Viviamo in un posto bellissimo | 08 settembre 2019, 07:30

Viviamo in un posto bellissimo che vuole essere capitale del vino

Nuova puntata di invito ad approfondire la conoscenza di storie, persone e prodotti che caratterizzano Asti e l’Astigiano, dedicata ai vini della Douja

Viviamo in un posto bellissimo che vuole essere capitale del vino

Siamo nel pieno del grande settembre astigiano, tempo di vendemmia, vini e Douja d’Or. Dire Douja è dire festa del vino, con Asti trasformata da un paio di giorni in una grande cantina, distribuita tra piazze, saloni e cortili dei nostri più importanti palazzi storici. Bellissimo.

Nella sua storia la manifestazione, nata nel 1967, si è mossa molto: il primo anno quale stand sulla statale per Torino, alle porte della Città, dove gli automobilisti di passaggio potevano degustare e acquistare; l’anno dopo ai giardini pubblici di viale alla Vittoria, con botteghe del vino a forma di botte e ragazze in costume; poi sotto i portici Pogliani dal 1973, per vent’anni; e ancora, piazza Medici, piazza Roma, dal 2000 nel Palazzo del Collegio, prima di essere destinato ad ospitare la Biblioteca Civica, e allora diffusa nel centro storico e poi concentrata all’Enofila. Ora nuovamente in centro.

L’idea origina in anni difficili per immagine e mercato del vino e della Barbera astigiana in particolare. Idea splendidamente semplice, tanto per dire: il vino deve essere un prodotto di qualità, deve fare da traino al territorio e diventare l’ambasciatore nel mondo dell’Astigiano. Tanto di cappello a Giovanni Borello, ad averne oggi.

Negli anni quella splendida visione si è evoluta fino a perdere buona parte dello spirito originario di vettore di immagine territoriale. O meglio, l’immagine di Astigiano dedito al vino è oggi talmente forte, che pare sempre meno utile avocarsi il ruolo di giudici di vini italiani per supportare la ormai evidente vocazione ed importanza nel settore di Asti e dell’Astigiano. La manifestazione, è inutile nascondersi, dopo più di 50 anni inizia a faticare, oltre ad aver perso, peggiore pecca a mio modo di vedere, il suo ruolo originario di traino al territorio.

A conferma l’elenco dei 268 vini selezionati quest’anno per l’assaggio dei visitatori: 52 sono dell’Astigiano di cui sette premiati. Pochi. Una trentina i produttori, pochissimi. Non certo perché dalle nostre parti si sia ancora alla ricerca di qualità, anzi. Il concorso e il resto pare non attraggano molto i nostri viticoltori. In tutto questo, certo non aiuta la scarsa promozione, con la conseguenza di non farcela ancora ad uscire da una visibilità prettamente regionale. Peccato.

Il periodo per lo sviluppo di turismo e territorio non è certamente dei più facili, forse sarebbe il momento giusto per ritornare alle origini, dedicando il massimo di attenzioni ed energie ai prodotti locali, non certo per campanilismo, non solo per necessità, ma perché orgogliosi dei nostri vini eccezionali, unici e importanti frutti di un posto bellissimo, da far conoscere anche grazie a loro.

Davide Palazzetti

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