Viviamo in un posto bellissimo | 21 dicembre 2019, 07:30

Viviamo in un posto bellissimo: valore e valori Unesco

Puntata di invito ad analizzare le potenzialità ancora inespresse della nomina dei paesaggi vitivinicoli dell’Astigiano a Patrimonio dell’Umanità Unesco

Le imponenti cantine Ruinart a Reims

Le imponenti cantine Ruinart a Reims

Sono passati più di cinque anni e, nonostante il tanto (tanto?) parlarne dalle nostre parti, l’effetto Unesco sullo sviluppo territoriale, sulla notorietà del nostro bellissimo territorio, sull’incremento dei flussi turistici, ancora fatica ad arrivare.

Negli scorsi giorni è montata una polemica, locale, sull’assenza delle cattedrali sotterranee di Canelli in uno dei quattro percorsi esperienziali tematici, lanciati recentemente e promossi da Unesco, quello sulle bellezze sotterranee europee. Nove altri siti, che vanno da ex aree minerarie in Germania, Francia, Belgio e Svezia, a scavi medioevali di una storica cittadina in Slovacchia, fino ad altre ex miniere polacche di sale e ai paesaggi vinicoli e cantine nella regione del Tokaj in Ungheria, e dello Champagne in Francia, ci sono. E noi? Ciccia!

Dimenticanza, leggerezza, partigianeria o altro?

Per provare a capirne logiche e motivazioni andiamo con ordine: un paio di anni fa Unesco ha colto l’opportunità, offerta da fondi europei, di finanziare la promozione di alcuni dei tanti “suoi” siti in Europa, con l’obiettivo di creare identità comunitaria, attraverso temi turisticamente uniformi: Antica Europa, Europa reale, Europa romantica ed Europa sotterranea. Quattro itinerari tematici progettati per ispirare le persone a sperimentare il patrimonio culturale europeo, cogliendone l’uniformità di insieme. Il progetto è stato sviluppato e organizzato in collaborazione con 36 siti, nove per ogni tema, selezionati tra quanti hanno chiesto di partecipare ad una call europea di UNESCO, a cui i nostri paesaggi vitivinicoli non hanno partecipato.

A quasi totale discolpa dell’Associazione Paesaggi vitivinicoli del Piemonte, è interessante però notare che tra i 36 selezionati, incredibile ma vero, solo tre sono italiani: la basilica romanica di Aquileia (Udine) ed i suoi fantastici mosaici, presente in Antica Europa, San Gimignano in Europa Romantica e la Reggia di Caserta in Europa reale. Interessante anche sapere che i partner di Unesco in questo progetto sono il National Geographic, Seabourn Cruise, specialisti nel luxury del gruppo Carnival, e le due associazioni dei siti di Francia e Germania. Assente l’associazione dei siti italiani, nonostante siano una dozzina abbondante più di quelli francesi o tedeschi. Poco da stupirsi, sapendo che la nostra associazione nazionale oggi conta una trentina di Comuni tra i soci, quattro Regioni e un paio di altri enti locali, di piemontese solo il Comune di Torino, poco meno di 700.000 euro anno di disponibilità finanziarie, contro i 3,4 milioni francesi e i 2,8 tedeschi. Non a caso nell’elenco dei siti promossi, sia Francia che Germania sono riuscite a schierarne ben cinque l’una. Quindi nessuno svarione di Unesco, ma capacità, credibilità, presenza, partecipazione e risorse; altrui. Valori. Valori intesi come disponibilità finanziarie anche dei vari enti gestori dei siti. Tanto per capirci, il raffronto tra noi e la zona dello Champagne ci vede, ahimè, nettamente perdenti in questo campo: il loro budget è sui 2 milioni anno, il nostro da cinque anni non arriva a 200.000.

Davide Palazzetti

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