Dopo anni di abbandono, una demolizione e tante attese, arriva la svolta per l’ex area Riccadonna, segnata da una deliberazione firmata lo scorso 21 maggio che ha approvato l’accordo pubblico-privato per la riqualificazione dell’area, per trasformarla, come si legge, in “un polo simbolico, culturale ed economico capace di rilanciare Canelli a livello internazionale”.
Il progetto, curato dallo Studio Rolla di Torino e dallo Studio Cavagnino di Canelli, è arrivato attraverso l’accordo con la società Sabevis S.r.l. e prevede la realizzazione di una scuola internazionale, un albergo business da 180 camere, il Museo delle Bollicine e la nuova sede del Consorzio dell’Asti, una piazza pedonale centrale che faccia da collante tra le storiche cantine Riccadonna e la città, e una passerella pedonale di 270 metri che si connetta con piazza Gancia superando il Belbo. Dal punto di vista del verde, invece, il progetto vorrebbe sviluppare un vigneto urbano di Moscato: 2.200 mq di filari che verranno piantati sulla copertura delle aree commerciali, tra cui un probabile supermercato.

(Un estratto dal documento pubblicato sull'Albo Pretorio di Canelli)
Il simbolo: il vigneto urbano
Tornando al vigneto, la volontà è quella di compiere un “atto simbolico che intreccia la memoria agricola con la vita urbana contemporanea”. Un’operazione strettamente legata anche al portone dell’ex stabilimento industriale, accesso “a un nuovo modello di città in cui la campagna entra nello spazio urbano e lo rigenera”.
L'accordo e i costi
Secondo l'accordo, il soggetto attuatore, cioè la Sabevis S.r.l., dovrà impegnarsi a coprire integralmente i costi della variante urbanistica, versando al Comune la somma di 57.500 euro per gli incarichi professionali; oltre a farsi carico della progettazione e realizzazione di tutte le opere di urbanizzazione primaria e secondaria, incluse quelle esterne all'ambito di intervento, necessarie per l'allacciamento ai servizi pubblici.

(Un estratto dal documento pubblicato sull'Albo Pretorio di Canelli)
Una prospettiva che immagina una nuova Canelli, con legami tra passato e futuro, che sia capace di rimarginare “una ferita aperta nel tessuto cittadino che, dopo quasi trent’anni di abbandono, diventa oggi occasione di rinascita sociale, economica e culturale”.










