Eventi | 25 aprile 2026, 13:02

Asti, 80 anni di libertà in piazza San Secondo: Rasero commosso indossa per l'ultima volta la fascia della Provincia. "Da lunedì non sarò più presidente" [FOTO E VIDEO]

Un corteo partecipato ha attraversato il centro fino alla piazza. Il sindaco annuncia il dossier per la medaglia d'oro al valore civile per Asti. Guttadauro e Renosio: ""L'antifascismo non è una questione del passato, è qualcosa che dobbiamo costruire oggi"

Galleria fotografica di MerfePhoto

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Asti ha celebrato oggi con commozione e grande partecipazione popolare l'80° anniversario della Liberazione. Un corteo numeroso e sentito, dopo la messa al cimitero e il percorso della memoria,  ha attraversato le vie del centro storico fino a piazza San Secondo, dove si sono tenuti gli interventi delle autorità civili e dei rappresentanti dell'Anpi . Una giornata carica di significati storici, con alcuni annunci: il sindaco Maurizio Rasero, che ha sfilato con la fascia della Provincia di Asti — mentre la vice sindaco Stefania Morra era al cimitero con quella da primo cittadino — ha comunicato alla città che da lunedì non sarà più presidente della Provincia. Dopo l'assemblea degli azionisti, infatti, assumerà la presidenza della Banca di Asti.

Guttadauro: "Walter aveva 16 anni. Facciamo abbastanza per lui?"

Ad aprire gli interventi in piazza, dopo il corteo, è stato Filippo Guttadauro, presidente della sezione cittadina dell'Anpi, con parole che hanno colpito nel profondo la piazza gremita.

"L'antifascismo non è una questione del passato, è qualcosa che dobbiamo costruire oggi, ogni giorno. Dobbiamo costruirlo in un momento difficile in Europa e nel mondo, in cui vediamo democrazie indebolite e diritti messi in discussione. Anche nel nostro Paese il dibattito è aperto: c'è il tentativo di mettere in discussione il ruolo del Presidente della Repubblica, garante della nostra carta costituzionale", ha esordito Guttadauro, aggiungendo con fermezza che "il fascismo non torna mai uguale a se stesso, proprio per questo la vigilanza non è un'opzione: è il cuore dell'antifascismo. Il 25 aprile è attuale, non è nostalgia, è vigilanza".

Il momento più toccante è arrivato con il ricordo dei tre fratelli Olivero, partigiani astigiani caduti per la libertà. Oscar, 26 anni, nome di battaglia Zampa; Carlo, 21 anni, nome di battaglia Lenin; e il più giovane di tutti, Walter, 16 anni, nome di battaglia Scoiattolo. "Walter aveva 16 anni quando è morto. Sedici anni, un momento in cui si crea il futuro, si fa una propria vita. Ogni volta che penso a Walter mi chiedo: facciamo abbastanza noi per lui, così come ha fatto lui per noi? È una domanda che mi ricorre molto spesso".

Il presidente ha poi voluto ricordare un secondo anniversario che cade quest'anno: "Sono 80 anni da quando le donne hanno votato per la prima volta in Italia. La Resistenza non è stata solo storia di uomini. Penso a Marisa Ombra, penso a Pierina Merio. Grazie a loro le donne sono diventate cittadine a pieno titolo. Ecco cos'è il 25 aprile per noi dell'Anpi: non è una data da calendario, è una responsabilità".
 

Il video della diretta

Rasero: "Sedici ore di aereo, ma il sindaco il 25 aprile deve stare con i suoi cittadini"

Il sindaco Maurizio Rasero ha raggiunto la piazza direttamente dall'aeroporto di Milano, dopo una visita istituzionale in Giappone che lo aveva tenuto lontano dalla città per giorni. Nelle ultime venti ore ne aveva trascorse sedici in volo.

"Mi sono chiesto più volte in questi giorni se potevo concedermi un sabato da turista dopo la visita istituzionale in Giappone. E tutte le volte la risposta era la stessa: no. Il sindaco e presidente della Provincia il 25 aprile deve essere in città con i cittadini, deve essere a festeggiare con tutti quelli che vogliono essere in piazza", ha dichiarato con voce commossa.

Rasero ha poi guardato alla piazza con un filo di nostalgia: "Viene il magone guardando quelle foto in bianco e nero che ci mostrano questa piazza alla fine degli anni Quaranta o agli inizi degli anni Cinquanta. Vuol dire che qualcosa sta purtroppo cambiando, cambiando in male".

Il sindaco ha ricordato i numeri straordinari della Resistenza astigiana: circa 5.200 partigiani, 115 medaglie al valore, 15 brigate e battaglioni sul territorio. E poi quei 1.203 giovani che non tornarono: "Al cimitero ho fatto tante volte la differenza tra l'anno della morte e quello della nascita, e spesso la prima cifra era un uno. Ragazze e ragazzi che avevano fidanzati, genitori, la vita davanti. Eppure hanno scelto di stare a testa alta e a schiena rigida, di dire no".

Rasero ha citato più volte il celebre discorso di Piero Calamandrei agli studenti del 1955, ricordando alla piazza la sua parabola sull'indifferenza: "È come quei due contadini sulla nave. Uno dice all'altro: Beppe, il piroscafo sta affondando. E Beppe risponde: ma il piroscafo non è il mio. Ed erano entrambi sulla nave che stava affondando. Abbiamo bisogno di una società più partecipativa, dove i giovani abbiano voglia di dedicarsi per lasciare il loro Paese migliore di come lo hanno ricevuto".

L'annuncio più atteso è arrivato verso la fine, con la voce che si è fatta più intima: "Ho voluto fortemente esserci portando la fascia della Provincia di Asti. È l'ultima volta che la indosserò ufficialmente: da lunedì non sarò più il presidente della Provincia. Ho voluto indossarla in questa circostanza perché sono sempre stato orgoglioso e onorato di farlo, sapendo che la nostra Provincia è stata insignita di medaglia d'oro al valore militare".

Rasero ha poi annunciato una novità di grande rilievo per la città: Asti ha presentato un dossier di candidatura per la medaglia d'oro al valore civile, che si affiancherebbe a quella militare già ottenuta. Un riconoscimento che, ha spiegato, racconta il contributo di chi in città rese possibile la lotta sulle colline: "Preziosa la collaborazione di quelle tante donne che, in bicicletta o nascondendo messaggi nella fodera del cappotto, mettevano in contatto i battaglioni partigiani. Fondamentali gli scioperi nelle fabbriche. E i sacerdoti che seppero da che parte stare, chi aiutare e chi ospitare per sfuggire alle rappresaglie". Non solo: ha ricordato con orgoglio che già negli anni Venti, Asti era il luogo con la minore percentuale di iscritti al partito fascista nell'intera provincia di Alessandria.

Renosio: "Il 25 aprile deve essere ogni giorno"

A chiudere gli interventi in piazza è stato Mario Renosio, storico della Resistenza e presidente provinciale dell'Anpi, con un discorso rigoroso e appassionato che ha affrontato senza sconti i temi più delicati della ricorrenza.

Renosio ha aperto con la voce di Pierina Merio, prima donna eletta nel Consiglio Comunale di Asti il 24 marzo 1946, che nei suoi ricordi narrava il protagonismo femminile negli scioperi operai del marzo 1943: donne che chiedevano pane e pace, e che rappresentarono "la prima spallata decisiva e popolare al regime fascista". Per quegli scioperi, 21 lavoratori astigiani — undici dei quali donne — furono processati e condannati dal Tribunale militare di guerra di Torino.

Lo storico ha poi affrontato a viso aperto le polemiche ricorrenti sulla natura della ricorrenza: "Ogni anno si ripropongono ad arte le polemiche sul fatto che il 25 aprile sarebbe una data divisiva. C'è chi afferma che l'unica cosa da festeggiare oggi sarebbe San Marco. Forse si vuole riferire alla divisione fascista San Marco, quella che ha disseminato le nostre valli Bormida e Belbo di lapidi che ricordano decine di partigiani giustiziati sommariamente. Bisogna essere chiari e netti: non si possono equiparare i caduti delle due parti".

Con parole nette, Renosio ha ricordato Sant'Anna di Stazzema, dove la piccola Anna Pardini, che aveva appena venti giorni di vita, fu uccisa insieme ad altre 560 persone. "Non c'era alcun onore patrio da difendere nell'arrestare e deportare decine di migliaia di ebrei, oppositori politici, partigiani e civili, né nel combattere per un'Europa nazificata. L'Europa di Mauthausen e di Auschwitz".

Il presidente dell'Anpi ha concluso con un appello alla partecipazione civile quotidiana che ha chiuso in modo ideale una mattinata intensa: "Essere partigiani significa essere di parte, prendere parte: è un valore etico, significa assumersi la responsabilità di scegliere. Il 25 aprile deve essere ogni giorno, non solo per ricordare, ma per dare un senso quotidiano al nostro dovere di essere cittadine e cittadini attivi e partecipi, e non sudditi".

Gli intermezzi musicali sono stati affidati al gruppo Grattagatto, mentre le studentesse dell'Istituto hanno curato le letture.

La targa di Barbero
 

A seguire è stata inaugurata inaugurata la targa rinnovata dedicata a Gilberto Barbero, figura di primo piano della Resistenza locale e presidente del Comitato di Liberazione Nazionale provinciale. 
La cerimonia, promossa dall’Associazione Europa Duemila e inserita nel programma delle celebrazioni cittadine, intende rendere omaggio a un protagonista dell’impegno antifascista e della vita pubblica astigiana, medico stimato e attivo anche nel dopoguerra nelle istituzioni e nel panorama culturale del territorio.
L’intervento, resosi necessario per l’usura del tempo, è stato realizzato a cura della famiglia Barbero. 


Il giardino dedicato all’ex presidente del CLN venne inaugurato nell’anno 2009 dall’allora sindaco Giorgio Galvagno alla presenza, tra gli altri, dell’ex Ministro degli Esteri Antonio Martino, che aveva in precedenza partecipato a un convegno rievocativo della figura di Barbero, tenutosi in Municipio. 
Classe 1908, Barbero è stato un medico di chiara fama, specializzato nella cura delle malattie polmonari, che dedicò ampia parte della propria vita all’impegno politico e culturale. Liberale, combattè il fascismo fin dalle origini e conobbe la prigionia.
 Partecipò alla Resistenza con il nome partigiano di “Benedetto”, in omaggio al filosofo Benedetto Croce, e fu quindi indicato dalle forze politiche antifasciste, ancora in clandestinità, alla guida del CLN provinciale. Nel dopoguerra contribuì alla rinascita del partito liberale ad Asti, fu consigliere comunale della città dal 1946 al 1975, assessore nella Giunta centrista del sindaco Giovanni Viale, amministratore della Cassa di Risparmio, editore e direttore dello storico settimanale “Il Cittadino”.
È scomparso a 86 anni nel 1994, quando era ancora attivo nella professione medica ma ritirato da circa un ventennio dall’attività politica.

Betty Martinelli

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Davide Palazzetti

Chi sono in tre righe? Ci si prova.
Partiamo dal personale: marito innamorato e padre fortunato. Tergiversando poi su info tipiche da curriculum, amo il nostro territorio. Lo vivo come nostro anche se vi arrivo da Genova nel 2003. Mi occupo di marketing territoriale e promozione turistica con la piacevole consapevolezza di quanta bellezza ci circondi. Racconto un posto bellissimo, qui e su alcuni miei gruppi Facebook, nella certezza che una delle poche vie di riscatto dell’Astigiano sia riempirlo di turisti.

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