Marco Demaria, musicista astigiano e già candidato sindaco nel 2022 con Azione-Più Europa, torna a parlare di politica cittadina con rinnovate ambizioni. Oggi senza più un'affiliazione partitica, Demaria si propone come figura capace di aggregare "un campo progressista" sul modello genovese di Silvia Salis, con l'obiettivo di costruire una coalizione ampia in vista delle elezioni amministrative del 2027. Padre di due bambini, l'ex candidato gestisce una pagina Facebook dove commenta l'attualità cittadina e ha risposto alle nostre domande sul suo possibile ruolo nella prossima competizione elettorale.
La tua può essere considerata una candidatura ufficiale a sindaco?
Non è una discesa in campo nel senso classico. In questo momento non ho casacche e sto parlando con tutti per lavorare a una coalizione più ampia possibile. Mi fa piacere essere stato inserito tra i papabili candidati sindaco e lo farei con grande onore e serietà, ma in una coalizione ampia questo non è il momento di dire 'il sindaco lo faccio io'. È il tempo di dare una direzione chiara e programmatica.
Quale modello politico ti ispira?
Personalmente seguo molto l'esempio di Genova e il lavoro che sta facendo Silvia Salis. C'è una sua frase che mi ha colpito profondamente: 'Il campo progressista ha un compito più difficile della destra: non alimentare la paura, ma la speranza'. Questa affermazione mette a fuoco il punto vero della politica oggi. La paura è facile da usare: basta indicare un nemico, semplificare, alzare la voce. È una scorciatoia che vediamo spesso, anche ad Asti, nelle dinamiche del centrodestra ma non solo. La speranza, invece, è più impegnativa. Richiede idee nuove, visione concreta, capacità di governo. Richiede di parlare di futuro, non solo di problemi.
Asti può essere una città bella, vivibile e con un grande potenziale: una città dove i servizi funzionano, dove si lavora, dove la cultura è un motore vero, dove c'è spazio per le famiglie, per gli anziani, per chi oggi rischia di restare solo. Io voglio parlare di questo. Voglio parlare di idee concrete, fattibili, innovative. Voglio contribuire a costruire una speranza credibile per Asti, perché la paura divide. La speranza, se è seria, unisce.
Ho già parlato con esponenti dei vari partiti del centrosinistra e ci sono molte idee da mettere in campo. Vedo molte dissidenze, dovute a pregressi, ma come cittadino ritengo sia il momento di guardare a una nuova città con progettualità ambiziosa e seria. La famiglia astigiana ha bisogno di progetti, non dello status quo in decomposizione.
Se il lavoro di coalizione fallisse, valuteresti una civica?
Assolutamente no. Una civica a guida Demaria porterebbe solo a una piccola percentuale senza senso. Nel 2027 ci saranno probabilmente anche le politiche. Per vincere e amministrare la città nei prossimi cinque anni bisogna andare uniti con un'ampia coalizione progressista che trovi accordo sui temi fondamentali.
Quali sono le priorità per Asti?
Al primo punto c'è il lavoro. Non che il Comune possa fare miracoli sulle politiche lavorative, ma può creare l'ambiente adatto all'investimento delle imprese facendo rete vera: città con provincia, collaborazione regionale. Asti ha tutte le potenzialità per essere trainante, ma serve visione. Non possiamo più permetterci rinunce come i fondi già stanziati per le scuole che sono stati rifiutati. Con l'autostrada Asti-Cuneo completata possiamo giocare un ruolo importante nello scacchiere del Nord-Ovest.
Quale sarà il tuo contributo specifico?
Il mio lavoro è mettere insieme le persone. Mi sento adatto a creare un ambiente per aprire porte. Dal punto di vista programmatico, la mia attitudine riguarda l'ambito culturale della mia provenienza lavorativa e l'esperienza della scorsa campagna elettorale, dove c'erano progettualità molto interessanti che restano valide come base di partenza.
Quattro anni fa puntasti molto in campagna elettorale sul sistema cultura ad Asti. Come giudichi la gestione culturale dell'amministrazione Rasero?
Ho un buon rapporto con l'assessore Paride Candelaresi, che ritengo valido e dedito. C'è volontà di mettere in campo strategie culturali, ma vedo una visuale parziale e un po' datata. Nel mondo di oggi la cultura è un comparto economico: ogni investimento deve essere valutato per il rientro in termini turistici ed economici.
Prendiamo Asti Musica: è diventata più pop rispetto ai tempi di Massimo Cotto, con una connotazione diversa. Ci sta, mi fa piacere, ma dobbiamo capire qual è la strategia dietro questa scelta. Vogliamo competere con altri festival vicini che però hanno investimenti enormemente maggiori? Riempire la piazza di astigiani è un obiettivo limitante per un esborso piuttosto oneroso. Serve una riflessione professionale su cosa vogliamo che diventi Asti Musica: un evento per la comunità locale o un vero attrattore turistico? Ogni manifestazione culturale va gestita e pubblicizzata con un occhio attento al ritorno economico e alla competitività rispetto ad altre realtà.
Lo stesso discorso vale per il Palio: è la migliore manifestazione astigiana per tradizione e storia, sono legatissimo al Palio, ma dobbiamo decidere se mantenerlo sempre così o farlo sviluppare facendolo diventare una vera ricchezza per Asti. Sono tutti discorsi che vanno affrontati in maniera molto professionale. Un passo avanti è stato fatto grazie alla dedizione di Candelaresi, ma il prossimo assessore alla cultura deve essere un professionista che sappia guidare dall'interno un asset così centrale per una città che ha perso l'industria e deve inventarsi nuovi connotati.
Qual è la tua posizione finale?
La mia volontà è essere una risorsa per questa coalizione, non un dittatore.










