Provincia | 17 febbraio 2026, 17:15

Musei di Asti accoglie ‘L’Anima del Vino’: il racconto artistico della Barbera

Un luogo dove il vino diventa arte e storia, tra memoria contadina e territorio

Musei di Asti accoglie ‘L’Anima del Vino’: il racconto artistico della Barbera

La rete museale astigiana “Musei di Asti” accoglie il museo “L’anima del vino”, allestito all’interno del Centro Enoturistico “Il Risveglio del Ceppo” della Cantina Barbera dei Sei Castelli di Castelnuovo Calcea, dove, il 27 febbraio, dalle 18, avverrà la presentazione ufficiale al pubblico con un AperiVino, con i vini della Cantina abbinati a prodotti tipici del territorio.

“Questo riconoscimento – afferma Maurizio Bologna, presidente della Cantina – ci rende particolarmente orgogliosi perché conferma la bontà di una visione che va oltre il vino come prodotto. “L’anima del vino” è un progetto che parla di identità, di rispetto per il lavoro dei vignaioli e di valorizzazione del nostro territorio. Entrare nella rete museale significa condividere questo patrimonio con un pubblico ancora più ampio”.

 L’inclusione del museo “L’Anima del Vino” nel circuito “Musei di Asti”, infatti, rappresenta un riconoscimento significativo per un progetto culturale distintivo, in grado di coniugare arte, storia, paesaggio, tradizione agricola e identità vitivinicola nel cuore dell’Astigiano, dove la storia della Barbera d’Asti prende forma attraverso le opere d’arte di Ezio Ferraris.

“Ogni ceppo racconta una storia agricola precisa, fatta di scelte, di climi, di annate, di uomini e donne - ha sottolineato il direttore enologo della Cantina, Ezio Gerbi - In questo museo il vino non è presente solo nel calice, ma è ovunque, nella materia, nelle forme, nell’energia che queste opere trasmettono. È un modo diverso e profondo di raccontare la Barbera d’Asti e il lavoro che c’è dietro a ogni sorso, dalla vigna alla Cantina”.

Il progetto ruota attorno alla visione artistica di Ezio Ferraris, artista di Agliano Terme e creatore delle opere in esposizione: “Ho sempre pensato che le vecchie viti non muoiano mai per davvero. Nei loro ceppi resta impressa la memoria del tempo. Trasformarli in opere d’arte ha significato, per me, ascoltare ciò che hanno ancora da dire e restituire loro una voce. Il fatto che questo museo entri nella rete museale è un segnale forte: la cultura contadina può dialogare con l’arte ed essere riconosciuta come patrimonio condiviso”.

“L’Anima del Vino” diventa così un punto di riferimento per un turismo culturale ed enogastronomico consapevole, attento e radicato nel territorio.

Redazione

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