Il Piemonte torna in zona rossa nella mappatura nazionale del rischio legato agli infortuni sul lavoro. Nei primi due mesi del 2026 si contano già 8 vittime, con un’incidenza di mortalità pari a 3,8 casi per milione di occupati, superiore alla media nazionale ferma a 3,0.
Un peggioramento significativo rispetto a fine gennaio, quando la regione si trovava ancora in zona gialla con due soli decessi registrati. A sottolinearlo è Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega, che evidenzia la necessità di mantenere alta l’attenzione sul tema della prevenzione, da considerare un impegno strutturale e continuo.
Nel dettaglio territoriale, le situazioni più critiche si registrano nelle province di Vercelli, Alessandria e Torino, tutte classificate in zona rossa per l’elevata incidenza di mortalità. Le altre province piemontesi, tra cui Asti, risultano invece in zona bianca, senza vittime in occasione di lavoro nel periodo considerato.
Sul fronte delle denunce di infortunio, il settore più colpito è quello manifatturiero, con 714 casi, seguito da sanità, trasporti e commercio. Numeri che confermano come il rischio resti elevato in ambiti produttivi strategici per il territorio.
L’analisi dell’Osservatorio si basa sull’incidenza degli infortuni mortali, ovvero il numero di decessi rapportato al totale degli occupati, un indicatore che consente di confrontare in modo omogeneo la situazione tra diverse aree del Paese.
La zonizzazione adottata divide le regioni in fasce di rischio – dal bianco al rosso – in base allo scostamento rispetto alla media nazionale. Il ritorno del Piemonte nella fascia più critica rappresenta un segnale d’allarme che riporta al centro del dibattito il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro.










