Economia e lavoro | 05 giugno 2026, 07:00

Centri commerciali come spazi di intrattenimento: cosa cambia per i consumatori

I centri commerciali stanno cambiando pelle: da luoghi “di spesa” a posti dove ci si ferma più a lungo, spesso con un obiettivo diverso dal comprare

Centri commerciali come spazi di intrattenimento: cosa cambia per i consumatori

I centri commerciali stanno cambiando pelle: da luoghi “di spesa” a posti dove ci si ferma più a lungo, spesso con un obiettivo diverso dal comprare. Il motivo è semplice: con l’e-commerce che assorbe una quota crescente degli acquisti “standard”, la visita in presenza deve offrire qualcosa che lo schermo non dà. Per questo aumentano ristorazione, servizi, cinema e formule di intrattenimento attivo, pensate per famiglie, gruppi di amici e coppie. In Italia, i dati dell’Osservatorio CNCC-EY mostrano un settore che, pur con ritmi moderati, continua a reggere e ad attrarre pubblico: nel 2024 le vendite sono cresciute dello 0,7% sul 2023 e le affluenze dell’1,6%.

Perché l’intrattenimento entra nella “ricetta” dei centri commerciali

La risposta più diretta è: perché porta persone, tempo di permanenza e abitudini ricorrenti. Se devo scegliere dove passare un sabato piovoso, un centro che offre anche attività piacevoli diventa un’opzione naturale.

Questa trasformazione non è solo italiana. Negli Stati Uniti, un report citato da ICSC indica che gli spazi occupati da operatori di entertainment nei mall sono cresciuti di circa il 45% in nove anni (2010–2019), con aumenti rilevanti anche nei centri “open-air”. È un segnale chiaro: l’intrattenimento non è un “contorno”, è un modo per rendere la visita una destinazione.

Un altro driver è il cibo. Una sintesi ULI basata su una survey CBRE riportava che circa un terzo dei visitatori dichiarava di entrare in un centro commerciale inizialmente per l’offerta food & beverage, non per lo shopping. Quando mangiare diventa un motivo di visita, tutto il resto (negozi, servizi, eventi) beneficia del flusso.

Cosa cambia davvero per chi visita: tempo, servizi e aspettative

Cambia l’idea di “andare al centro commerciale”. La visita tende a somigliare a un’uscita: si programma, si condividono attività, si cerca comfort. Questo porta tre conseguenze pratiche:

  • Aumenti delle occasioni d’uso: commissioni veloci, pausa pranzo, pomeriggio in famiglia, serata con amici.
  • Maggiore attenzione ai servizi: parcheggi, gestione code, aree bimbi, spazi per lavorare al laptop, prenotazioni.
  • Standard più alti: pulizia, qualità del personale, segnaletica chiara, accessibilità, sicurezza.

Per il consumatore significa anche una cosa molto concreta: se il centro funziona come “hub”, diventa più facile concentrare attività diverse nello stesso luogo (spesa, regalo, ricarica auto elettrica, cinema, cena). In Italia, per esempio, i dati CNCC-EY mostrano che la ristorazione continua a essere una componente vitale: nel 2024 segna un +0,8% sul 2023 (dopo una crescita molto forte nel 2023).

Famiglie, giovani e adulti: bisogni diversi, stessa logica di fondo

La domanda che molti si fanno è: “Perché dovrei passare ore lì dentro?”. Per famiglie con bambini la risposta è spesso logistica: un posto coperto, servizi disponibili, attività che intrattengono e riducono lo stress dell’organizzazione. Per adolescenti e giovani adulti, invece, contano socialità e novità: esperienze da condividere e raccontare.

C’è anche un elemento di benessere: in Europa la soddisfazione media per il tempo libero (misurata da Eurostat) era pari a 6,8 su 10 nel 2022. In un contesto in cui tanti percepiscono il tempo libero come “poco”, luoghi che semplificano l’uscita e riducono imprevisti diventano più appetibili.

Quando il gioco diventa una meta: esempi e formati che stanno prendendo piede

Funzionano le attività che creano un motivo chiaro per tornare, soprattutto quando l’esperienza è pensata per essere condivisa. Ecco perché crescono formule come bowling evoluti, sale giochi interattive, escape room, aree VR, mini-golf indoor, eventi pop-up e spazi per compleanni. Un esempio locale è l’area intrattenimento del complesso di Beinasco, nell’hinterland torinese, che affianca offerta commerciale e attività ricreative per famiglie e gruppi: in questo contesto si inserisce Flash, realtà orientata al tempo libero con un’offerta che mette al centro attività “da fare” e non solo da guardare. Nel Flash Beinasco bowling prende forma un format di bowling in versione interattiva, in cui la partita diventa più dinamica grazie a modalità di gioco e componenti tecnologiche pensate per coinvolgere anche chi non è un habitué della pista.

Prezzi, sicurezza e qualità: i tre criteri con cui si giudica l’esperienza

“Mi conviene?” Dipende da come viene costruita l’offerta. In genere il consumatore percepisce valore quando:

  • il prezzo è chiaro (magari con pacchetti famiglia o formule serali);
  • i tempi sono gestiti bene (prenotazione, turni, attese);
  • l’ambiente è curato (illuminazione, pulizia, controllo accessi).

La sicurezza, inoltre, non riguarda solo episodi critici: riguarda anche la sensazione di essere in un posto “facile” (orientamento, personale presente, regole leggibili). È un dettaglio che pesa molto quando l’intrattenimento coinvolge minori o gruppi numerosi.

Domande frequenti prima di scegliere un centro “da uscita”

Conviene andare senza comprare nulla?

Sì, e oggi è un comportamento previsto: ristorazione, cinema e intrattenimento sono progettati proprio per attrarre visite che non partono dallo shopping.

È un modello destinato a durare?

Se l’esperienza è buona, tende a reggere. I dati CNCC-EY mostrano che affluenze e vendite restano in territorio positivo, segnale che il format continua a essere frequentato.

Come capisco se l’offerta è “di qualità”?

Controlla tre cose: varietà (attività per target diversi), facilità d’uso (prenotazioni, info chiare), e integrazione (mangiare, muoversi, parcheggiare senza stress). Se queste leve funzionano, l’intrattenimento smette di essere un extra e diventa un motivo per tornare.




 


 

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Elisabetta Testa

Da giovane giornalista creativa, scrivo di persone dalle storie incredibili, che hanno Asti nel cuore, che ne conservano un dolce ricordo, che qui ci hanno messo radici e che, orgogliosamente, fanno conoscere la nostra città in altre terre.
Orgoglio Astigiano è la storia di un salto, personale e professionale; è un invito a riscoprire se stessi attraverso le testimonianze di chi ce l'ha fatta.
Orgoglio Astigiano per me è sinonimo di scelta: la mia e quella degli altri.
Per questo ho voluto scrivere in prima persona ogni articolo della rubrica, convinta di riuscire a portare anche te nel mio mondo.
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