più sentito e vivo di una delle grandi voci critiche di questi anni. Un saggio che vibra di indignazione, ma anche di fiducia. E dove si sente l’urgenza dell’utopia. Stiamo barattando l’empatia, la solidarietà, la stessa capacità di pensare e di raccontare la nostra esistenza con un eterno presente sovraccarico di informazioni disorientanti, ansie da prestazione, solitudine. Eppure ci sono ancora spazi d’azione e pensiero, altri modi di vivere. E a innervarli è la forza della speranza. Una forza che non si esplica nell’attesa, ma apre la strada alla rivoluzione. Attraverso un confronto – un vero e proprio corpo a corpo – con alcuni dei maggiori pensatori del Novecento, Byung-Chul Han traccia una topografia di questo concetto e del suo potere salvifico. Perché chi spera sa che l’ultima parola – su di noi e sul mondo – non è ancora stata detta. 

Tesi folgorante, non c’è che dire, nell’assunto che il neoliberismo in cui viviamo sia un regime dell’angoscia, imponendo condizioni di concorrenza onnipervasive e l’obbligo ad essere continuamente sul pezzo. Impossibile negare che l’angoscia di fallire, non corrispondendo alle proprie aspirazioni e al giudizio altrui, sia diventata quotidiano. Angoscia di non stare al passo, usata abilmente per incentivare la produttività a favore dei consumi. Per Han la speranza, termine che riporta allo “sporgersi in avanti”, è la sola forza che possa aprire lo sguardo al futuro, a ciò che non è ancora, uscendo dalla dimensione dell’esclusiva attualità che ci pervade e angoscia. 

Una vera rivoluzione. Non è da escludere che qualcuno ci fosse arrivato prima di lui, a cominciare dalla mitologia greca, dove Elpis, lo spirito della speranza, rimane sul fondo del vaso di Pandora come unico rimedio ai mali del mondo. Il libro ne è conferma, con Han a sviscerare il concetto, confrontandosi con altri pensatori del passato, da Camus, a Heidegger, da Ernst Bloch a Paul Celan, arricchendo il testo di loro citazioni sulla speranza. Tra le varie, apprezzo molto quella di Erich Fromm, pensatore umanista che ha sfidato diverse convenzioni del secolo scorso: ”Sperare significa essere pronti ad ogni istante a ciò che non è ancora nato”. Che scrivere d’altro se non leggete Han e partecipate alla rivoluzione sperando, sperando, sperando.



 

Davide Palazzetti

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Viviamo in un posto bellissimo

Davide Palazzetti

Chi sono in tre righe? Ci si prova.
Partiamo dal personale: marito innamorato e padre fortunato. Tergiversando poi su info tipiche da curriculum, amo il nostro territorio. Lo vivo come nostro anche se vi arrivo da Genova nel 2003. Mi occupo di marketing territoriale e promozione turistica con la piacevole consapevolezza di quanta bellezza ci circondi. Racconto un posto bellissimo, qui e su alcuni miei gruppi Facebook, nella certezza che una delle poche vie di riscatto dell’Astigiano sia riempirlo di turisti.

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