Attualità | 11 gennaio 2020, 07:30

Viviamo in un posto bellissimo: 2020 not 1920

Puntata di invito a comprendere i rischi dell'imposizione americana di nuovi dazi per i vini europei, con effetti devastanti anche nell’Astigiano

Viviamo in un posto bellissimo: 2020 not 1920

Il vino è una parte importante della nostra cultura, preziosa risorsa per la nostra economia. Piccoli produttori, famiglie, agricoltori, negozianti, ristoratori e tante altre imprese, persone che meritano sicuramente il sostegno di tutti in un momento particolarmente difficile. Il rischio è grosso: mancano pochi giorni alla possibile conferma di un forte aumento dei dazi sui vini europei esportati negli Stati Uniti, passando dall'attuale 25% al 100%. Nuovi dazi autorizzati per 7,5 miliardi di dollari dal Wto a compensare aiuti illegali al consorzio aeronautico europeo Airbus. Occasione colta al volo da Trump, in campagna elettorale, per gratificare l’elettorato dei Make America strong again. Le conseguenze sarebbero pesantissime per tutto il comparto vitivinicolo, visto che quel mercato vale, solo per i vini italiani, un paio di miliardi.

Anche per l’Astigiano sarebbe iattura, con ricavi che dipendono fortemente dalla quota export, 85% per Asti e Moscato d’Asti, 60% per la Barbera d’Asti, di cui un terzo negli States. Il rischio è perdere fino al 20% di fatturato, entrare in una spirale d’eccesso di offerta, calo di prezzi e di redditività, con un possibile e pericoloso incremento dei gap dimensionali.

Negli Stati Uniti gli addetti ai lavori si sono mossi da un mesetto con campagne d’informazione e sensibilizzazione, per evitare o far ripensare la nuova tassazione, l’hashtag #2020not1920 ne è una delle varie evidenze. In Italia la notizia è stata accolta con molta calma dalle istituzioni, con molta rabbia dai vignaioli, con distacco dagli organi di informazione. Per non sentirsi inutili e disarmati è sicuramente ora di muoversi, protestare, sensibilizzare, scrivere, ma anche di ragionare assieme dove e come vendere quel 15-20% che potrebbe restare in casa a molti.

Negli ultimi due giorni, in piena zona Cesarini, sono iniziate ad arrivare anche le parole dei rappresentanti di Regione, Associazioni agricoltori e Consorzi del vino. Parole incredibilmente pacate, assenti di una qualche propositività. Parole.

Lo zibaldone è dei più variegati: dal vedere condizioni per avviare un dialogo costruttivo del presidente Coldiretti, al credere nella forza della diplomazia del presidente del Consorzio Barbera, il chiedere un incontro al Ministero dell’assessore regionale all’agricoltura o il da mesi abbiamo fatto azioni e inviato relazioni e messaggi ai commissari europei, passati e presenti del presidente CIA. Ancora assenti quelle di Mipaaf, ICE, molti Consorzi vinicoli o delle Camere di Commercio.

Di tempo ne resta proprio poco e le parole credo adesso non servano più, per questo, pur sognando che in settimana prossima si sia risolto tutto, vedrei come urgente il coinvolgimento dei nostri tantissimi operatori per pensare assieme soluzioni alternative al ritrovarsi in casa un bel po’ d’invenduto, magari studiando a livello regionale nuove modalità di fruizione dei prossimi fondi OCR Vino e ammortizzatori da scovare nei PSR, pieni della voglia di continuare, con orgoglio, a rappresentare Made in Italy e Italian Style e a mantenere quote di mercato conquistate con enormi fatiche, investimenti e anni di lavoro.

Davide Palazzetti

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