Oggi è iniziato un nuovo anno che tutti ci auguriamo possa rasserenare animi e tasche, Un altro anno di inviti da questa rubrica, quinto per la precisione, a scoprire e godere il meglio dell'Astigiano.
Tanto per non sbagliare, suggerisco di cominciarlo tra fagioli e dintorni. Fagioli dello storico evento d’inizio anno, da sempre il 2 gennaio, messo in scena, in piatti, ciotole e contenitori vari, in quel di Castiglione d’Asti, frazione a una decina di chilometri nord-est dal centro di Asti.
Storica fagiolata con tanto di data certificata da un atto notarile stipulato nei chiostri del Duomo di Asti nel 1200.
Data certa che la porta ad essere una delle più vecchie tradizioni del Piemonte. Certificata e motivata in atto quale contraltare del pagamento a saldo e stralcio di una lunga vertenza fra il Capitolo Ecclesiastico e alcuni signori locali, con l’impegno di celebrare una messa, ogni anno e per sempre, e di distribuire legumi ai poveri del borgo.
Distribuzione gratuita di legumi presa in carico, fino ad inizio Novecento, dai Batì, i Confratelli della Compagnia del Suffragio. Onere e onore passato poi ai ragazzi di leva e, dal 1980, alla neo nata Pro Loco di Castiglione.
L’anno dopo cambia anche il nome, da Festa dij faseu a Storica Fagiolata, nella consapevolezza della veneranda età d’evento. Festa dal profondo significato di solidarietà verso i più deboli nei giorni tra i più freddi dell’anno, che ancora oggi segue il rituale di un tempo: messa in mattinata, benedizione dei fagioli in cottura e distribuzione da mezzogiorno.
Cottura dalla primissima mattina in una quarantina di grossi paioli di rame, su fuoco a legna, con qualche quintale di fagioli, arricchiti da costine e cotiche di maiale.
Finito di partecipare al rito, felici di quanto degustato e di averne festeggiato la ottocentoventiseiesima edizione, suggerisco di digerire con un giretto a Portacomaro, a soli quattro chilometri.
Giretto in uno dei piacevoli borghi dell’Astigiano, circondato da vigneti di Grignolino, nettare che piaceva tanto a Margherita di Savoia. E pure a me.
Nel girarlo partirei dal suo ombelico, ieri ed oggi: il Ricetto, risalente a prima del Mille, luogo fortificato per proteggere magazzini, granai e gli edifici più importanti del paese.
Poi subito a godere di un grande esempio di Romanico Astigiano con la chiesa di San Pietro, costruita intorno al 1130. Fuori, la caratterizza la bella alternanza tra blocchi di arenaria e mattoni in cotto; dentro, il presbiterio arricchito da affascinanti affreschi, databili al '400.
Veramente un bel borgo, da visitare scordandosi a casa l'orologio con il campanile della parrocchiale che non solo mostra l'ora sui quattro lati, ma batte due volte ore e mezzore.








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