Un'indagine capillare per guardare in faccia una realtà complessa e spesso silenziosa. Il progetto sulla percezione della violenza di genere tra i giovani astigiani, realizzato da Questura di Asti, Orecchio di Venere, Fondazione Giovanni Goria e Prime Minister, ha raccolto numeri che impongono una riflessione profonda.
I dati, ricavati da 3.539 questionari compilati tra marzo e giugno, descrivono uno scarto evidente tra la conoscenza teorica del fenomeno e l'effettiva padronanza degli strumenti di tutela sul territorio. Se da un lato il 94,3% dei ragazzi dichiara di conoscere le definizioni di violenza, dall'altro ben il 74% ammette di ignorare l'esistenza del centro antiviolenza locale. Il tasso di partecipazione complessivo del 43,7% su una popolazione scolastica di 7.865 studenti. Le risposte valide per anno di nascita, divise quasi a metà tra femmine (1.755) e maschi (1.700), offrono uno spaccato preciso di una generazione.
Fa riflettere anche il vissuto personale degli intervistati: il 21% (744 ragazzi) ha dichiarato di aver subito atti di violenza, mentre il 43% (1525) vi ha assistito.
I protagonisti e gli istituti coinvolti
L'iniziativa, nata dalla collaborazione tra la Questura di Asti e il centro antiviolenza L'Orecchio di Venere, ha visto il contributo fondamentale della Fondazione Giovanni Goria e del progetto Prime Minister - Scuola di politica per giovani donne. A presentare i risultati al polo universitario UniAstiss sono intervenuti Marina Di Donato, questore della Provincia di Asti, Sara Satragni, ispettore della Polizia di Stato, ed Elisa Chechile, responsabile per L'Orecchio di Venere.
Al tavolo dei relatori erano presenti anche dei giovanissimi preparati e spigliati: Martina Piatto, Andrea Di Sarno e Sofia Rocchi in rappresentanza della Fondazione Giovanni Goria, insieme a Maria Augusta Griffa e Letizia Arri per Prime Minister.
La somministrazione del questionario ha coinvolto una vasta rete scolastica provinciale. Hanno partecipato le studentesse e gli studenti di A.F.P. Colline Astigiane, I.I.S. A. Castigliano, I.I.S. B. Alfieri - Liceo Artistico, I.I.S. G.A. Giobert, I.I.S. N. Pellati (sedi di Nizza Monferrato e Canelli), I.I.S. V. Alfieri - Liceo Classico, I.P. Q. Sella, I.P.P. C.F. Gauss e Liceo Scientifico F. Vercelli.
Durante l'incontro sono state affrontate le radici del problema, partendo da una chiara distinzione dei termini. Comprendere le definizioni esatte è infatti il primo passo per riconoscere e contrastare ogni forma di abuso.
Le definizioni fondamentali
Le slide proiettate in sala hanno illustrato le differenze cruciali tra i vari concetti. La violenza di genere comprende tutte le forme di abuso, da quelle psicologiche e fisiche fino a quelle sessuali e agli atti persecutori dello stalking, includendo lo stupro e il femminicidio. Si tratta di atti che riguardano un vasto numero di persone discriminate in base al sesso.
La violenza contro le donne rappresenta invece una forma specifica di violenza di genere, che colpisce le donne in quanto tali, perpetuando disuguaglianze strutturali e discriminazioni nella società.
Infine, è stata analizzata la violenza domestica: questa si definisce attraverso atti non episodici di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica. Questi abusi si verificano all'interno della famiglia, del nucleo familiare o tra persone che sono legate, attualmente o in passato, da un vincolo di matrimonio o da una relazione affettiva.
La percezione del pericolo e i numeri sommersi
Se il 94,3% degli intervistati padroneggia le definizioni di violenza di genere e domestica, l'analisi dei comportamenti ritenuti gravi rivela sfumature importanti. La condanna massima va alle azioni eclatanti: l'81,9% ritiene gravissima la diffusione di immagini intime senza consenso, il 78,6% la minaccia di diffonderle e il 75,5% l'aggressione fisica al partner.
Le valutazioni si abbassano però per atteggiamenti meno espliciti: il pedinamento raggiunge il 62,5%, il divieto di svolgere attività in autonomia il 59,5% e l'insistenza dopo un rifiuto il 58,9%. Emerge inoltre un netto divario: le ragazze percepiscono molto più dei coetanei la gravità delle forme di controllo e violenza psicologica.
Il dato di maggiore impatto riguarda il vissuto diretto. Il 21% dei ragazzi, pari a 744 studenti, dichiara di aver subito atti di violenza, sia essa fisica, psicologica, sessuale, economica o verbale. Il 43% (1.525 giovani) vi ha assistito. Eppure, la rete di salvataggio rimane sconosciuta ai più: il 74% non conosce L'Orecchio di Venere, e il 63% ignora il numero nazionale 1522. Ben 124 giovani hanno sentito il bisogno di chiamare il centro antiviolenza senza poi farlo (solo 11 si sono rivolti al servizio), e 770 dichiarano di conoscere qualcuno che avrebbe avuto bisogno di supporto professionale.

Le parole delle forze dell'ordine: rompere la normalizzazione
Analizzare i dati non basta se non si agisce sulla cultura della prevenzione. Il questore Di Donato ha posto l'accento sulla necessità di spezzare certe dinamiche consolidate, quei campanelli d'allarme spesso ignorati: "Tutti noi, magari sorridendo, accettiamo determinati comportamenti. C'è un momento in cui questo comincia a stonare, ed è in quel momento lì che bisogna ascoltare la nostra mente".
Aggiunge poi un dato allarmante a livello generale: "Il 15% delle donne ha subito violenza prima dei 16 anni". Il messaggio alle nuove generazioni è chiaro, sottolineando come l'istituzione non sia solo il luogo della sanzione: "Andare in questura può anche essere un punto da cui partire, perché in questura non si viene solo per denunciare. In questura si viene anche per essere ascoltati. Ed è importante 'prendere la portaì ai primi segnali".
Sulla stessa lunghezza d'onda l'ispettore Sara Satragni, che ha illustrato ai giovani le modalità di accoglienza negli uffici operativi, smontando i timori legati al primo contatto: "Andiamo nell'ufficio denunce, che è subito lì all'ingresso, dove vi è un ispettore che accoglie le vostre dichiarazioni. Con questo non significa che le formalizzi nel senso immediato, ma vi ascolta".
L'ispettore ha inoltre ricordato l'importanza vitale degli strumenti di prevenzione, come l'ammonimento, provvedimenti rapidi ed efficaci del questore per contrastare sul nascere i fenomeni di violenza domestica, stalking e cyberbullismo, agendo prima che la situazione degeneri.





























