Eventi | 26 agosto 2026, 13:54

Il grande affresco della civiltà contadina torna a sfilare per le vie di Asti: ecco tutti i temi del Festival delle sagre

Dalla fienagione alla storica fabbrica di palloni, fino alle conquiste civili del dopoguerra: il percorso delle pro loco suddiviso per stagioni tra aneddoti, memorie e tradizioni

Merfephoto

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Il Festival delle sagre astigiane è sicuramente una delle più straordinarie rievocazioni storiche ed enogastronomiche d'Italia. 

Ogni anno, il secondo week end di settembre,  la manifestazione trasforma la città in un 'museo' a cielo aperto, animando piazza Alfieri e piazza Campo del Palio con il grande villaggio gastronomico e con l'attesissima sfilata domenicale della civiltà contadina.

Il corteo storico contadino partirà alle 9.30 da corso Matteotti, per poi attraversare in sequenza piazza Marconi, via Cavour, piazza San Secondo, via Garibaldi, piazza Alfieri, corso Alfieri, via Calosso e viale alla Vittoria, confluendo infine festosamente in piazza Campo del Palio.

 Per godere appieno dello spettacolo visivo, sarà possibile assistere comodamente seduti nelle tribune allestite in piazza Alfieri, con un biglietto di ingresso fissato a 5 euro.

Migliaia di figuranti in costumi d'epoca, carri d'antan e strumenti di lavoro originali ricreano la vita rurale tra l'Ottocento e il secondo dopoguerra. Il corteo segue il ritmo delle quattro stagioni, offrendo uno spaccato corale delle nostre radici.

L'estate tra il profumo del grano, sorgenti curative e vita di paese

La stagione calda apre la sfilata raccontando l'operosità e le tradizioni comunitarie dei borghi:

Variglie presenta la coltivazione, la raccolta e la conservazione della pesca limunina, dai lavori nei frutteti fino alla preparazione delle fettine in bottiglia per la dispensa.

Calliano ripercorre le vicende della fonte della Pirenta, sorgente solforosa nota fin dal Medioevo e trasformata nel dopoguerra in colonia idroelioterapica frequentata per cure umane e veterinarie.

Castelnuovo Calcea mette in scena il ciclo del grano, dalla mietitura all'arrivo della grande trebbiatrice Orsi nei cortili, fino alla panificazione delle tradizionali grissie nel forno a legna.

Castell'Alfero racconta la nascita della chiesetta di frazione Stazione nel 1948, voluta dal paese dopo l'esortazione di don Fiora: "In questo luogo la Chiesa si farà", ed eretta con il lavoro volontario dei residenti.

San Damiano rievoca la festa patronale di San Rocco tra cortei di carretti campestri, la nomina del nuovo rettore con la consegna del sonetto e l'asta benefica del cappotto.

Mongardino mostra il maglio (martinet), l'antico meccanismo a cinghie impiegato per forgiare e stampare zappe, vanghe e badili per l'agricoltura.

Villanova d'Asti ricostruisce il mercato della piana negli anni Cinquanta, tra la vendita della celebre gallina bionda portata a Milano dal commerciante Miroglio, la sosta all'osteria con la prima televisione e il dialogo con il sindaco per la compravendita dei piumini.

L'autunno tra la leva militare, la vendemmia e la speranza dell'emigrazione

I mesi autunnali scandiscono le trasformazioni dei prodotti della terra e i passaggi cruciali della vita rurale:

Villafranca ripropone la festa di leva dei giovani coscritti prima della Grande Guerra, tra visite mediche, danze sul ballo a palchetto con il lancio dei mazzi colorati e la visita di rito alla Villa Favorita.

Azzano d'Asti porta in piazza il dramma dell'emigrazione verso la Merica a inizio Novecento, causata da una devastante tempesta sui vigneti che costrinse i capifamiglia a imbarcarsi sul piroscafo Virginia a Genova.

Castellero celebra la nocciola come motore dell'economia contadina, descrivendo l'impianto delle barbatelle, la raccolta a mano, la vendita per acquistare la dote e la creazione dei dolci del parroco.

Cunico illustra l'intero rito della vinificazione, dalla pigiatura a piedi nudi nelle bigonce fino ai travasi e al riposo delle bottiglie nelle cantine scavate nel tufo.

Mombercelli ripercorre la storia del torrone friabile nato a metà Ottocento nella bottega di Filippo Barbero e proseguito dalla pasticceria Bianchi, esponendo impastatrici e smielatori d'epoca.

Nizza Monferrato commemora le celebrazioni del 1936 per il centenario dell'imprenditore conserviero Francesco Cirio, sfilando tra vetture d'epoca, fusti di vino e prodotti simbolo come il cardo gobbo e la bagna cauda.

Cortazzone rievoca il solenne corteo funebre de L'ultimo viaggio, dedicato a un notabile locale e accompagnato dalle storiche confraternite in cappa d'ordinanza e dalla carrozza a lutto.

Valenzani descrive il trasloco del mezzadro a San Martino, quando alla scadenza dei patti agrari l'11 novembre le famiglie non rinnovate caricavano le poche masserizie sul carro per cambiare cascina.

L'inverno tra la veglia nella stalla, antichi mestieri e la Resistenza

Durante la stagione fredda il calore della comunità si concentrava nelle cascine e nelle memorie condivise:

Callianetto presenta il ciclo della canapa, dalla macerazione nei corsi d'acqua alla pettinatura e filatura a fuso svolta dalle donne nelle stalle, fino alla tessitura al telaio.

Cantarana unisce il lavoro itinerante dei calderai (magnin) al rito del carnevale, con i giovani che battono la piastra metallica di casa in casa per ricevere vino, pane e salame.

Montechiaro ricorda la prima volta delle donne al voto nella primavera del 1946, dalla consegna porta a porta dei certificati elettorali all'ingresso nelle cabine per la scelta tra Monarchia e Repubblica.

Revignano racconta la veglia invernale nella stalla (a viè), animata dai lavori di cucito, dal vino condiviso e dalla mediazione matrimoniale del baciale con il suo caratteristico fazzoletto rosso.

Serravalle mette in scena i mestieri di cascina e l'allegria della Banda del cusi, storico gruppo fondato nel 1936 che suona zucche secche intagliate e lavorate a regola d'arte.

Casabianca rende omaggio alla lotta di Liberazione attraverso le memorie del partigiano Alfredo Vespa, raccontando le staffette in bicicletta, i rifugi nelle cisterne d'acqua e la ritrovata pace del 1945.

La primavera tra le grandi fiere, lo sport tradizionale e la modernità

La rinascita primaverile conclude il percorso con le fiere di paese, lo sport sferistico e le innovazioni industriali:

Antignano rievoca la colorata partenza verso la città per la fiera carolingia negli anni Cinquanta, affrontata a piedi, in bicicletta o con le prime corriere cariche di merci.

Montiglio Monferrato celebra l'inaugurazione dell'acquedotto pubblico nel 1933 durante la fiera di San Giuseppe, con l'arrivo delle automobili Balilla e la benedizione della fontana di piazza.

Quarto ricorda le tradizioni del lunedì di Pentecoste, caratterizzato dalla fagiolata cotta nelle grandi caldaie di rame e dalla goliardica corsa degli asini.

San Marzanotto ricostruisce l'epopea industriale della fabbrica di palloni M.A.G.A. con macchinari originali in funzione, omaggiando la pallapugno alla presenza di campioni come Felice Bertola e Massimo Berruti.

Tonco illustra la disciplina del tamburello a muro (tambass), sport profondamente radicato nei bastioni monferrini e simbolo di acceso campanilismo.

Sessant riproduce le grandi pulizie domestiche d'inizio stagione, con la lisciva a base di cenere, la stiratura a carboni ardenti e la cardatura della lana dei materassi nei cortili.

Viarigi chiude la sfilata con la fienagione del maggengo (al maseng), scandita dal rumore della battitura delle falci e dalla raccolta del primo fieno nei prati collinari.

Asti è pronta a tuffarsi nelle sue splendide tradizioni e il 12 e 13 settembre dà appuntamento al Festival delle Sagre.

Betty Martinelli

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Vacanze Astigiane

Davide Palazzetti

Chi sono in tre righe? Ci si prova.
Partiamo dal personale: marito innamorato e padre fortunato. Tergiversando poi su info tipiche da curriculum, amo il nostro territorio. Lo vivo come nostro anche se vi arrivo da Genova nel 2003. Mi occupo di marketing territoriale e promozione turistica con la piacevole consapevolezza di quanta bellezza ci circondi. Racconto un posto bellissimo, qui e su alcuni miei gruppi Facebook, nella certezza che una delle poche vie di riscatto dell’Astigiano sia riempirlo di turisti.

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