Attualità | 16 ottobre 2026, 11:50

"Non vi girate dall'altra parte, pretendete la verità sulle stragi, la mafia è anche qui ad Asti", la sferzata di Tina Montinaro agli studenti [GALLERIA FOTOGRAFICA e VIDEO]

La vedova del caposcorta di Giovanni Falcone ha scosso le coscienze della platea in occasione dell'esposizione in piazza Libertà dei resti dell'auto su cui viaggiavano il marito e i colleghi morti nella strage di Capaci

Galleria fotografica a cura di Merfephoto - Efrem Zanchettin

Galleria fotografica a cura di Merfephoto - Efrem Zanchettin

Una piazza che si ferma, osserva in silenzio e rende omaggio a un simbolo indelebile della storia Repubblicana. Ha preso avvio così, nella cornice di piazza Libertà, l'iniziativa "Dal sangue versato al sangue donato", promossa dalla Prefettura di Asti insieme all'associazione DonatoriNati Piemonte della Polizia di Stato e in stretta sinergia con l'Avis locale. Al centro dello spazio cittadino, lo svelamento della teca contenente i resti della Quarto Savona 15, l'autovettura della scorta del giudice Giovanni Falcone travolta dall'esplosione di Capaci il 23 maggio 1992, ha generato una risposta corale e spontanea: tantissimi astigiani, accanto a intere delegazioni studentesche e agli allievi della scuola di Polizia di Alessandria, continuano a sostare davanti a quel groviglio di lamiere, testimonianza tangibile del prezzo pagato nella lotta alle mafie.

La giornata ha unito il dovere della memoria a un gesto pratico di solidarietà collettiva. Fin dalle 8 del mattino, la presenza dell'autoemoteca ha tradotto il messaggio della manifestazione in donazioni effettive, prima che la riflessione si spostasse, a partire dalle 10, all'interno dell'Auditorium della Banca di Asti.

A introdurre il senso dell'incontro è stato Claudio Saltari, presidente nazionale di DonatoriNati, che ha voluto evidenziare la necessità del ricambio generazionale tra i donatori: "L'utopia del nostro progetto è che non ci sia più sangue versato, ma semplicemente sangue donato. In Italia ogni minuto un cittadino riceve una trasfusione: non dobbiamo muoverci solo sull'onda dell'emotività, ma farne un autentico stile di vita che si coniuga con la legalità", ha ricordato.

Sulla stessa linea si è inserito l'intervento di Gianni Faita, presidente della sezione locale dell'Associazione Nazionale Polizia di Stato, che ha condiviso il ricordo personale degli anni trascorsi nei servizi di tutela: "Per me si torna indietro nel tempo, a quando prestavo servizio alle scorte e ho avuto l'onore di scortare il giudice Falcone. Questa giornata è un'occasione preziosa per riflettere sull'importanza di donare e di non dimenticare", ha dichiarato, ringraziando chi ha reso possibile l'evento e ricordato il prezioso supporto fornito dall'architetto Filippo Cornero.

In rappresentanza dell'amministrazione comunale ha preso la parola l'assessore alla cultura Paride Candelaresi, che ha sottolineato come la memoria debba camminare su gambe concrete: "Quelli che abbiamo visto non sono soltanto i resti di un'automobile, ma un pezzo fondamentale della nostra storia. La memoria non può restare legata solo al ricordo, deve passare attraverso gesti concreti come la donazione", ha spiegato.

Il questore di Asti, Marina Di Donato, ha quindi richiamato il valore identitario dell'impegno civile e del servizio pubblico: "Poche cose nella nostra vita professionale ci hanno toccato così nel profondo come la strage di Capaci. Questa forte emozione deve trasformarsi in un impegno attivo: nessun territorio, compreso il nostro, può considerarsi del tutto immune dai fenomeni criminali", ha ammonito, invitando in particolare i giovani allievi agenti a raccogliere il testimone.

Il procuratore della Repubblica Biagio Mazzeo, con voce particolarmente emozionata, ha ricostruito il clima drammatico di quella stagione e la grandezza innovativa del metodo di Falcone: "Il giudice Falcone ricordava sempre che la mafia, come tutte le cose umane, ha un inizio e avrà una fine. L'ostacolo principale è l'idea della sua invincibilità. Quell'attentato fu di una violenza inaudita, ma il loro sacrificio ci impone di tenere viva la guardia", ha ricordato, menzionando anche il sacrificio dell'agente Emanuela Loi (agente della scorta del giudice Paolo Borsellino, uccisa a 24 anni insieme al magistrato e ai colleghi) e la presenza delle donne in divisa.

Un invito diretto alla responsabilità individuale è giunto poi dall'Onorevole Marcello Coppo: "Quello che rimane di quell'auto è ciò che può rimanere della vita di ciascuno di noi se non difendiamo le regole. La legalità garantisce la libertà di tutti: non sprecate la vostra giovinezza e abbiate il coraggio di scegliere la strada giusta, senza cedere a compromessi", ha detto rivolgendosi alla platea di giovanissimi.

Infine, il capo di gabinetto della Prefettura, Giuseppe Recupero, portando il saluto del prefetto Claudio Ventrice, ha voluto offrire la prospettiva di chi non ha vissuto quegli anni per ragioni anagrafiche: "Nei racconti di chi ha vissuto quei momenti non ho mai percepito rancore, ma una costante ricerca di giustizia e un profondo senso delle istituzioni. Sono valori essenziali per comprendere cosa significhi servire la propria comunità", ha osservato, prima dell'emozionante momento musicale a cura di Simone Poncino e Giuseppe Gramaglia che hanno interpretato magistralmente "Signor tenente" di Giorgio Faletti e dell'introduzione di Roberta Bellesini, vedova dell'artista astigiano e presidente della Biblioteca Astense che porta il suo nome, che ha ricordato il contachilometri fermo a 100.287, cifra che oggi continua idealmente a correre lungo le strade d'Italia.

Il fulcro e il momento di più alta tensione emotiva è stato l'intervento di Tina Montinaro, vedova del capo scorta Antonio Montinaro, caduto a Capaci insieme a Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e ai colleghi Vito Schifani e Rocco Dicillo. Con un linguaggio schietto e incisivo, ulteriorimente arricchito da alcune espressioni in dialetto napoletano, sua terra d'origine, Montinaro ha rifiutato ogni retorica: "Io sono una persona comune, normale come tutti gli altri. In questo Paese siamo abituati che quando si fanno le cose normali si diventa eccezionali", ha esordito, rivendicando con fierezza la storia e il legame con il marito.

Ripercorrendo la giovinezza del marito, arrivato a Palermo a soli ventiquattro anni per il Maxiprocesso, ne ha descritto la consapevolezza: "Lui sapeva che era pericoloso. Mi diceva sempre: 'Il giorno che decideranno di ucciderci, di me non resterà più nulla, perché useranno un'autobomba'. Eppure non ha mai fatto un passo indietro", ha rammentato.

Montinaro ha quindi sfidato apertamente gli studenti a uscire dall'indifferenza e dalla passività: "A Palermo è finita in quel modo perché la gente si girava dall'altra parte, chiudeva le finestre e diceva che non era un proprio problema. Voi cosa volete fare della vostra vita? Volete essere solo dei numeri o volete fare della vostra vita un capolavoro? Non vi dovete girare dall'altra parte: dovete pretendere la verità, perché dopo trentaquattro anni e processi infiniti noi ancora non sappiamo tutta la verità su quelle stragi", ha incalzato.

Il discorso ha poi toccato temi di stretta attualità giovanile, mettendo in guardia contro le facili illusioni e l'uso di sostanze: "Non c'è libertà senza legalità. Quando comprate la droga, state alimentando la mafia, portate i soldi a chi ha distrutto il nostro Paese. E quando alzate le mani contro le forze dell'ordine o bruciate un'auto delle istituzioni, siete dei criminali e non potete giustificarvi parlando di disagio sociale", ha scandito con fermezza.

Concludendo il suo appassionato monito, Montinaro ha richiamato il valore della donazione e della cura per la vita: "Antonio diceva che chi fa questo lavoro deve scegliere tra la paura e la vigliaccheria. Lui ha scelto di non essere un vigliacco e ha pensato al bene comune. Noi dobbiamo donare la vita, non distruggerla. Andate a donare il sangue, abbiate rispetto per voi stessi e per gli altri, e siate cittadini migliori di quanto non siamo stati noi", ha concluso tra gli applausi commossi della sala e prima di sottoporsi a un confronto aperto con gli studenti.

Gabriele Massaro

Leggi tutte le notizie di VIVIAMO IN UN POSTO BELLISSIMO ›

Viviamo in un posto bellissimo

Davide Palazzetti

Chi sono in tre righe? Ci si prova.
Partiamo dal personale: marito innamorato e padre fortunato. Tergiversando poi su info tipiche da curriculum, amo il nostro territorio. Lo vivo come nostro anche se vi arrivo da Genova nel 2003. Mi occupo di marketing territoriale e promozione turistica con la piacevole consapevolezza di quanta bellezza ci circondi. Racconto un posto bellissimo, qui e su alcuni miei gruppi Facebook, nella certezza che una delle poche vie di riscatto dell’Astigiano sia riempirlo di turisti.

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium