Non è più soltanto una discussione sul Palio, sulla presenza di animali nel corteo storico o sul confine, sempre delicato, tra tradizione e benessere animale. Sui social, nelle ultime ore, la polemica è degenerata in una sequenza di commenti razzisti e pesantemente offensivi rivolti a una giovane astigiana, candidata in una lista civica.
La ragazza, che vive e lavora ad Asti ed è di fede musulmana, aveva pubblicato una riflessione nata dalla vicenda del cane che ha sfilato con il borgo San Pietro nel corteo storico di domenica. Una presenza che aveva già acceso il dibattito cittadino dopo le segnalazioni e le immagini circolate online, con l’animale apparso a diversi osservatori in difficoltà per il caldo e la sete. Sul caso era intervenuto anche un consigliere comunale con un’interpellanza.
Una riflessione sui valori
Nel suo post su un gruppo locale su Facebook, la giovane non ha contestato la fede, né attaccato il Palio nella sua interezza. Ha proposto piuttosto una riflessione sul valore delle tradizioni e sulla necessità di interrogarsi quando, accanto alla dimensione identitaria e religiosa, entra in gioco la condizione di un animale.
“Il crocifisso al collo non basta per essere cristiani”, ha scritto, sottolineando come la cristianità, a suo giudizio, dovrebbe tradursi anche in “amore, rispetto e compassione verso chi non può difendersi”. Il punto, ha poi chiarito in risposta ad alcuni commenti, non era la religione ma la coerenza: “Il mio discorso non era contro la fede. Era contro l’ipocrisia”.

Un concetto ribadito con parole che chiamano in causa ogni credo: “Puoi essere cristiana, ebrea o musulmana: se dici di rispettare la vita, quel rispetto dovrebbe valere anche per chi non ha voce e non può scegliere se partecipare”.

La posizione del borgo
Sul caso, il borgo interessato aveva già replicato alle critiche attraverso un comunicato ufficiale, respingendo ogni accusa di maltrattamento. Nella nota, il comitato aveva assicurato che il cane sarebbe stato seguito dal proprio accompagnatore, tenuto all’ombra e abbeverato, oltre ad aver preso parte al corteo per un tempo limitato.
Il borgo aveva inoltre precisato che la presenza dell’animale era stata comunicata preventivamente al Servizio veterinario dell’Asl, nell’ambito delle procedure previste, e che il cane avrebbe fatto ritorno a casa subito dopo la sfilata.
Sul merito della vicenda, dunque, le posizioni restano differenti: c’è chi ritiene necessario discutere ulteriormente dell’impiego degli animali in manifestazioni affollate e caratterizzate da temperature elevate, e chi sostiene che siano state adottate tutte le misure necessarie a garantirne il benessere.
Il confronto oltre il limite
Ciò che non può rientrare in un confronto civile è invece quanto comparso sotto il post della giovane candidata. Alla critica sulla gestione dell’animale si sono aggiunti insulti, riferimenti dispregiativi alla sua fede e alla sua origine, inviti ad andarsene dall’Italia e frasi dal contenuto apertamente razzista.

Parole che non rappresentano una replica nel merito, né una difesa della tradizione. Sono attacchi rivolti a una persona per ciò che è, non per ciò che ha scritto.

Il contenuto dei commenti rende evidente il salto compiuto dalla discussione: da un’opinione sul Palio e sul rispetto degli animali a un’aggressione verbale fondata su identità religiosa e appartenenza culturale.

Il responsabile della lista civica nella quale la giovane è candidata, componente anche della Commissione pari opportunità del Comune, starebbe valutando possibili azioni legali. Una decisione che riguarderebbe le espressioni discriminatorie e gli insulti ricevuti, non certo il legittimo diritto di avere opinioni differenti sul Palio, sulle sue usanze o sul ruolo degli animali nel corteo.
Tradizione e rispetto
Il Palio è una parte profonda della storia e dell’identità di Asti. Proprio per questo può essere raccontato, difeso e discusso anche con sensibilità diverse, senza che una critica venga trasformata in un pretesto per l’odio.
Il dissenso, anche acceso, appartiene al dibattito pubblico. Il razzismo e l’offesa personale ne restino fuori.










