Agricoltura | 27 agosto 2026, 07:05

Dal campo allo scaffale, la sfida della trasparenza per la pasta italiana

Il settore agricolo sollecita verifiche tecnologiche all'origine e spazi dedicati alla materia prima coltivata interamente sul territorio

Dal campo allo scaffale, la sfida della trasparenza per la pasta italiana

Il mercato della pasta italiana continua a registrare numeri rilevanti, ma riapre una riflessione approfondita sulla trasparenza delle forniture e sull'effettiva origine della materia prima utilizzata nei processi produttivi. Negli ultimi vent'anni il fatturato complessivo dell'industria pastaria nazionale ha registrato una netta crescita, passando da 3,5 miliardi di euro a una forbice compresa tra i 7 e i 7,2 miliardi, trainata soprattutto dalle vendite all'estero, che rappresentano oggi circa il 60% del totale a fronte di un 40% destinato al consumo interno.

A fronte di questa espansione commerciale, il mondo agricolo evidenzia la necessità di una distinzione netta tra pasta trasformata in Italia e pasta realizzata al 100% con grano coltivato sul territorio nazionale. La produzione interna, infatti, ricorre frequentemente a quote di grano duro importato, in particolare da Paesi extra-europei come il Canada. In questi contesti produttivi sono ammessi trattamenti chimici di pre-raccolta — come l'impiego del glifosato per favorire l'essiccazione — la cui applicazione diretta sulla coltura è vietata dalle normative vigenti in Italia e nell'Unione Europea, pur rimanendo consentito l'ingresso del prodotto finito o semilavorato entro i limiti di legge.

Sul tema dell'informazione e della tutela dei consumatori, la presidente di Coldiretti Asti, Monica Monticone, sollecita una maggiore cooperazione all'interno della filiera e una comunicazione più diretta nei punti vendita: "Occorre fare sistema e aprire un nuovo dialogo nella filiera per dare valore al prodotto interamente italiano, a partire da spazi dedicati nella grande distribuzione. Allo stesso modo, va evidenziata chiaramente la provenienza del grano importato, soprattutto dai Paesi in cui si usano sostanze vietate in Europa".

La questione tocca direttamente anche il piano della sorveglianza e dell'efficacia delle verifiche lungo le rotte commerciali. A questo proposito, il direttore dell'associazione provinciale, Giovanni Rosso, evidenzia la necessità di rafforzare gli strumenti di verifica: "Chiediamo maggiori controlli e l'adozione di tecnologie già disponibili per accertare in modo tempestivo l'origine dei prodotti alimentari, a difesa della corretta remunerazione agricola e della trasparenza verso i cittadini", ha affermato.

La richiesta avanzata alle istituzioni e agli attori del comparto distributivo punta così a un modello di tracciabilità rafforzata, capace di garantire una lettura immediata delle etichette sugli scaffali e consentire acquisti pienamente consapevoli sia sotto il profilo economico che qualitativo.

Redazione

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Elisabetta Testa

Da giovane giornalista creativa, scrivo di persone dalle storie incredibili, che hanno Asti nel cuore, che ne conservano un dolce ricordo, che qui ci hanno messo radici e che, orgogliosamente, fanno conoscere la nostra città in altre terre.
Orgoglio Astigiano è la storia di un salto, personale e professionale; è un invito a riscoprire se stessi attraverso le testimonianze di chi ce l'ha fatta.
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