C'è una distanza inquietante tra ciò che gli operatori economici astigiani percepiscono e ciò che invece accade realmente sul territorio. È questa la fotografia più nitida che emerge dal dossier Linea Libera Asti, presentato questa mattina nel salone consiliare della Provincia di Asti dal Coordinamento provinciale di Libera.
L'indagine — che replica a livello locale il dossier nazionale "Linea Libera. Estorsione, usura e corruzione. Conoscere per contrastarle", pubblicato da Libera alla fine del 2024 su Torino, Firenze e Napoli — ha coinvolto 400 operatori economici distribuiti nei principali centri della provincia nell'estate del 2025. Dei questionari somministrati, 245 sono stati restituiti compilati: un tasso di risposta del 61%, considerato ottimo dai ricercatori tenuto conto della sensibilità del tema.
Ad aprire i lavori è stata Tiziana Gaeta, sindaco di Capriglio, che ha portato i saluti delle istituzioni locali con parole cariche di stima verso l'associazione: "La provincia di Asti è fiera di avere un'associazione sul territorio come Libera. Cerchiamo di fare tutto il possibile — in maniera legale, ovviamente — e sosteniamo sempre tutto quello che fa bene." Gaeta ha anche ricordato con emozione un incontro del passato: "Ho avuto il piacere di conoscere don Luigi Ciotti quando ero piccola. È stato un enormissimo onore."
Perché un'indagine ad Asti
Gionata Borin, del Coordinamento provinciale di Libera, ha illustrato le ragioni che hanno spinto l'associazione a replicare localmente l'indagine nazionale. "Estorsione, usura e corruzione sono fenomeni che presentano profili di vicinanza e connessione tra loro", ha spiegato. "Sono meccanismi che alterano il mercato e creano una concorrenza sleale a danno degli imprenditori onesti e trasparenti." Borin ha poi richiamato il contesto territoriale: "C'è una profonda crisi economica — la carenza di lavoro, l'aumento della povertà — che può aprire spazi a organizzazioni criminali capaci di presentarsi come alternativa allo Stato e alle istituzioni." Un riferimento esplicito è andato al processo Barbarossa: "Ha accertato la presenza di soggetti legati alla criminalità organizzata nel nostro territorio. Ci sono stati episodi che hanno toccato il settore del narcotraffico, dell'estorsione, dell'usura — in alcuni casi con collegamenti documentati con organizzazioni criminali strutturate."
Una ricerca sul campo, con metodo scientifico
La distribuzione dei questionari ha coperto i settori del commercio, della manifattura, dei servizi e dell'agricoltura — con l'aggiunta, rispetto al modello nazionale, del settore agricolo, "essendo il principale comparto economico del nostro territorio", come sottolineato da Borin. La città di Asti è stata ulteriormente suddivisa in zone per garantire una copertura capillare.
A validare l'impianto metodologico sono stati i sociologi Renato Grimaldi ed Enrico Ercole, entrambi docenti universitari in metodologia della ricerca sociologica. Pur riconoscendo che il campione non è pienamente casuale, i due ricercatori ne attestano la solidità: "Le informazioni raccolte, assieme all'attenzione al metodo e ai protocolli del disegno della ricerca, depongono a favore della scientificità della rilevazione e dell'attendibilità dei risultati."

Sul campo con ventiquattro volontari
Gloria Ruffa ha raccontato nel dettaglio la fase operativa della ricerca. "Abbiamo coinvolto ventiquattro volontari provenienti da realtà diverse — non solo dal coordinamento, ma anche dalla Fondazione Goria, da Città Attiva e dalla cittadinanza", ha spiegato. "Abbiamo organizzato una formazione preliminare per condividere un linguaggio comune sui temi dell'estorsione, dell'usura e della corruzione."
La distribuzione non è stata semplice: "Entrare in un bar o in una piccola azienda con un questionario su questi temi era difficile. Ci siamo presentati attraverso una lettera di accompagnamento firmata dalla Camera di Commercio e dalle associazioni di categoria, affinché potessimo essere riconosciuti come interlocutori legittimi." I volontari sono poi tornati a ritirare i questionari compilati: "Siamo ritornati anche due, tre, quattro volte. Abbiamo ritirato tutti i questionari, compresi quelli vuoti. Su quattrocento distribuiti ne abbiamo recuperati 245, con un risultato del 61%."
Ruffa ha anche segnalato un dettaglio significativo: alcuni compilatori hanno aggiunto dichiarazioni spontanee a margine. "Sono arrivate alcune note scritte a mano, commenti personali — questo ci ha detto quanto il tema avesse toccato qualcosa di reale nelle persone."
Il paradosso della percezione
Giulia Gamba ha analizzato il divario tra percezione e realtà denunciata. "Quello che ci ha colpito è la distanza tra ciò che gli esercenti percepiscono e ciò che invece risulta dalle denunce e dalle operazioni delle forze dell'ordine." I reati più citati dagli intervistati — furti, spaccio, risse, vandalismo — sono quelli visibili, presenti nella cronaca quotidiana. Ben diverso il discorso per estorsione, pizzo e usura: "Sono percepiti come fenomeni molto rari. Eppure sono al centro di indagini con arresti e confische per milioni di euro. Dobbiamo chiederci: la realtà è più vicina alla percezione degli esercenti, o a ciò che emerge dalle denunce?"
Un'ulteriore variabile riguarda la dimensione del comune. "Più il centro abitato è piccolo, più gli esercenti si dichiarano al sicuro", ha osservato Gamba. "Lo stesso schema si riproduce all'interno della provincia: rispetto ad Asti, i comuni minori registrano una percezione di sicurezza ancora più alta. C'è però un'eccezione: in una zona specifica del territorio la percezione di sicurezza era sensibilmente inferiore — un segnale che non va sottovalutato."
Il nodo del credito e il rischio di usura
Un ulteriore intervento ha approfondito i dati relativi all'accesso al credito. "L'accesso ai finanziamenti è un termometro della salute economica del territorio. La crisi ha colpito le imprese della provincia — costi energetici, calo dei clienti, riduzione dei margini. Questa combinazione di difficoltà gestionali e ostacoli nell'accesso al credito può spingere alcuni imprenditori verso canali finanziari non ufficiali e potenzialmente illegali."
I dati: su 165 richieste di prestito negli ultimi tre anni, 139 non sono stati concessi dagli istituti bancari tradizionali, oppure canali alternativi come familiari o conoscenti. "La domanda che dobbiamo porci è: a chi si sono rivolte queste imprese dopo il rifiuto della banca? Il rischio di uno scivolamento verso canali illegali è concreto, e questo dovrebbe preoccuparci."
Istituzioni, fiducia a geometrie variabili
Significativo anche il capitolo sulla fiducia istituzionale. Più del 50% degli intervistati si dice fiducioso nella famiglia, nelle organizzazioni di volontariato locale, nelle forze dell'ordine, nel Presidente della Repubblica, nella scuola, nelle forze armate e nella magistratura. Scendono invece sotto il 40% le percentuali di chi dichiara di fidarsi di partiti politici, giornali, televisione, sindacati, Governo e Parlamento.
La proposta: un tavolo tecnico territoriale
Libera ha chiuso i lavori lanciando la proposta operativa del Coordinamento: l'istituzione di un tavolo tecnico territoriale riservato alle istituzioni, dedicato alla prevenzione, informazione e sensibilizzazione sui temi di mafia, usura, estorsione e corruzione.
Viene inoltre promosso Linea Libera, il servizio telefonico gratuito e riservato già attivo a livello nazionale, rivolto a chiunque sia testimone o vittima di episodi di usura, estorsione, corruzione o condotte di stampo mafioso, con l'obiettivo di accompagnare le persone nella denuncia e nell'accesso al fondo di solidarietà.












