Si consuma una rottura profonda tra i rappresentanti dei lavoratori della sanità e l'amministrazione piemontese. Le sigle NurSind Piemonte e Nursing Up Piemonte e Valle d'Aosta hanno ufficializzato l'interruzione della partecipazione a qualsiasi tavolo di confronto con la Regione, proclamando contestualmente lo stato di mobilitazione di tutto il personale del comparto. Una mossa drastica che arriva a valle di mesi di richieste inevase, promesse rimaste sulla carta e rinvii sistematici su questioni nevralgiche per la tenuta dell'intero sistema sanitario regionale.
La frattura affonda le radici in una distanza sempre più marcata tra il livello politico e quello esecutivo. Pur riconoscendo l'atteggiamento aperto e disponibile mostrato dall'assessore alla Sanità Federico Riboldi, le rappresentanze sindacali lamentano l'assoluta inconsistenza dei seguiti tecnici e amministrativi. A pesare in modo decisivo sono la cronica diserzione dei vertici della Direzione regionale, la mancanza di risposte operative e una frammentazione dei temi che impedisce una programmazione seria delle riforme.
A spiegare le ragioni dello scontro sono i referenti regionali Francesco Coppolella per NurSind e Claudio Delli Carri per Nursing Up, sottolineando come la rottura sia ormai inevitabile: "Abbandonare il tavolo è una scelta grave, alla quale arriviamo dopo aver cercato ripetutamente di rendere il confronto utile", spiegano congiuntamente. "La reiterata assenza dei vertici, le richieste inevase e i continui rinvii hanno svuotato le trattative. Le relazioni sindacali non possono ridursi a una formalità mentre lavoro e assistenza restano senza risposte", rimarcano i due sindacalisti.
Il nodo assunzioni e il welfare al palo
Il dossier più scottante riguarda il blocco di fatto delle assunzioni. Nel vertice svoltosi lo scorso 15 luglio, i vertici assessorili avevano garantito che non vi sarebbe stato alcuno stop generalizzato al reclutamento, assicurando al contempo la condivisione tempestiva dei dati relativi alla ricognizione dei fabbisogni nelle singole aziende sanitarie. A distanza di mesi, denunciano i sindacati, quel confronto non si è mai concretizzato e il turn-over resta paralizzato, scaricando il peso della carenza organica sulle spalle di infermieri, professionisti sanitari e operatori socio-sanitari costretti a turni massacranti.
Anche sul fronte delle tutele economiche e sociali la situazione appare del tutto ferma. L'intesa raggiunta a luglio per il varo di un innovativo Protocollo sul welfare integrativo regionale – pensato per armonizzare e potenziare il sostegno ai dipendenti sanitari – a settembre risultava ancora del tutto inattuata. Nessun passo avanti tangibile neppure sulla corresponsione dei cosiddetti incentivi di frontiera, istituiti per arginare la fuga del personale sanitario dai presidi più disagiati e periferici del territorio piemontese.
La gestione dell'emergenza e l'impatto del Pnrr
Altrettanto delicata è la gestione del servizio 118. I sindacati sollecitano con urgenza la definizione dei confini contrattuali e operativi tra le singole Asl e l'Azienda Zero, superando sovrapposizioni e incertezze che rischiano di compromettere l'efficacia degli interventi in emergenza. "Chi lavora nell'emergenza deve avere responsabilità definite, riferimenti certi e tutele chiare", ribadiscono i due leader sindacali, chiedendo che il verbale approvato in estate si traduca rapidamente in disposizioni operative uniformi.
Sullo sfondo restano aperte anche le questioni riguardanti la mobilità, la convocazione del tavolo di verifica sull'utilizzo delle prestazioni aggiuntive e, soprattutto, l'assenza di un confronto sindacale sull'impatto organizzativo del Pnrr in relazione all'apertura delle nuove Case e Ospedali di Comunità. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, riallocare le risorse da un reparto all'altro senza un preventivo piano di assunzioni equivale unicamente a distribuire la carenza senza risolvere il problema.
Allarme sicurezza e mobilitazione in arrivo
A far traboccare il vaso è infine l'escalation di violenza registrata nelle corsie ospedaliere, culminata nel grave episodio avvenuto presso l'ospedale di Ivrea, dove ben sette operatori tra medici, infermieri e oss sono stati vittime di aggressione. NurSind e Nursing Up chiedono l'attivazione immediata di un monitoraggio regionale strutturato, investimenti formativi, supporto psicologico e legale per i professionisti colpiti, oltre a un deciso rafforzamento della presenza fissa delle forze dell'ordine nei pronto soccorso.
Nessun seguito operativo, denunciano infine le organizzazioni, è stato dato all'istituzione del tavolo permanente dedicato alla professione infermieristica, rimasto lettera morta dopo il colloquio preliminare di marzo. Da qui la scelta irremovibile di sospendere ogni trattativa con la Regione fino a quando non verranno ripristinate condizioni di interlocuzione autentiche e verificabili. Nei prossimi giorni le sigle comunicheranno il calendario dettagliato delle iniziative di protesta per dare voce al personale e rimettere la sanità pubblica al centro dell'agenda piemontese.
L'allarme dall'Astigiano: lo spettro del blocco e il nodo pensionamenti
Lo stallo delle relazioni sindacali regionali trova un riflesso immediato e tangibile a livello locale. A descrivere la situazione dell'Asl AT è il segretario territoriale NurSind Asti, Gabriele Montana, che punta il dito contro l'incertezza generata dall'attuale fase di monitoraggio regionale: "La preoccupazione anche per noi di Asti è sicuramente il fatto che la Regione sia in fase di analisi dei dati relativi alle assunzioni, a dove sono andate e a come sono stati spesi i soldi dalle singole aziende".
Secondo Montana, questo approfondimento si traduce nei fatti in una paralisi dell'ingresso di nuove forze: "Questa fase ci fa un po' paura. In questo momento le assunzioni avvengono sempre più a rilento, pertanto anche Asti non sta assumendo personale sanitario con la cadenza che sarebbe opportuna". La difficoltà è acuita dall'assenza di bacini di reclutamento attivi: "Al momento in Asl AT non abbiamo una graduatoria da dove attingere risorse infermieristiche perché credo sia esaurita: tutti gli infermieri presenti sono stati assunti", ha osservato. Situazione analoga riguarda gli operatori socio-sanitari: "C'è una graduatoria vigente di Azienda Zero per quanto riguarda gli oss, ma ad oggi non abbiamo una delibera che faccia assunzioni, anche se di carenza ne abbiamo".
Il timore espresso dalla rappresentanza territoriale è che la fase di stallo preluda a scenari ben più rigidi per la sanità locale: "Siamo in una fase di stasi e di stop delle assunzioni; loro non vogliono definirlo blocco, ma la nostra paura è che si vada verso un piano di rientro, un periodo che blocchi totalmente le assunzioni per diversi anni a causa dei bilanci in rosso. Formalmente non siamo ancora a questo punto, ma vogliamo scongiurare il rischio di arrivare a un blocco totale".
Un quadro reso ancora più urgente dalla scadenza del calendario annuale, con un fabbisogno che rischia di ampliarsi ulteriormente: entro fine anno sono infatti previste le cessazioni dal servizio a vario titolo di diversi infermieri in organico. Per colmare questi vuoti, la segreteria territoriale auspica che l'azienda sanitaria rinnovi le prassi adottate nel recente passato in concomitanza con la sessione di laurea di novembre: la pubblicazione immediata di un concorso a tempo determinato per intercettare i neolaureati e consentire loro di rimanere a lavorare sul territorio astigiano, seguita nei mesi successivi dell'anno nuovo dall'avvio di una procedura concorsuale a tempo indeterminato.










