Nell’Astigiano si parlerà di vino, ma soprattutto del suo futuro. Un futuro che, secondo l’Associazione Rurale Italiana, passa dalla viticoltura contadina, dall’agroecologia e da un modello agricolo capace di essere socialmente giusto, rispettoso della biodiversità ed ecologicamente sostenibile.
Sabato 11 luglio l’appuntamento sarà all’azienda agricola La viranda, a San Marzano Oliveto, in regione Corte 69, per la seconda tappa delle feste contadine promosse da ARI in tutta Italia fino a dicembre 2026. Il messaggio che l’associazione intende portare dal nord al sud del Paese è netto: "Un’altra agricoltura è possibile", lontana dall’agribusiness, dalle coltivazioni intensive, dai latifondi e dallo sfruttamento di suoli e lavoratori.
La giornata a San Marzano Oliveto
Il cuore dell’iniziativa sarà il confronto delle 15, dal titolo "La viticoltura contadina agroecologica e solidale fra dazi e agroindustria". Un momento di discussione dedicato al presente e alle prospettive del vino, in un territorio, quello dell’Astigiano, dove la vigna non è soltanto produzione, ma paesaggio, memoria, economia e identità.
Secondo ARI, la viticoltura industriale contemporanea mostra una deriva sempre più evidente: Uve ingegnerizzate, vini ultraprocessati, droni impiegati per distribuire chimica di sintesi. A questa impostazione, l’associazione contrappone un’altra strada, fondata sul recupero della biodiversità, sulla salubrità, sulla cultura agricola e sulla relazione diretta tra chi produce e chi consuma.
L’evento è cofinanziato nell’ambito del progetto Cerv dell’Unione Europea, intitolato "Festival for the future: rafforzare l’impegno dei cittadini per un’Unione Europea verde, giusta, democratica e pacifica".
Produttori, cena sull’aia e musica
Dalle 17, nell’area all’aperto, saranno presenti gli stand dei produttori dell’associazione, con alimenti freschi e locali. Alle 20 è prevista la cena sull’aia, seguita alle 21 dalla musica.
La festa, nelle intenzioni degli organizzatori, vuole essere anche un’occasione di incontro tra contadini, consumatori, cittadini, giovani e meno giovani. Un modo per ritrovarsi, confrontarsi e condividere una visione diversa del rapporto con la terra, abbandonando, scrive ARI, "l’illusione di poterla comandare e sfruttare".
La critica al modello industriale
A entrare nel merito delle difficoltà del settore vitivinicolo è Attilio Romagnoli, coordinatore del gruppo vino di ARI.
"Bisogna prendere atto che la ricetta neoliberista della globalizzazione ha portato una sonora sbornia che oggi ha lasciato postumi pesantissimi: Cantine piene e decisori politici distratti, strapotere degli oligarchi e guerre dei dazi, marketing con un racconto stanco ma ancora finanziato a suon di milioni con soldi pubblici", sottolinea Romagnoli.
Il coordinatore del gruppo vino punta il dito contro una trasformazione produttiva che, a suo giudizio, ha allontanato il vino dalla sua dimensione contadina.
"Oggi nei vigneti dell’agribusiness ci sono costose macchine che potano e vendemmiano, droni che spargono pesticidi e digitalizzazione a oltranza", prosegue Romagnoli. "Tutto per un prodotto industriale che ormai bevono solo i vecchi boomers e che costringe alla disperata ricerca di altri mercati all’estero, a suon di accordi di libero scambio".
La viranda e l’idea di un altro vino
A ospitare la seconda festa contadina sarà Claudio Solito, viniviticoltore e proprietario de La viranda. "Noi facciamo e vogliamo continuare a fare un vino diverso, senza paginate di ingredienti ammessi, anzi con residui chimici ben al di sotto dei limiti di legge", afferma Solito. Per il produttore, la vigna agroecologica non è un’utopia, ma una pratica già concreta.
"Un vino nato in vigne dove si vivono altre storie, storie vere, di relazioni, di trasmissione dei saperi, e appunto di feste contadine genuine", aggiunge. "Un altro vino che è già realtà, basta saperla vedere e apprezzare".
Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare La viranda allo 0141 856571 oppure Claudio al 329 2327920.










