Politica | 05 febbraio 2026, 18:21

Lanfranco: "Asti soffoca di inerzia, rischia di perdere la Provincia. Servono visione e coraggio, basta con pergamene e passarelle" [INTERVISTA]

L'ex presidente dell'ente di piazza Alfieri rompe tre anni di silenzio e traccia la rotta per il 2027. Dalla crisi del Maina alle scelte urbanistiche, passando per la Banca di Asti e il nodo Gaia

Paolo Lanfranco ai tempi della presidenza della Provincia di Asti (MerfePhoto)

Paolo Lanfranco ai tempi della presidenza della Provincia di Asti (MerfePhoto)

Tre anni di silenzio. Tre anni in cui Paolo Lanfranco, ex sindaco di Valfenera ed ex presidente della Provincia, ha osservato da lontano le dinamiche politiche astigiane, consapevole di avere forse pagato caro il prezzo della coerenza. Oggi torna a parlare con la consueta lucidità, senza sconti per nessuno, lanciando un allarme sul futuro di Asti: "La città sta soffocando di inerzia, e se non cambia metodo rischia di perdere persino il titolo di capoluogo".

"Persa l'attenzione alle istanze locali"

L'addio del generale Roberto Vannacci alla Lega, proprio come il suo nel 2022, potrebbe sembrare il sintomo di un partito in crisi. Ma Lanfranco respinge ogni accostamento: "La mia era una battaglia per recuperare l'anima federalista del movimento, quella attenzione alle istanze locali che è andata persa rincorrendo un consenso sovranista. Vannacci invece è il prodotto di quelle stesse dinamiche. È l'opposto del mio percorso".

Un'analisi che si allarga al metodo: "Io rimproveravo alla Lega di aver perso democrazia interna. Con Vannacci il partito ne paga le conseguenze". Quanto alle scelte future, Lanfranco non ha dubbi: "Sono sempre stato un uomo che nella propria attività politica ha messo davanti le istituzioni e gli interessi degli enti locali rispetto alla linea di partito. Ancora oggi è quella la direzione a cui auspico i partiti diano più attenzione".

Astiss, il cumulo di ruoli e un sistema "non pronto"

Nel 2021, la battaglia contro il Polo universitario Astiss e alle nomine, costò a Lanfranco l'isolamento politico, ma a distanza di anni il giudizio resta netto: "Non interpreto in chiave di vittoria o sconfitta le istanze che ho portato avanti in modo forte e coerente, e che ho pagato fortemente. Forse ero anacronistico, nel senso che ero in anticipo nel porre dei temi su cui Asti e il suo sistema non erano pronti".​

Oggi qualche segnale di rinnovamento c'è, ammette, ma "c'è tanto terreno da recuperare". E aggiunge con un pizzico di autocritica: "Per difendere me stesso e le mie posizioni avrei dovuto tacere ancora. Ma credo che Asti debba invece avere il coraggio di cambiare e accelerare nella ricerca di un cambiamento, perché è sotto gli occhi di tutti che sta soffocando di inerzia. La politica deve anteporre il bene comune al consenso, anche con il coraggio di decisioni impopolari".

Fondazione e Banca: serve competenza, non chiacchiericcio

Sulla diatriba tra Fondazione CR Asti e Banca di Asti, Lanfranco spezza una lancia a favore del confronto vero, quello con le competenze: "Vedo come opportunità il confronto quando non viene strumentalizzato, non viene polarizzato come ormai siamo abituati a livello astigiano tra fazioni. Questo scontro che a qualcuno fa comodo tra bande non può essere il metodo della politica".

Cita con favore l'iniziativa della Fondazione Goria (domani alle 17.30 in UniAstiss ndr) sul tema: "È quello il modo con cui affrontare le questioni, non semplificarle. Soprattutto quando si parla di una realtà così importante ma così delicata come una banca, le dinamiche in cui bisogna entrare sono quelle dell'alta finanza, non quelle del chiacchiericcio e dello scontro locale".

Asti 2027: visione, non slogan

Con le amministrative alle porte, Lanfranco (Asti voterà nella primavera 2027) si schermisce sulle sue eventuali candidature ma non rinuncia a dettare l'agenda: "La libertà di parola intendo conservarla, è probabilmente incompatibile proprio con il modo di fare politica oggi. Penso che sia da cambiare sia il metodo che la prospettiva, che il merito del far politica".

La sua ricetta parte dal recupero del senso di comunità: "Bisogna tornare a creare il senso di comunità, avvicinare gli amministratori agli amministrati. Questa è un'operazione che richiederà molti anni, sarà difficilissimo per i prossimi amministratori portare a casa dei risultati. Anche perché si deve uscire dalla logica del consenso immediato".

Maina, Pnrr e le scelte urbanistiche

Il capitolo più duro riguarda le occasioni perse. La chiusura del Maina è per lui "emblematica": "Era il simbolo di un presidio sociale sotto tutti i punti di vista. In campo sociale ci si occupa di pergamene, di passarelle e di candidature inconcludenti e non della rete di supporto alle criticità". Un tema che Lanfranco ben conosce, legato alle vicende della casa di riposo di Valfenera. "Per me è stata la priorità mettere nelle condizioni la struttura di avere di nuovo un futuro di 2 o 3 decenni. Qui invece ci si perde in ordinaria amministrazione. Secondo me anche le scelte urbanistiche sono fondamentali perché riflettono l'idea di città".

Un affondo che si allarga ai fondi PNRR: "Ricordi che su quello io andai in contrasto? Non mi piace dire 'l'avevo detto', infatti sono stato zitto da tre anni. Però i fatti dimostrano che mancava una visione organica e che quindi anche gli investimenti fatti non hanno condotto a quel rafforzamento e a quel nuovo assetto di cui Asti ha bisogno".

Le proposte urbanistiche sono ambiziose: "Guardando ad Asti come potenziale città attrattiva per i giovani, che è esattamente l'opposto di quella che è la realtà di oggi, immagino l'asse di corso Alfieri tra piazza Alfieri e piazza Primo Maggio come polo della formazione e dello studio, e l'area della Way Assauto come polo invece sempre per i giovani della creatività e del divertimento, del tempo libero".

L'allarme finale: "Rischiamo di perdere il titolo di Provincia"

La chiosa più inquietante riguarda il futuro istituzionale di Asti: "Le province servono, ormai è trasversale, e verrà nuovamente aperta una riflessione sulle dimensioni ottimali. Asti è fortemente a rischio proprio perché ha perso il contatto e una funzione di riferimento per il territorio".

Il quadro tracciato è impietoso: "C'è il sud che guarda verso le Langhe e l'Albese, il nord che guarda o verso Casale o verso Torino. Asti non è più il capoluogo di un territorio che già era piccolo. L'amministrazione di Asti in futuro deve urgentemente porsi questo tema, perché se Asti perde il titolo di provincia significa perdere tutti quegli uffici, tutti quei servizi che sono connessi allo status di capoluogo, non possiamo vivere di solo turismo".

Un'ultima riflessione arriva dal passato recente: "La scelta dell'ingresso di Iren in Gaia a suo tempo fu questione di cui si occuparono gli amministratori. A distanza di dieci anni scopriamo che abbiamo le tariffe più alte di tutta la regione Piemonte. All'epoca pagai a portare avanti istanze quanto meno dubbiose. Oggi un tema che allo stesso modo è delicato e che non è abbastanza attenzionato è  ad esempio quello dell'acqua, gli assetti del sistema idrico integrato".

La politica è anche dedizione e l'ex presidente guarda con favore a tutti coloro che sia in maggioranza che in minoranza ci mettono un grande entusiasmo: "Questo gioco di denigrare l'impegno politico è devastante. Quindi ammiro chi ogni giorno ci mette impegno e passione"

Tre anni di silenzio, un fiume di parole. E la certezza che Paolo Lanfranco, anche senza tessere di partito, non sia affatto uscito di scena.

Betty Martinelli


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Davide Palazzetti

Chi sono in tre righe? Ci si prova.
Partiamo dal personale: marito innamorato e padre fortunato. Tergiversando poi su info tipiche da curriculum, amo il nostro territorio. Lo vivo come nostro anche se vi arrivo da Genova nel 2003. Mi occupo di marketing territoriale e promozione turistica con la piacevole consapevolezza di quanta bellezza ci circondi. Racconto un posto bellissimo, qui e su alcuni miei gruppi Facebook, nella certezza che una delle poche vie di riscatto dell’Astigiano sia riempirlo di turisti.

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