Nessun trionfalismo, ma la netta consapevolezza di aver siglato un compromesso faticoso per tutelare la parte agricola da un tracollo ben peggiore. È questa la posizione ufficiale espressa dai vertici di Coldiretti Asti dopo il via libera del consiglio d'amministrazione consorziale alla resa del moscato per la vendemmia 2026, bloccata a 85 quintali per ettaro dopo che l'accordo complessivo è stato formalizzato nei giorni scorsi. L'associazione di categoria mette subito in chiaro che la misura, pur necessaria per la stabilità del comparto, rappresenta un pesante sacrificio economico per gli oltre 2400 vignaioli del territorio, costretti per il secondo anno consecutivo a produrre meno rispetto ai 100 quintali previsti dal disciplinare.
La federazione rivendica però il valore della mediazione politica condotta durante le trattative. Nel tavolo regionale del 18 giugno, infatti, la parte industriale aveva spinto per un drastico ridimensionamento a 80 quintali per ettaro; una proposta che Coldiretti ha respinto immediatamente al mittente, giudicandola del tutto insostenibile per i produttori.
Un equilibrio basato sui sacrifici della filiera
"Quello raggiunto è un punto d'incontro rispetto al quale nessuno ne esce vincitore", evidenzia la presidente di Coldiretti Asti Monica Monticone (nella foto sottostante), che siede in giunta regionale con la delega al settore vitivinicolo. La presidente rimarca come l'intesa, che dovrà ricevere la conferma definitiva dall'assemblea dei soci del Consorzio, distribuisca gli oneri in modo bilaterale: se i viticoltori rinunciano a 15 quintali di prodotto per ettaro, chi vinifica – tra case spumantiere, cantine sociali e privati – dovrà farsi carico dei costi per lo stoccaggio di quasi metà della produzione.
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Sulla necessità di una reale coesione insiste anche il vice presidente della federazione, nonché produttore, Gianfranco Torelli (nella foto sottostante, con la figlia Michela), secondo cui l'impegno deve legare l'intera filiera in modo paritario. Il comparto difende un patrimonio di 9700 ettari di vigne storiche, candidate a fare da vero e proprio motore economico per 51 Comuni del territorio Unesco. Torelli guarda alle grandi potenzialità commerciali del moscato, legate alla sua naturale bassa gradazione e alla spiccata aromaticità, ma individua anche nuovi canali di sviluppo: "Vorrei ricordare che, nella denominazione Asti DOCG c'è una nuova versione Rosé che si affaccia sui mercati", spiega, segnalando l'appeal del comparto su nuovi investitori strategici, come dimostra la recente acquisizione dello storico marchio Cinzano da parte del gruppo Caffo.

Lo sguardo rivolto alla Regione per la svolta triennale
L'obiettivo dell'azione sindacale rimane la salvaguardia del reddito delle famiglie agricole, un traguardo da raggiungere mantenendo un forte pragmatismo. "Portiamo a casa un equilibrato accordo per i viticoltori dell'Asti, del Moscato e del Canelli docg", commenta il direttore di Coldiretti Asti Giovanni Rosso (nella foto), auspicando che questo risultato possa infondere l'ottimismo necessario a ridefinire le regole del gioco di fronte a un mercato globale incerto.

Proprio per uscire dalle logiche della gestione emergenziale, Coldiretti ha deciso di spostare la partita sul piano della pianificazione politica. Resta infatti altissima l'attesa sia per la definizione delle prossime quotazioni economiche sia, soprattutto, per la risposta dell'assessorato regionale all'Agricoltura. La presidente Monticone ha già presentato una richiesta formale all'assessore regionale all'Agricoltura Paolo Bongioanni per l'istituzione immediata di un tavolo di programmazione triennale. Per l'associazione non è più ammissibile che un intero territorio sia costretto a negoziare decisioni così determinanti a soli due mesi dall'inizio della vendemmia.










