Eventi | 09 ottobre 2026, 12:46

A Cassinasco un’installazione immersiva racconta l’infanzia sotto le bombe a Gaza

Fino al 18 ottobre, in vicolo del Giardino, l’opera multimediale dell’artista Dara Cerutti Soth porta il visitatore tra il rumore degli ordigni e le voci dei bambini palestinesi. Ingresso libero nel fine settimana

A Cassinasco un’installazione immersiva racconta l’infanzia sotto le bombe a Gaza

Una bomba che continua a cadere, una giostra che gira senza sosta e le risate dei bambini che si sovrappongono al rumore della guerra. È l’esperienza proposta da “Yallah Nil’ab?”, l’installazione multimediale immersiva realizzata dall’artista Dara Cerutti Soth a Cassinasco, dove l’opera è visitabile fino al 18 ottobre.

L’esposizione si trova in vicolo del Giardino 6 ed è aperta il sabato e la domenica dalle 15 alle 18, con ingresso libero. Attraverso suoni, luci e movimento, l’installazione invita a confrontarsi con la quotidianità dei bambini di Gaza, per i quali i rumori di droni, aerei e bombe sono diventati una presenza costante, quasi un rumore di fondo.

Il titolo, tradotto dall’arabo, significa “Andiamo a giocare?”: è la frase spontanea con cui i bambini si invitano a giocare quando si incontrano o si conoscono. Un gesto semplice, che nell’opera si svolge sotto la minaccia di una bomba e di una morte possibile.

Una giostra tra luce e oscurità

Varcata la soglia dello spazio espositivo, il visitatore viene accolto dal suono di una bomba in caduta, che alimenta la tensione di un impatto imminente. Al centro della stanza una giostra girevole ruota continuamente, illuminata da un fascio di luce calda proveniente dall’alto. Ai margini prevale invece il buio.

L’installazione non racconta una sequenza di eventi, ma costruisce un istante sospeso. La minaccia della bomba e il mondo dell’infanzia convivono nello stesso spazio, senza che uno prevalga sull’altro. Avvicinandosi alla giostra, la luce diventa più calda e il rumore dell’ordigno lascia gradualmente emergere le risate di un gruppo di bambini.

Sono voci reali di bambini palestinesi provenienti da Khan Yunis, Gaza e Beit Lahia. La loro presenza sonora restituisce alla scena una dimensione concreta: il gioco continua, mentre chi osserva sa che la bomba, prima o poi, esploderà. Il visitatore diventa così spettatore di un evento che sembra impossibile interrompere.

L’infanzia costretta a convivere con la guerra

L’opera costruisce una realtà parallela in cui la bomba cade all’infinito senza mai colpire. Uscendo dalla stanza, tuttavia, resta la consapevolezza che quella sospensione appartiene soltanto all’installazione. Nel mondo reale, le bombe sono già cadute e molti bambini che stavano giocando non ci sono più.

È questo il contrasto al centro del lavoro di Cerutti Soth: da una parte l’innocenza e la vitalità dell’infanzia, dall’altra una minaccia che non si allontana e che accompagna ogni momento della vita quotidiana. L’installazione richiama così la condizione dei bambini palestinesi, costretti a crescere in un contesto in cui anche il gioco, gesto fondamentale dell’infanzia, si svolge sotto il segno del pericolo.

La realizzazione dell’opera, patrocinata dall’associazione Samud Italia, è stata resa possibile grazie al sostegno di Elisabetta Cerutti.

Chi è Dara Cerutti Soth

Artista multimediale italo-cambogiano residente a Cassinasco, Dara Cerutti Soth si occupa di installazioni immersive e interattive nelle quali il corpo del visitatore diventa parte attiva dell’esperienza. Attraverso i linguaggi digitali esplora le relazioni tra corpo, memoria, suono e spazio, realizzando dispositivi percettivi che stimolano una riflessione critica e aprono a nuove forme di narrazione.

Redazione

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Davide Palazzetti

Chi sono in tre righe? Ci si prova.
Partiamo dal personale: marito innamorato e padre fortunato. Tergiversando poi su info tipiche da curriculum, amo il nostro territorio. Lo vivo come nostro anche se vi arrivo da Genova nel 2003. Mi occupo di marketing territoriale e promozione turistica con la piacevole consapevolezza di quanta bellezza ci circondi. Racconto un posto bellissimo, qui e su alcuni miei gruppi Facebook, nella certezza che una delle poche vie di riscatto dell’Astigiano sia riempirlo di turisti.

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