Il nubifragio di mercoledì sera, 9 settembre, riporta in primo piano la capacità di Asti di affrontare eventi meteorologici sempre più intensi. E proprio mentre la città fa i conti con gli effetti dell'ennesimo episodio di forte instabilità, l'opposizione propone di trasformare quanto accaduto in una banca dati utile per il futuro.
È questo il senso dell'ordine del giorno "Eventi meteorologici estremi: un Atlante dei punti fragili di Asti per passare dall'emergenza alla prevenzione", presentato dai consiglieri Mario Malandrone, Vittoria Briccarello, Mauro Bosia, Gianfranco Miroglio, Michele Miravalle, Valter Saracco, Paolo Crivelli, Massimo Cerruti, Maria Ferlisi, Luciano Sutera e Donato Pafundi.
La proposta parte da una considerazione: "il cambiamento climatico sta modificando le caratteristiche del nostro clima" e sta rendendo, in molte aree, "più frequenti e intensi" fenomeni come precipitazioni intense, temporali violenti, grandinate e forti raffiche di vento.
Anche l'Astigiano, secondo i consiglieri, "non è estraneo a questa evoluzione". Negli ultimi mesi si sono infatti susseguiti periodi di caldo intenso e improvvisi fenomeni temporaleschi. L'estate 2026, si legge nel documento, ha visto episodi di temporali intensi, grandinate e forti raffiche di vento, fino al nuovo episodio del 9 settembre.
La memoria degli eventi per prevenire quelli futuri
Il punto centrale della proposta è utilizzare gli eventi già accaduti come una sorta di archivio delle vulnerabilità cittadine. "Questi eventi, pur differenti per intensità e caratteristiche, rappresentano un patrimonio di informazioni che deve essere utilizzato per migliorare la capacità di prevenzione del territorio", si legge nell'ordine del giorno.
Asti, ricordano i consiglieri, dispone già di strumenti di conoscenza e pianificazione, dal PAESC al PAI, dal PRGC al Piano comunale di Protezione civile. Ma, secondo l'opposizione, occorre fare un passo ulteriore: "conoscere con maggiore precisione dove gli eventi estremi producono concretamente criticità e quali sono i punti più fragili della città".
Da qui nasce l'idea dell'Atlante: non "l'ennesima mappa che si sovrapponga agli strumenti già esistenti", ma un sistema capace di "mettere a sistema le informazioni disponibili e trasformarle in uno strumento operativo, aggiornabile dopo ogni evento significativo".
Il principio viene sintetizzato in un altro passaggio del documento: "Una città che conosce i propri punti fragili può programmare meglio la manutenzione, individuare le priorità, orientare le opere pubbliche e intervenire prima che una criticità si trasformi in emergenza".
Allagamenti, rii, sottopassi e alberi: la mappa delle fragilità
L'ordine del giorno chiede quindi alla Giunta di promuovere la realizzazione dell'Atlante e di georeferenziare i punti del territorio maggiormente interessati o potenzialmente vulnerabili.
L'elenco è ampio: precipitazioni intense e allagamenti, ruscellamento superficiale e problemi di drenaggio, criticità di rii, fossi e corsi d'acqua, sottopassi e tratti di viabilità esposti, forti raffiche di vento e fenomeni di downburst, caduta di alberi e rami, dissesto e instabilità dei versanti, ondate di calore e isole di calore urbane. La mappatura dovrebbe comprendere anche "danni o interruzioni di infrastrutture e servizi essenziali".
Non si tratterebbe soltanto di fotografare la situazione attuale. La proposta prevede infatti di "creare uno storico georeferenziato degli eventi meteorologici estremi verificatisi sul territorio comunale", indicando per ogni episodio la localizzazione, il fenomeno, le criticità riscontrate, i danni e gli interventi effettuati.
In questo modo ogni nuovo temporale potrebbe aggiungere informazioni alla mappa e contribuire a rendere più precisa la conoscenza delle vulnerabilità.
"Non solo potenziare la rete di smaltimento"
Un capitolo specifico riguarda la gestione delle precipitazioni. Secondo i consiglieri, "la gestione delle precipitazioni intense non può riguardare esclusivamente il potenziamento della rete di smaltimento", ma deve comprendere sistemi in grado di "trattenere, infiltrare, laminare e riutilizzare l'acqua piovana".
L'ordine del giorno indica diverse possibili soluzioni: sistemi di raccolta e accumulo, vasche di laminazione, superfici permeabili e drenanti, aree verdi per la raccolta temporanea delle acque, rain garden e sistemi di infiltrazione naturale.
L'acqua piovana, inoltre, potrebbe diventare una risorsa: il documento propone di valutare il suo "recupero e riutilizzo" per l'irrigazione del verde pubblico e per altri usi compatibili.
La stessa logica dovrebbe essere applicata, laddove "tecnicamente ed economicamente sostenibili", alle nuove opere pubbliche e agli interventi di riqualificazione urbana.
Una mappa digitale con le segnalazioni dei cittadini
L'Atlante potrebbe infine diventare uno strumento digitale aperto anche alla partecipazione dei cittadini. Tra gli impegni richiesti alla Giunta c'è infatti la valutazione della realizzazione di una "mappa digitale aggiornata nel tempo", eventualmente utilizzabile anche per raccogliere le segnalazioni della popolazione.
L'obiettivo dichiarato è trasformare ogni evento in conoscenza. "Ogni temporale, ogni allagamento, ogni caduta di alberi, ogni fenomeno di ruscellamento lascia una traccia e fornisce informazioni sulla vulnerabilità del territorio", sostengono i proponenti.
E proprio qui si trova il cuore politico della proposta: "L'obiettivo dell'Atlante è trasformare queste informazioni in conoscenza e la conoscenza in prevenzione".
Per costruirlo, l'opposizione propone di coinvolgere, oltre agli uffici comunali e alla Protezione civile, anche ARPA Piemonte, Regione Piemonte, AIPo e gli altri soggetti istituzionali interessati, verificando la possibilità di condividere e integrare i dati già disponibili.
Entro sei mesi il primo bilancio
L'ultimo impegno contenuto nell'ordine del giorno riguarda i tempi. In caso di approvazione, Sindaco e Giunta dovrebbero riferire alla competente commissione consiliare e al Consiglio comunale, "entro sei mesi dall'approvazione del presente ordine del giorno", sullo stato di attuazione della proposta, sui dati raccolti e sulle prime criticità individuate.
La filosofia dell'iniziativa viene riassunta nelle ultime righe dedicate alle ragioni dell'Atlante: "la domanda non deve essere soltanto cosa fare quando arriva l'emergenza, ma dove dobbiamo intervenire prima che l'emergenza arrivi".










