La polemica sul possibile nuovo centro governativo per migranti a Castello d'Annone nell’Astigiano non si chiude. Attualmente gestito dalla Croce Rossa come centro di prima accoglienza, diventa un punto di screening e rimpatri per gli stranieri. Dopo le reazioni dei giorni scorsi e le repliche arrivate dal centrodestra, ora a far sentire la sua voce è la Uil Asti-Cuneo, che chiarisce: "La politica continua a discutere di immigrazione come se fosse solo un’emergenza, o peggio un’arma da campagna elettorale. Non lo è. È un fenomeno strutturale: le persone si muovono per guerre, fame, persecuzioni, povertà, lavoro, futuro".
"Gestione degli ingressi"
Per il sindacato, pensare di fermare il fenomeno con "gli slogan è illusorio. L’Italia è un Paese che invecchia, fa sempre meno figli e ha bisogno di lavoro: nelle campagne, nell’assistenza familiare, nella cura degli anziani, delle persone con disabilità, dei bambini, nella logistica, nei servizi. Molti lavori che il nostro sistema non riesce più a coprire vengono già svolti da cittadini stranieri. Fingere il contrario è comodo, ma falso. Il vero nodo è la gestione legale degli ingressi".
La Bossi-Fini
"La Bossi-Fini, - aggiunge - approvata nel 2002, ha costruito un sistema spesso rigido e poco aderente alla realtà: in molti casi il datore di lavoro dovrebbe assumere una persona ancora all’estero, senza conoscerla davvero, attraverso procedure lente, quote insufficienti e meccanismi burocratici che scaricano il peso su famiglie, imprese, consulenti e patronati. I “click day” sono diventati una lotteria digitale: chi arriva prima entra, chi resta fuori aspetta l’anno successivo".
"Nel frattempo, però, - prosegue l'organizzazione sindacale - il bisogno di assistenza, lavoro e cura non aspetta. L’irregolarità nasce anche da qui: da canali legali insufficienti, da permessi che scadono mentre le pratiche restano bloccate, da lavori persi e da rinnovi complicati. Non è vero che ogni straniero irregolare sia un criminale; è vero, semmai, che una persona senza documenti, senza casa regolare, senza contratto e senza prospettive diventa molto più esposta allo sfruttamento, al lavoro nero e, nei casi peggiori, alla criminalità organizzata".
Cosa serve
"Per questo la domanda seria non è se essere “buoni” o “cattivi” con i migranti. La domanda seria è: vogliamo governare il fenomeno o usarlo per spaventare i cittadini? Servono regole, controlli, identificazioni rapide, rimpatri quando previsti dalla legge, ma anche canali reali di ingresso, lavoro regolare, percorsi di lingua, formazione, responsabilità e convivenza. Sicurezza e umanità non sono alternative: una politica seria dovrebbe tenerle insieme. È da lì che bisognerebbe ripartire: meno propaganda, meno paura, più realtà" conclude la Uil Asti-Cuneo.










