Economia e lavoro | 11 ottobre 2026, 07:14

Morti sul lavoro, il Piemonte conta 32 vittime in sette mesi: Asti senza decessi durante l’attività lavorativa

Oggi è la giornata dedicata alle vittime del lavoro. A livello nazionale i decessi sono 595 e le denunce di infortunio crescono del 5,3%

Morti sul lavoro, il Piemonte conta 32 vittime in sette mesi: Asti senza decessi durante l’attività lavorativa

Sono 32 le persone che hanno perso la vita in Piemonte durante l’attività lavorativa nei primi sette mesi del 2026. Un bilancio che colloca la regione al sesto posto in Italia per numero assoluto di decessi, dopo Lombardia, Veneto, Campania, Sicilia ed Emilia-Romagna.

 Nello stesso periodo, la provincia di Asti non registra morti sul lavoro in occasione di lavoro, secondo i dati provinciali dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, elaborati sulla base delle rilevazioni Inail aggiornate al 31 luglio. 

Il quadro piemontese si inserisce in una situazione nazionale che resta critica. In occasione della 76esima Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, promossa dall’Anmil e in programma oggi domenica 11 ottobre, i numeri riportano al centro il tema della prevenzione e della formazione, elementi fondamentali per ridurre i rischi nei luoghi di lavoro.

Il Piemonte e l’indice di rischio

Oltre al numero assoluto delle vittime, l’Osservatorio Vega considera l’incidenza dei decessi rispetto alla popolazione occupata, un indicatore che permette di confrontare territori con dimensioni differenti.

In Piemonte l’indice è pari a 17,2 morti ogni milione di occupati, un valore inferiore alla media nazionale di 17,8. Per questo la regione rientra nella zona gialla, riservata ai territori con un’incidenza compresa tra il 75% della media italiana e il valore medio stesso. 

Il dato regionale richiede comunque attenzione: i 32 decessi registrati durante l’attività lavorativa rappresentano il numero assoluto più alto dopo quello di cinque regioni. La graduatoria per incidenza, invece, restituisce una misura del rischio rapportata al numero di occupati e non coincide necessariamente con quella basata sul totale delle vittime.

Per quanto riguarda il territorio astigiano, il report provinciale non rileva decessi in occasione di lavoro entro il 31 luglio. Il dato riguarda esclusivamente gli incidenti mortali avvenuti mentre si svolgeva l’attività lavorativa e non comprende gli infortuni mortali in itinere, cioè quelli verificatisi nel tragitto tra casa e lavoro. 

In Italia 595 vittime e denunce in aumento

Il bilancio nazionale dei primi sette mesi del 2026 conta 595 vittime, di cui 430 in occasione di lavoro e 165 in itinere. Rispetto allo stesso periodo del 2025, quando i decessi erano stati 607, si registra una diminuzione del 2%. Il calo, tuttavia, non è sufficiente a indicare un miglioramento strutturale delle condizioni di sicurezza.

A preoccupare è anche l’andamento delle denunce di infortunio, che a fine luglio hanno raggiunto quota 368.085, con un incremento del 5,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta del dato complessivo nazionale e comprende le diverse modalità di accadimento degli infortuni. 

Tra le regioni con il maggior numero di vittime durante l’attività lavorativa, la Lombardia è al primo posto con 66 decessi, seguita dal Veneto con 44, dalla Campania con 41, dalla Sicilia con 35 e dall’Emilia-Romagna con 34. Il Piemonte, con 32 morti, precede Toscana e Lazio, entrambe a quota 31.

Costruzioni e trasporti tra i settori più colpiti

L’analisi nazionale evidenzia una particolare esposizione in alcuni comparti produttivi. Nei primi sette mesi del 2026, il settore delle costruzioni registra 76 decessi durante l’attività lavorativa. Seguono trasporto e magazzinaggio, con 55 vittime, e attività manifatturiere, con 50. 

Anche l’età e la nazionalità delineano differenze significative. L’incidenza più elevata riguarda gli over 65, con 55,4 decessi ogni milione di occupati. Seguono i lavoratori tra i 55 e i 64 anni, con 27,3, e quelli tra i 15 e i 24 anni, con 21,9.

In termini assoluti, la fascia più colpita è quella tra i 55 e i 64 anni, con 153 vittime su 430 decessi avvenuti in occasione di lavoro.

Il rischio risulta particolarmente elevato anche per i lavoratori stranieri: nei primi sette mesi dell’anno si contano 121 decessi durante l’attività lavorativa e 48 in itinere. L’indice di mortalità è pari a 46,8 morti ogni milione di occupati stranieri, contro 14,4 tra gli italiani.

Rossato: "La prevenzione deve essere continua"

In vista della Giornata nazionale, Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, richiama la necessità di non considerare il lieve calo delle vittime come un risultato acquisito.

"La lieve flessione delle morti sul lavoro rispetto all’anno scorso non può essere letta come un segnale rassicurante", osserva Rossato. Il presidente dell’Osservatorio sottolinea come il quadro resti segnato dalla presenza di territori con un’incidenza elevata e dall’aumento delle denunce di infortunio.

Da qui l’appello a investire nella formazione e nella consapevolezza dei rischi: "Prevenzione e formazione devono essere continue, concrete e integrate nell’organizzazione del lavoro".

La ricorrenza di domenica 11 ottobre diventa così un’occasione per rinnovare l’attenzione su un tema che riguarda l’intero sistema produttivo. Anche per il Piemonte, i 32 decessi registrati in sette mesi ricordano che la sicurezza non può essere affidata soltanto alle procedure formali, ma deve tradursi in comportamenti quotidiani, formazione adeguata e controllo delle condizioni operative.

Redazione

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Davide Palazzetti

Chi sono in tre righe? Ci si prova.
Partiamo dal personale: marito innamorato e padre fortunato. Tergiversando poi su info tipiche da curriculum, amo il nostro territorio. Lo vivo come nostro anche se vi arrivo da Genova nel 2003. Mi occupo di marketing territoriale e promozione turistica con la piacevole consapevolezza di quanta bellezza ci circondi. Racconto un posto bellissimo, qui e su alcuni miei gruppi Facebook, nella certezza che una delle poche vie di riscatto dell’Astigiano sia riempirlo di turisti.

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