Solidarietà | 11 aprile 2026, 12:18

Ottimi risconti per "Com'eri vestita?": la mostra anti-violenza tornerà in autunno

Dopo l'eccezionale partecipazione registrata ad Asti e Villafranca, la mostra itinerante in autunno verrà proposta in nuovi spazi espositivi

Alcuni degli abiti esposti al Massaia

Alcuni degli abiti esposti al Massaia

La mostra itinerante anti-violenza "Com'eri vestita?" verrà riproposta anche nel prossimo autunno. Dopo aver riscosso un notevole successo e raccolto numerose testimonianze presso l'ospedale Cardinal Massaia di Asti e la Sala Bordone di Villafranca, la mostra contro lo stupro riprenderà il suo percorso per toccare nuovi Comuni e istituti scolastici che ne hanno già richiesto l'allestimento.

Il progetto, ideato dall'associazione di promozione sociale Libere Sinergie e promosso localmente da Amnesty International Asti e SOS donna, utilizza una formula di grande impatto: l'esposizione di abiti simili a quelli indossati dalle vittime al momento della violenza. Accanto agli indumenti, i visitatori hanno potuto leggere testimonianze dirette su stupri rimasti indelebili o subiti per anni in silenzio, spesso all'interno del contesto familiare.

I quaderni messi a disposizione durante le tappe astigiane sono diventati un archivio di dolore e consapevolezza. Una donna ha ricordato con sofferenza l'abuso subito a soli sei anni dal cugino, mentre un'altra voce ha raccontato di aver finalmente fatto pace con un passato segnato dalle violenze di uno zio materno. Le riflessioni hanno coinvolto anche il mondo maschile. Fabio ha scritto: "Se una donna dice no bisogna ascoltarla, non siate dei mostri", mentre un'altra nota riporta testualmente la presa di coscienza collettiva: "Noi uomini a volte sappiamo diventare esseri spregevoli".

Particolarmente significativa è stata la partecipazione delle scuole. Gli studenti della 1B dell'Istituto Agrario Penna hanno ammesso di non aspettarsi una "testimonianza così vera, così cruda", mentre dal Liceo Scientifico Vercelli e dall'Istituto Sella sono giunti messaggi di solidarietà e l'invito a considerare il credere alle donne come un atto di giustizia. Anche i più giovani, come gli alunni delle medie di Mombaruzzo, hanno ribadito che il rifiuto della donna è l'elemento più importante da rispettare.

Simona Franzino, referente di Amnesty International, e Laura Nosenzo di SOS donna, hanno espresso soddisfazione per come il messaggio contro il pregiudizio sia stato recepito. La mobilitazione prosegue ora con la campagna "Io lo chiedo", che punta a introdurre il principio del consenso nella legislazione italiana per passare dalle parole ai fatti nel pieno rispetto delle donne.

Redazione

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