L’aula del consiglio comunale si infiamma sulla questione della doppia veste istituzionale.
La prima interpellanza dedicata alle dimissioni del sindaco Maurizio Rasero dalla presidenza della Banca di Asti si è trasformata in un aspro terreno di scontro. Ad accendere la miccia è stato il consigliere Mauro Bosia (Uniti si può), che ha ripercorso gli ultimi sei mesi puntando il dito contro quello che ha definito un "atteggiamento silenzioso e poco dignitoso da parte del primo cittadino".
Le accuse mosse dai banchi dell'opposizione sono state frontali. Bosia ha tracciato un quadro durissimo: "Una parentesi che ha bloccato questa città per sei mesi e che è stata da lui progettata negli anni scorsi". Il consigliere ha parlato di consociativismo e di nomine mirate per mantenere il controllo politico, criticando la scelta di tenere l'amministrazione in sospeso: "Questa tua non dimissione da sindaco a mio modo di vedere è l'ultimo capitolo di questo pasticcio totalmente astigiano".
La stoccata sui posti di lavoro
Il vero affondo di Bosia è però arrivato sulle politiche industriali dell'istituto di credito e sulle riduzioni di personale avallate a suo dire nell'ultimo periodo: "Sei mesi di gestione Rasero della banca uguale meno 165 unità lavorative nell'azienda". L'esponente dell'opposizione ha poi lanciato una provocazione diretta al passato del primo cittadino: "Organizzerai anche i pullman per andare sotto il palazzo del comune, sotto il palazzo della banca a protestare contro te stesso che fai tagliare 165 posti nell'istituto bancario?".
La dura replica e la rottura dei rapporti
La risposta del sindaco non si è fatta attendere ed è arrivata con toni accesi e di chiusura totale. Rasero non ha usato mezzi termini per liquidare le parole del collega: "Nonostante un intervento che sfiora il vomitevole, perché sono state dette tante inesattezze, sono state dette balle e nello stesso tempo sono stati fatti degli attacchi personali, le rispondo", rimarca il sindaco sottolineando il 'lei' al collega, contro il più consueto 'tu', utilizzato dal consigliere.
Il primo cittadino ha infatti annunciato pubblicamente l'interruzione di ogni rapporto non strettamente lavorativo con l'esponente di Uniti si può: "Vede consigliere, non ho intenzione di avere nulla a che fare con lei se non per le questioni istituzionali". A difesa del proprio impegno civico verso la città, ha inoltre ricordato la sua costante presenza in aula: "Non ho mai mancato in nove anni e mezzo un consiglio comunale".
Il nodo dei lavoratori e la mancata vendita
Sulla delicata questione dei posti di lavoro, Rasero ha respinto fermamente il concetto di tagli indiscriminati, spiegando la vera natura dell'operazione: "Si rivolge a delle operazioni che chiedono i dipendenti per poter, a un anno dalla pensione, andare in pensione prima e farsi pagare una buonuscita". Il sindaco ha chiarito che si tratta di esodi incentivati, un'operazione che andrebbe sempre e comunque concordata con i sindacati su base volontaria.
Il primo cittadino ha poi affrontato il tema della cessione dell'istituto di credito, ricordando come per mesi l'argomento avesse tenuto banco sui giornali. In aula ha fatto notare il totale silenzio calato improvvisamente sull'argomento, giustificato dall'assenza di veri compratori: "Parola scomparsa, non ne ha più parlato nessuno".
Nomine, competenze e trasparenza
Rispedendo al mittente le accuse di aver orchestrato giochi di potere, Rasero ha difeso la legittimità della sua presidenza e i propri requisiti, ricordando la sua laurea in Economia e commercio e scienze bancarie. Ha inoltre sottolineato il vasto e compatto appoggio ricevuto al momento della nomina: "Quasi la totalità all'unanimità dei consiglieri ha firmato per farmi una proposta".
Sul futuro delle designazioni in seno alla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, ha accolto la necessità di una maggiore condivisione collegiale per coinvolgere anche le minoranze, annunciando un passo indietro formale: "Tre terne non saranno più indicate dal sindaco". Una decisione presa in totale serenità e rivendicata in chiusura del suo lungo intervento: "A posto con la mia coscienza ho preso la decisione giusta".










