La complessa situazione geopolitica internazionale, segnata in particolare dai conflitti in Medio Oriente, fa sentire i suoi pesanti effetti sull'economia del Piemonte. L'indagine trimestrale condotta a marzo dal Centro Studi dell'Unione Industriali di Torino, basata sulle previsioni di oltre milleduecento aziende, rileva un clima di forte cautela. Tra i dati più allarmanti spicca l'incremento dei costi operativi: dopo dodici trimestri di stabilità, oltre il 70% delle imprese prevede rincari significativi per materie prime e logistica, un dato che balza addirittura all'85% per l'energia.
L'analisi dell'astigiano Andrea Amalberto
A guidare la riflessione sui dati regionali è l'astigiano Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte, che analizza lo scenario attuale con un cauto ottimismo legato alle recenti evoluzioni diplomatiche. Il presidente sottolinea: "Al termine di settimane ad altissima tensione, arrivano segnali di una concreta e possibile stabilizzazione dello scenario in Medio Oriente". Nonostante l'impatto su produzione e occupazione sia stato finora contenuto, Andrea Amalberto avverte che le conseguenze saranno a lungo termine, rendendo necessari mesi prima che i mercati tornino a livelli gestibili. L'invito alle istituzioni europee è perentorio: "L’Europa, in questo contesto di maggiore distensione, ha strumenti economici e strutturali per ritagliarsi un vero ruolo da superpotenza ma servono velocità di decisione e unità politica, che solo dopo la pandemia abbiamo visto realizzarsi. È il momento di agire, non possiamo perdere nemmeno un minuto".

Rallenta il terziario, frena l'export
Per la prima volta dalla pandemia del 2020, si registra un marcato rallentamento nel settore terziario, comparto storicamente più resiliente. Gli indicatori di produzione e redditività calano di oltre 15 punti percentuali, penalizzati in particolare dalle diffuse difficoltà del commercio, del turismo e dei trasporti, settori altamente vulnerabili alle dinamiche geopolitiche. Anche l'export continua a soffrire, segnando una flessione per il dodicesimo trimestre consecutivo. L'industria manifatturiera mantiene invece una sostanziale tenuta, seppur con evidenti disparità interne. Soffre il comparto metalmeccanico, trainato al ribasso dall'automotive, mentre si mostrano più ottimisti i settori cartario, tessile, chimico e dell'edilizia.
Occupazione e investimenti
Nonostante il quadro complesso, le imprese piemontesi mostrano segnali di resistenza sul fronte lavorativo. Le attese rimangono nel complesso positive per l'occupazione e i nuovi ordini totali, mentre il tasso di utilizzo degli impianti si stabilizza al 77%. La propensione a investire subisce una lieve flessione, interessando comunque quasi il 75% delle aziende interpellate, a dimostrazione di un tessuto imprenditoriale che cerca di guardare oltre le difficoltà contingenti. Resta tuttavia evidente la forbice tra le grandi realtà aziendali, decisamente più fiduciose sulle prospettive future, e le piccole imprese, che affrontano la delicata congiuntura con maggiore preoccupazione.










