Economia e lavoro | 04 ottobre 2026, 09:51

"Il vino, sotto attacco, è come l'araba fenice": a Bubbio il futuro della val Bormida tra sfide e rinascita [FOTO]

Esperti a confronto nella cantina Colombo. Dalla geologia ai cambiamenti climatici, i protagonisti raccontano come valorizzare il territorio

I relatori del convegno a Bubbio

I relatori del convegno a Bubbio

Boschi, vigneti, pascoli e noccioleti compongono un mosaico paesaggistico che necessita di essere compreso a fondo per poter essere valorizzato. È con questa profonda convinzione che la cantina Colombo, fondata nel 2003 a Bubbio da Antonio e Andrea Colombo, ha ospitato un'importante e costruttiva tavola rotonda, moderata dal giornalista Roberto Fiori, dal titolo emblematico: “Val Bormida: il futuro è già qui”,

L'obiettivo è stato quello di analizzare le prospettive di un territorio unico e complesso come la val Bormida, facendo emergere come il comparto vitivinicolo attraversi una fase storica molto delicata e come sia più che mai necessario creare rete.

A tracciare una rotta all'insegna della tenacia è stato l'enologo Luigi Bertini, che ha ricordato le enormi pressioni subite di recente dal settore: "Il vino è sotto attacco da tutte le parti, dall'Oms in primis e quant'altro".

L'esperto ha però voluto ribadire un concetto fondamentale per tutta la categoria: "Noi non siamo venditori di alcol, siamo una cosa diversa". Bertini ha poi paragonato le difficoltà continue dei viticoltori al celebre mito di Sisifo, condannato dagli dei a spingere incessantemente un grosso masso in cima a una montagna, per poi vederlo rotolare giù.

Eppure, la reazione del mondo agricolo c'è sempre stata: "In passato è arrivato l'Oidio e l'abbiamo risolta. Poi è arrivata la peronospora e l'abbiamo risolta. Poi è arrivata la filossera e l'abbiamo risolta".

Ci sono ancora ostacoli da superare, ma la fiducia per il futuro non manca: "Il vino ha sempre trovato il momento e gli strumenti per reagire, proprio come l'araba fenice che rinasce ogni volta più bella e più agguerrita dalle proprie ceneri".

Un patrimonio geologico tra mare e montagna

La forza di questa porzione di territorio piemontese risiede nella sua natura ibrida e selvaggia. Edmondo Bonelli, dottore in scienze naturali, ha sottolineato l'incredibile ricchezza della zona: "La valle Bormida a mio parere sta proprio a cavallo tra questi due mondi, quello che c'è e quello che ci potrà essere, soprattutto come interpretazione dal punto di vista viticolo".

La valle conserva intatte risorse straordinarie, meno sfruttate rispetto ad altre aree geografiche: "È un condensato di risorse legate al mondo delle attività umane, in particolare le attività agricole, viticoltura, nocciolo, la robiola, tartufi di ogni genere e tipo". A differenza di altre zone dove l'ambiente naturale è stato quasi totalmente sacrificato all'agricoltura intensiva, qui un saggio equilibrio ha difeso un prezioso tesoro di biodiversità.

Ha spiegato infatti l'esperto: "Il bosco si è mantenuto, addirittura ha riconquistato alcuni spazi, il prato pascolato si è mantenuto, il castagneto si è mantenuto. Le rocce sedimentarie che si sono accumulate per milioni di anni nell’antico mare ligure – piemontese custodiscono costituenti minerali smantellati dalle circostanti Alpi e appennini, mescolati agli elementi del mare, e poi trasformati in roccia dal lungo seppellimento. Queste rocce stratificate, calcaree, tenere o durissime, quando sono state portate in superficie e innalzate alle quote collinari hanno iniziato a trasformarsi in suolo sulla superficie. In questi suoli è custodita la ricchezza della montagna insieme a quella del mare. Il paesaggio che oggi osserviamo nella valle è di per sé un gigantesco atlante di storia naturale del basso Piemonte. Ogni fase geologica ha generato formazioni geologiche diverse, ognuna ha originato un paesaggio proprio, poiché ha risposto agli agenti erosivi, modellatori delle colline, in modo differente. Ognuna ha generato suoli diversi, che hanno permesso a certe specie botaniche di prosperare, e invece si sono negati ad altre. Prima il bosco e il prato, poi il campo, il nocciolo e il vigneto".

Sensori locali e nuove reti contro i cambiamenti climatici

I mutamenti del clima impongono però nuove strategie e un approccio scientifico molto rigoroso, come ha spiegato Silvia Guidoni, professore associato al DISAFA dell'Università degli Studi di Torino, dal titolo “Ricerca e cambiamento climatico: conoscenza e tecnica per rispondere alle nuove sfide in viticoltura”. L'obiettivo dei nuovi progetti di ricerca è creare una preziosa mappatura topo-meteorologica su scala micro, lavorando in rete sul territorio. Ha raccontato la docente illustrando il progetto condiviso: "Abbiamo coinvolto i viticoltori e i produttori di aziende perché avevamo bisogno di sensori di misura di dati meteorologici locali".

Un'esigenza nata da una precisa carenza strutturale: "Siccome i dati pubblici sono pochissimi e qui nella zona non ce ne sono, abbiamo cercato chi potesse mettere in condivisione questa ricerca".

Le scelte operative per far fronte all'innalzamento delle temperature sono state analizzate anche da Vincenzo Gerbi, professore ordinario di Viticoltura ed Enologia all'Università di Torino e vicepresidente dell'Accademia Italiana della Vite e del Vino, con l'intervento “Le scelte enologiche indotte dal cambiamento climatico e dalle peculiarità del territorio della Val Bormida”.

“Dopo un lungo periodo di crescita del valore economico e simbolico del vino, sembra ora di essere entrati in una tempesta perfetta, con consumi di vino in calo, crescenti difficoltà di coltivazione della vite per l'eccessivo innalzamento temperature estive, le difficoltà nel combattere efficacemente nuove malattie, la comparsa di devastanti parassiti, la crescita dei costi dei carburanti necessari per le lavorazioni. Un quadro che rischia di togliere entusiasmo e voglia di progresso anche agli imprenditori più illuminati. Quando si registrano cambiamenti epocali nelle abitudini di consumo occorre prenderne atto e valutare le strategie migliori per assecondarle, ma nel caso del vino il ragionamento è più complesso perché il vino non è una semplice bevanda alcolica che si può riformulare in funzione delle richieste di mercato, ma è espressione massima del territorio, del vitigno e del saper fare dei vinificatori”, ha rimarcato Gerbi che ha invitato a non perdere l'entusiasmo nonostante le crescenti difficoltà agronomiche.

In collegamento da New York dove lavora come cardiochirurgo, è intervenuto il fondatore Antonio Colombo, che ha affrontato il delicato rapporto tra salute e consumo consapevole: "Non dobbiamo bere per la nostra salute, ma bere moderatamente alla nostra salute".

Betty Martinelli

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Viviamo in un posto bellissimo

Davide Palazzetti

Chi sono in tre righe? Ci si prova.
Partiamo dal personale: marito innamorato e padre fortunato. Tergiversando poi su info tipiche da curriculum, amo il nostro territorio. Lo vivo come nostro anche se vi arrivo da Genova nel 2003. Mi occupo di marketing territoriale e promozione turistica con la piacevole consapevolezza di quanta bellezza ci circondi. Racconto un posto bellissimo, qui e su alcuni miei gruppi Facebook, nella certezza che una delle poche vie di riscatto dell’Astigiano sia riempirlo di turisti.

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