Dalle analisi di laboratorio alla radioterapia, dalla medicina trasfusionale alla fisica sanitaria fino alla diagnostica per immagini. Dietro ogni diagnosi e ogni terapia ospedaliera c’è un sistema complesso di competenze e tecnologie che lavorano in modo integrato.
È il quadro emerso durante il secondo appuntamento del ciclo “Parliamo di Salute” organizzato da Fondazione Astigiana per la Salute del Territorio e UTEA per raccontare i servizi essenziali, ma spesso sconosciuti al pubblico, che entrano in gioco nel percorso di diagnosi e cura offerto dagli specialisti dell’Asl AT, al Cardinal Massaia e sul territorio.
L’incontro che si è svolto sabato 14 marzo al polo universitario Astiss è stato introdotto dal consigliere della Fondazione, il dottor Vincenzo Sorisio, già direttore del Dipartimento di Chirurgia del Cardinal Massaia, e coordinato dalla dottoressa Elda Feyles, Direttore del Dipartimento dei Servizi Asl AT. Per l’Utea ha portato i saluti la vice presidente Angela Motta.
Il laboratorio analisi: il viaggio di una provetta
Maurizio Penna, direttore del Laboratorio Analisi dell’Asl AT, con il supporto di immagini video ha illustrato l’attività al servizio del Cardinal Massaia e di altri 18 punti prelievo distribuiti in tutta la provincia. Si parla di oltre 4 milioni di esami all’anno e tra 2.000 e 2.500 provette analizzate quotidianamente con un sistema ad alta automazione. Ogni provetta viene identificata con codice a barre, centrifugata, instradata verso gli strumenti di analisi e costantemente tracciata. L’automazione riduce il rischio di errore, ma non sostituisce il lavoro umano: i tecnici garantiscono la qualità pre-analitica e la validazione tecnica del dato, mentre medici e biologi intervengono quando servono approfondimenti.
Il comparto microbiologico incide in modo importante sull’attività del laboratorio: i campioni vengono “seminati” manualmente su piastre di coltura: se sono presenti batteri o altri microrganismi, dopo l’incubazione si sviluppano colonie visibili, che vengono poi studiate per identificarne la natura. Dall’anno scorso il laboratorio si è dotato di una nuova tecnologia che consente di identificare il batterio direttamente dalla colonia in pochi secondi. Si tratta di uno strumento basato sulla spettrometria di massa, che analizza il profilo proteico del microrganismo e lo confronta con una banca dati, permettendo di riconoscere rapidamente il tipo di batterio presente nel campione.
Rilevanti anche le tecnologie di biologia molecolare acquisite durante la pandemia, grazie alle quali nei momenti di picco furono gestiti quasi 500 tamponi Covid al giorno. I referti possono essere consultati anche tramite Fascicolo Sanitario Elettronico: attivandolo è possibile ricevere i referti direttamente online, visualizzarli e stamparli senza doversi recare allo sportello, una notifica segnala la disponibilità del risultato spesso in anticipo rispetto ai tempi indicati per la consegna cartacea.
Sul piano organizzativo, Penna ha ricordato la consistenza della squadra: nove dirigenti tra medici e biologi, 33 tecnici di laboratorio affiancati da personale infermieristico e personale amministrativo della sala prelievi e dell’accettazione.
Medicina trasfusionale: il sangue, risorsa di vita
L’incontro è proseguito con l’intervento dedicato all’immunoematologia e alla medicina trasfusionale, struttura diretta dal dottor Sandro Macchi, che ha ricordato come in Italia si effettui una trasfusione ogni 20 secondi, a riprova dell’importanza del sangue come risorsa di vita. Si stimano circa 3 milioni di emocomponenti trasfusi in un anno in Italia, a beneficio di oltre 600 mila cittadini.
Su scala locale, i numeri non sono meno significativi. Includendo l’attività effettuata in collaborazione con Avis e con le sedi territoriali, la raccolta complessiva arriva a circa 13.500 unità di sangue e 1.800 unità di plasma. Nella sala che accoglie quotidianamente 40-50 donatori vengono effettuate diverse tipologie di raccolta: la donazione di sangue intero, ma anche procedure di aferesi, che consentono di prelevare selettivamente alcune componenti del sangue, come plasma, piastrine o globuli rossi destinati alle diverse esigenze cliniche e terapeutiche. Circa 7.000 unità su 13.000 vengono destinate alla Regione Sardegna, dato che colloca il servizio tra quelli che più contribuiscono alla compensazione extraregionale. Accanto al sangue intero cresce anche la richiesta di plasma e piastrine.
Macchi ha ricordato che il servizio si regge su una struttura composta da 32 professionisti, che affianca alla raccolta e alla produzione di emocomponenti anche un’importante attività clinica e ambulatoriale.
L’ambulatorio trasfusionale ha effettuato circa 18 mila prestazioni nell’ultimo anno, tra visite e terapie per pazienti cronici, infusioni di ferro e trattamenti per anemie o patologie specifiche. Anche l’attività clinica è di grandi dimensioni: il SIMT ASL AT ha un’assegnazione media di 22 unità di emocompoenti al giorno, i quali assicurano la terapia a più di 6.000 pazienti tra ospedale e territorio. Un altro segnale della generosità del territorio arriva dalle donazioni di cellule staminali o midollo osseo: il SIMT ASL AT è Polo di Reclutamento per aspiranti donatori e negli ultimi anni, grazie alla collaborazione con l’associazione ADMO, sono stati più di 80 i donatori che hanno offerto, con il loro gesto, una possibilità di cura a pazienti anche lontani dal contesto locale (registro mondiale IBMDR).
Anatomia patologica: dal campione alla diagnosi
Quando si parla di anatomia patologica, il pensiero corre spesso alle indagini criminologiche e alle autopsie raccontate nei film o nelle serie televisive. Molto meno note sono invece le attività quotidiane di questo servizio ospedaliero, legate agli esami istologici e citologici, che hanno un ruolo diagnostico fondamentale, soprattutto in ambito oncologico.
A raccontare il lavoro del laboratorio sono stati gli anatomo-patologi Francesco Cabutti e Do An Andrea Trinh, che hanno illustrato come la diagnosi parta dallo studio delle cellule e dei tessuti prelevati durante biopsie o interventi chirurgici. Diversamente da quanto avviene nel laboratorio analisi, dove l’automazione è molto spinta, in anatomia patologica la lavorazione mantiene ancora una componente artigianale importante. I campioni vengono infatti sezionati, disidratati, inclusi in paraffina e tagliati in sezioni sottilissime, spesse appena 4–5 micron, che vengono poi colorate e osservate al microscopio.
Quando necessario si ricorre ad approfondimenti più avanzati, come immunoistochimica, ibridazione in situ o analisi genetiche, strumenti sempre più importanti per definire con precisione la natura dei tumori e orientare le terapie. I tempi di preparazione degli esami istologici sono generalmente di almeno due giorni lavorativi, perché ogni fase del processo richiede controlli accurati di qualità. Nei casi particolarmente complessi il laboratorio può inoltre avvalersi della consulenza di centri di riferimento nazionali, come quelli di Torino, Padova o Milano, ai quali vengono inviati i campioni per ulteriori approfondimenti diagnostici.
Gli esami citologici delle cellule isolate dai tessuti - esfoliate naturalmente nei liquidi biologici (urine, espettorati, versamenti endocavitari) o prelevate mediante agoaspirato con ago sottile - hanno una lavorazione più semplice e il risultato può essere pronto in minor tempo.
Fisica sanitaria: qualità e sicurezza dietro ogni macchina
Qualità e sicurezza sono le parole chiave della Fisica Sanitaria che si occupa di “far funzionare” in modo sicuro e preciso le tecnologie, anche le più complesse, che utilizzano radiazioni, ionizzanti e non ionizzanti, per diagnosi e cura. L’ha spiegato la dottoressa Simonetta Amerio, direttore della Struttura che supporta l’attività di diversi reparti: Radioterapia, Radiologia, TC, Risonanza Magnetica, Chirurgia Vascolare, Elettrofisiologia-Emodinamica, Urologia, Ortopedia e Traumatologia, Gastroenterologia, e altri ancora.
L’equipe - composta da tre dirigenti fisici, un tecnico sanitario di radiologia medica e un OSS - collabora quotidianamente con tutte le professioni sanitarie per verificare che le apparecchiature siano idonee all’uso clinico e che le dosi di radiazioni utilizzate siano ottimizzate e adeguate all’obiettivo medico, evitando rischi inutili per i pazienti, per gli operatori e per la popolazione.
La “qualità delle cure” e dei percorsi diagnostici non è più definita dal singolo centro, ma deve rispondere a requisiti e a criteri di conformità definiti e individuati da Linee Guida e norme che hanno una connotazione veramente “universale”. In sintesi, la misura di dose eseguita dal Fisico di Asti secondo un determinato protocollo è del tutto identica e sovrapponibile a quella eseguita dal Fisico di qualunque altro posto del mondo, così come prevede il “metodo scientifico”.
L’attività, come ha spiegato la Fisica Elisa Rizzi, si estende anche alla pianificazione personalizzata dei trattamenti radioterapici mentre il laureando Luca Travasino, ha presentato il lavoro di tesi svolto presso il servizio di Asti, che riguarda “il commissioning (insieme di tutti i test di caratterizzazione e accettazione) di un sistema di dosimetria in vivo da utilizzarsi in tempo reale su paziente nelle sedute di Brachiterapia ad alto rateo di dose”.
Radioterapia: un’arma fondamentale nella lotta ai tumori
Il principio alla base della radioterapia è quello di danneggiare il DNA delle cellule tumorali attraverso radiazioni ad alta energia, impedendo loro di proliferare. Il progresso tecnologico ha reso questo processo sempre più mirato: se in passato i trattamenti erano meno selettivi, oggi le tecniche più avanzate permettono di concentrare la dose esattamente sul bersaglio.
Nel reparto diretto dalla dottoressa Maria Tessa sono disponibili apparecchiature in grado di erogare fasci di radiazioni ad alta energia, da 6 a 15 megaelettronvolt, oltre a fasci di elettroni utilizzati a seconda della profondità della lesione da trattare. Il percorso terapeutico inizia con una fase di simulazione virtuale, effettuata attraverso una TAC di centratura che permette di ricostruire con precisione l’anatomia del paziente e pianificare il trattamento.
Uno degli aspetti più importanti è la pianificazione personalizzata della terapia. Il medico radioterapista individua sulle immagini diagnostiche il volume del tumore e gli organi critici che devono essere protetti; successivamente il fisico sanitario calcola la distribuzione della dose e definisce i parametri tecnici del trattamento, un lavoro che può richiedere anche diversi giorni nei casi più complessi.
Il reparto si occupa di numerose patologie oncologiche. Tra le più frequenti vi sono i tumori della mammella, seguiti da quelli della prostata, del polmone, dell’apparato digerente, dell’utero e del distretto testa-collo, oltre ad altre patologie meno rappresentate.
Due sono le principali modalità di trattamento. La prima è la radioterapia esterna, nella quale le macchine ruotano intorno al paziente senza entrare in contatto con il corpo. Qui, grazie al PNRR è stato acquisito un nuovo acceleratore lineare che si aggiunge a quello già esistente dal 2021, entrambi di altissima precisione. La brachiterapia è invece una tecnica più mirata nella quale la sorgente radioattiva viene posizionata direttamente all’interno o a contatto con il tumore. Trova applicazione soprattutto nei tumori ginecologici, della cute, del labbro e dell’esofago. La tecnica, praticata con successo e continuità ad Asti sin dal 1990, è stata recentemente rinnovata con l’aggiornamento della catena di apparecchiature che la sostiene.
Il lavoro della radioterapia è profondamente multidisciplinare. Il percorso del paziente viene discusso da un’équipe che coinvolge chirurghi, oncologi, radioterapisti, radiologi e anatomo-patologi. Dopo la valutazione iniziale si passa alla simulazione, alla pianificazione e infine all’esecuzione del trattamento, che spesso richiede sedute quotidiane per diverse settimane.
Il reparto può contare su una squadra composta da sei medici radioterapisti, dieci tecnici sanitari di radiologia , due coadiutori amministrativi, due infermiere e una OSS , che accompagnano i pazienti lungo tutto il percorso terapeutico e nel follow-up successivo.
Radiologia: quattro sedi, appropriatezza e diagnostica per immagini
A chiudere il percorso è stato Mattia Macagno, direttore della Radiodiagnostica, che ha illustrato il ruolo del radiologo e l’organizzazione del servizio articolato su quattro sedi (al Cardinal Massaia nel reparto di Radiologia e al Pronto Soccorso, al presidio ospedaliero di Nizza Monferrato e alla Casa della Salute di San Damiano). Macagno ha ricordato che il compito del radiologo non è solo leggere le immagini, ma anche garantire l’appropriatezza clinica dell’esame.
Il principio, ha spiegato, è semplice: fare l’esame giusto al paziente giusto, nel momento giusto e nel modo giusto. Ogni indagine radiologica richiede infatti valutazione preliminare di utilità e sicurezza. La struttura complessa ha un’équipe di 100 professionisti tra medici dipendenti e consulenti, personale infermieristico, tecnici di radiologia, operatori socio sanitari e personale di segreteria Sono circa 156mila le prestazioni garantite annualmente dalla Radiologia. Con i fondi PNRR sono stati recentemente acquisiti 5 tavoli radiologici, 1 mammografo, 2 ecografi, 2 risonanze magnetiche, 1 TAC di ultima generazione. L'Asl di Asti si è confermata ai vertici in Italia per lo screening mammografico, raggiungendo un tasso di adesione dell'82% nel 2024, il più alto a livello nazionale secondo l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari.
In conclusione, l’incontro ha chiarito come dietro ogni referto, ogni trasfusione, ogni TAC e ogni seduta di radioterapia vi sia un lavoro condiviso che intreccia competenze, controlli, protocolli e responsabilità. Un lavoro spesso invisibile agli occhi dei pazienti, ma decisivo per la qualità e la sicurezza delle cure.
Gli incontri di Fondazione Astigiana per la Salute e UTEA proseguono fino a giugno. Il prossimo in calendario è sabato 18 aprile: si parlerà di “Sanità e Territorio” con gli interventi del direttore del Distretto Asl AT, Elena Tamietti e del direttore delle Professioni Sanitarie, Katia Moffa.
La partecipazione è libera, gratuita e aperta a tutta la cittadinanza.
Aggiornamenti su www.fondazioneastigianasalute.it










