Sanità | 09 maggio 2026, 08:00

Intolleranza: il legame invisibile tra intestino e società

I consigli di nutrigenomica di Simona Oberto

Intolleranza: il legame invisibile tra intestino e società

La crescente epidemia di intolleranze alimentari e la parallela ondata di irritabilità sociale non sono fenomeni isolati, ma sono due facce della stessa medaglia: la perdita della nostra tolleranza di base. La parola “tolleranza” è la chiave che ci permette di comprendere cosa sta succedendo all’interno non solo della nostra biochimica, ma anche della nostra vita socio-relazionale e comportamentale. E’ indubbio che noi siamo biologicamente ciò che assorbiamo, ma la nostra capacità di assorbimento, sia a livello enterico che a livello psico emotivo, si sta alterando. Come e perché? Quando la mucosa intestinale si ammala, il corpo perde il suo primo scudo protettivo, innescando una risposta a catena che va dalla reazione immunitaria all'ipervigilanza emotiva. 

L'intestino è la nostra prima barriera biologica contro l'esterno. Quando perde la sua integrità favorisce una sorta di “intolleranza immunitaria” che porta l'intero organismo in uno stato di infiammazione silente e di iperreattività psico-emozionale e comportamentale. Questo stato di allerta metabolica si riflette inevitabilmente sul piano psicologico: una barriera fisica che non filtra più adeguatamente le molecole corrisponde a una psiche che non filtra più adeguatamente gli stimoli emotivi. La perdita della barriera intestinale (disbiosi, malassorbimento) trasforma l'intestino da organo deputato alla nutrizione a generatore di segnali di allerta sistemica. 

Le prime strutture ad essere interessate sono le tight junctions: complessi proteici che sigillano lo spazio tra le cellule epiteliali intestinali. Esse agiscono come cancelli selettivi, fondamentali per l'integrità della barriera intestinale. Regolano rigorosamente il passaggio di molecole, impedendo l'ingresso nel flusso sanguigno a patogeni e tossine, mentre consentono il fisiologico assorbimento di nutrienti ed acqua. Quando queste giunzioni perdono la loro tenuta, si verifica un aumento della permeabilità intestinale che espone il sistema immunitario a stimoli esterni costanti che innescano una infiammazione sistemica e uno stato di allerta metabolico. Questa invasione di sostanze “no self” attiva il sistema immunitario innato che le riconosce come “nemici”. 

Il corpo risponde rilasciando una cascata di citochine proinfiammatorie. Questo stato infiammatorio diventa il “rumore di fondo metabolico” che il cervello riceve costantemente, con un forte impatto sul sistema nervoso. Il cervello interpreta questo segnale di infiammazione non come un problema digestivo, ma come una minaccia per la sopravvivenza. Questa attivazione costante dell'asse intestino-cervello costringe l'organismo in una modalità metabolica di “lotta o fuga” costante. Clinicamente ciò si traduce in un cervello iper vigile, ansioso e cognitivamente rigido. A quel punto, la soglia di tolleranza agli stimoli esterni, come lo stress lavorativo, le interazioni sociali e gli imprevisti, si abbassa drasticamente poiché le risorse biologiche sono già impiegate nella lotta contro l'infiammazione interna. Immaginate il vostro intestino come un quartiere residenziale sorvegliato. Le tights junctions sono il cancello di ingresso. 

Il guardiano di vostra fiducia (il sistema immunitario) fa entrare solo i residenti (i nutrienti) e tiene fuori chiunque altro (tossine e microbi patogeni). Finché il cancello è integro il guardiano è calmo e sereno. Quando le tights junctions perdono la loro tenuta il cancello si rompe e resta spalancato. A quel punto entrano estranei e il guardiano va in stato di allerta costante. Non potendo distinguere bene tra un intruso pericoloso e un semplice postino il guardiano inizia ad attaccare chiunque passi, diventando paranoico e aggressivo, per nulla tollerante. 

Vi ricorda qualcosa questa descrizione? Il protrarsi di questa condizione comporta la perdita della “tolleranza immunitaria”: il vostro sistema di difesa è talmente stressato e stanco di dover combattere contro gli intrusi che finisce per reagire violentemente contro tutto, anche contro i cibi che prima riuscivate a gestire perfettamente. E così vi ritrovate a 30 anni a non digerire più una banale insalata o a correre in bagno in seguito all’assunzione di un bicchiere di latte con i biscotti. Il problema è che anni di stress, dieta squilibrata, infiammazione silente, scorretta gestione psico-emozionale portano il vostro sistema immunitario a una soglia di tolleranza minima, che si manifesta proprio attraverso le intolleranze alimentari che possono comparire a qualunque età.

Mangiare spesso e a orari impossibili, magari in piedi e di fretta, discutendo di lavoro o di problemi familiari a 20 anni ci procura una lieve gastrite, accompagnata da stitichezza e da qualche scarica di dissenteria, a 40 anni un inizio di ulcera, una SIBO  o un reflusso gastroesofageo, perché i meccanismi di compensazioni cominciano a non farcela più e a 60 anni si manifestano patologie più gravi come il diabete da insulino-resistenza o patologie autoimmuni come il morbo di Crohn o la rettocolite ulcerosa. Oppure, da un giorno all’altro ci si ritrova intolleranti a cibi che ci procurano sintomatologie anche invalidanti che ci costringono in diete ferree di sottrazione e all’abuso di farmaci antiacidi. 

Mangiare in fretta e sotto stress attiva il sistema nervoso simpatico, bloccando la modalità “riposo e digestione”, impedendo una corretta assimilazione dei nutrienti. Il cibo di qualità fornisce i giusti “mattoni biochimici” necessari per le funzioni cellulari, ma è anche il nostro atteggiamento a determinare se quei mattoni verranno realmente assimilati o sprecati. Quante volte ho sottolineato il concetto che le cellule non sono semplici “bocche” che ingoiano calorie, ma sono macchine biochimiche complesse che richiedono nutrienti specifici (vitamine, minerali, enzimi, acidi grassi, beta-glucani) per operare. 

Quando mangiamo cibo di scarsa qualità mancano le materie prime essenziali per il lavoro metabolico e paradossalmente, anche se ci sentiamo sazi, la nostra cellula è in realtà in uno stato di denutrizione, perché non ha i mezzi necessari per svolgere tutte le sue funzioni, come ad esempio riparare una mucosa o produrre energia. La digestione richiede l'attivazione del sistema parasimpatico. Se si mangia in fretta, arrabbiati, sotto stress il corpo blocca questo sistema ed accende quello della “lotta o fuga”. In questa modalità il sangue viene dirottato dai visceri ai muscoli, la produzione di enzimi digestivi si riduce drasticamente e la motilità intestinale si altera. Ma non finisce qui, perché molto spesso, quando siamo sotto stress, è presente anche una cattiva masticazione che non è solo una questione di pezzetti di cibo troppo grandi. 

La saliva contiene enzimi che iniziano la digestione chimica, se non si mastica bene il cibo arriva nello stomaco e costringe l'apparato digerente a uno sforzo enorme che porta a iper fermentazione, gonfiore e mancato assorbimento. Possiamo nutrirci con il cibo più nutriente al mondo, ma, se lo consumiamo in uno stato di allerta emotiva o in fretta, il nostro corpo non sarà in grado di acquisirlo correttamente. Solo la qualità della materia prima, unita alla consapevolezza della necessità di uno stato di calma accogliente nel momento del pasto, ci può permettere di digerire e di assorbire i nutrienti nel modo corretto, così da ripristinare la tolleranza immunitaria. 

Purtroppo c'è da dire che il collegamento tra la perdita di “tolleranza intestinale” e la perdita di “tolleranza sociale” non è solo una metafora, ma è un preciso fenomeno biochimico che potremmo definire neuroinfiammazione comportamentale. Ricordatevi che quando la vostra barriera intestinale è compromessa non state lasciando passare solo le tossine nel sangue, ma state inondando il vostro cervello di segnali di allarme che alterano la vostra capacità di convivenza civile. Quando le citochine infiammatorie, che si generano dalla disbiosi e dalla permeabilità intestinale, superano la barriera ematoencefalica, portano le cellule immunitarie del cervello in uno stato di allerta permanente che cambia radicalmente il metabolismo dei neurotrasmettitori. 

Questo provoca ad esempio un deficit di serotonina con il risultato di un minor controllo dell'umore, maggiore irritabilità e depressione. Ma non solo, perché l'infiammazione cronica altera l'area cerebrale responsabile dell'autocontrollo, dell'empatia e della gestione degli impulsi. Senza questo freno cognitivo, l'amigdala (il centro della paura e della reazione rapida) prende il sopravvento. Possiamo quindi affermare che l'aggressività è una risposta a un ambiente tossico. In effetti, siamo immersi in un mare di interferenti endocrini, microplastiche, onde elettromagnetiche e inquinanti atmosferici che agiscono come stressogeni sistemici. Questi inquinanti aumentano ulteriormente il lavoro del fegato e del sistema immunitario che sono già esausti.

Si crea un circolo vizioso: il corpo è costantemente impegnato a disintossicarsi e non ha energia per la regolazione emotiva. Tutto questo porta una perdita di tolleranza, sia immunitaria che sociale. La rigidità mentale diventa allora una forma di protezione. E così la crescente aggressività che vediamo intorno a noi è il riflesso biologico di una popolazione cronicamente infiammata. Quando si perde la capacità di filtrare gli intrusi (intolleranza intestinale) e di nutrire le cellule correttamente, il cervello perde la capacità di filtrare le reazioni emotive. Siamo diventati intolleranti al mondo esterno perché non siamo più capaci di gestire il nostro mondo interno. Recuperare la tolleranza (immunologica e mentale) significa ripristinare i confini biologici che permettono al sistema nervoso di tornare in uno stato di calma, anziché di difesa. Allora, sedersi a tavola non deve essere un gesto meccanico. 

Scegliere il cibo di qualità in uno stato di calma, non solo riduce l'infiammazione sistemica e placa il vostro sistema nervoso, ma rigenera quella pazienza e l'empatia necessarie per una convivenza serena e tollerante verso il prossimo.

Redazione

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90 secondi di salute & wellness

a cura delle dott.sse Melika Myftaraj e Marta Turello

Nutrizionista e farmacista, ogni giorno offriamo consigli alle persone, convinte che la consapevolezza sia il primo passo per prendersi cura di sé. In questa rubrica vogliamo dunque raccogliere e condividere informazioni chiare, corrette e aggiornate su varie tematiche legate al mondo della salute e del benessere.

Per domande o approfondimenti scrivere a direttore@lavocediasti.it

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