Un angolo di paesaggio rurale cancellato per fare spazio, stando alle prime informazioni, a una distesa di moduli fotovoltaici. È la riflessione sollevata da Gianfranco Miroglio, consigliere comunale di minoranza ad Asti per il gruppo Europa Verde - Verdi e già storico presidente dell'Ente di gestione del Parco Paleontologico Astigiano, a seguito dell'abbattimento di alberi e arbusti lungo la strada provinciale per Montegrosso, all'imbocco della valletta che sale verso Vigliano.
L'intervento ha trasformato radicalmente un'area prativa caratterizzata da piante storiche, un tempo punto di riferimento per l'ecosistema locale e per i residenti.
"Otto ceppi: quanto resta di un angolo speciale, per me e forse per qualcun altro. Bivio sulla provinciale per Montegrosso, di fronte al passaggio a livello, l’ingresso della valletta che si infila tra le vigne e i campi e sale a Vigliano. C’era un prato, lì, c’erano grandi alberi sparsi e tranquilli, alcuni roveri antichi, intorno ai quali in certe ore trafficavano trifulau con i loro tabui, in certe altre ruminavano le mucche. C’era un senso di pace, una tranquillità che attraeva e certificava, per me e forse per qualcun altro, la porta di accesso a quello che ho battezzato, nei trent’anni da che abito in zona, il mio 'feudo': una enclave un pochino protetta dai boschi, lo stacco da un mondo fatto di asfalti e cementi", sottolinea Gianfranco Miroglio.

Negli ultimi giorni, tuttavia, l'area è stata interessata da pesanti movimenti terra: "Da qualche giorno il prato è una piattaforma di terra sconvolta da ruspe. Gli arbusti, gli alberi, i roveri sono radici strappate e ceppi ribaltati per aria. La bellezza dell’angolo inghiottita oramai da un 'normale' intervento dell’uomo. Un 'normale' a cui non so rassegnarmi. Mi si dice, appunto, che sull’aratura di adesso, un domani atterrerà un impianto fotovoltaico. Cioè: al posto di sospiri bucolici, una sequenza di tavole nere", prosegue il consigliere.
La critica non riguarda l'energia solare in sé, ma i criteri di localizzazione degli impianti e il sacrificio di superfici naturali intatte: "Perché soluzioni come il fotovoltaico, nate per dare sollievo all’ambiente, finalizzate però a far soldi e non ispirate dal bene comune, finiscono spesso per produrre dei danni? Perché prevedere l’impianto proprio lì, se, guardando alle spalle, alla zona-Astimare, ci si trova a contatto di vista e di tocco con coperture a distesa di capannoni che potrebbero forse funzionare egregiamente a un identico scopo?"
In chiusura, Miroglio pone l'accento sulla perdita di benefici ecologici generata dall'abbattimento: "Perché sperperare una risorsa per il paesaggio e l’ambiente, per la salute dei cittadini (sa chi ha deciso di quanti chili di CO2 l’anno – da 10 a 50 – la presenza di uno di quegli alberi garantiva l’assorbimento?), per la tutela dei luoghi e della memoria dei luoghi? Mi fermo qui, su altri aspetti cercherò di informarmi".










