Lo svolgimento del Consiglio comunale di martedì scorso a Nizza Monferrato si è concentrato sulla mozione del gruppo di minoranza Nizza Futura per i fatti che a febbraio sono giunti al femminicidio di Zoe Trinchero e al tentato linciaggio di Naudy Carbone. Eventi che, per il gruppo, hanno evidenziato aspetti di degrado sociale, sollevando una serie di interrogativi, tenendo conto che i servizi di assistenza sociale, ora, sono compito del Cisa Asti Sud: “Vi è un dialogo sufficiente? Come viene effettuato il monitoraggio e la presa in carico delle persone sole che necessitano di assistenza medico-psichiatrica, alla luce dei fatti accaduti, comprese le risse notturne e le conseguenti chiusure di locali?”.
Le origini: la mozione di maggio
Già nella seduta di maggio, la capogruppo Laura Grasso aveva posto l'attenzione sul monitoraggio delle persone sole e sulla presa in carico dei soggetti con necessità medico-psichiatriche.
Dalla prima discussione, il Consiglio aveva accettato di impegnarsi a raccogliere i dati del Cisa per affrontare la situazione, come aveva anche esplicitato a titolo personale il consigliere Andrea Forin, invitando, anche tramite un’audizione del Cisa, a raccogliere elementi tangibili e numerici “per fare un’analisi oggettiva della situazione e arrivare a un Consiglio con una determinazione e un ordine del giorno condiviso”.
Oltre la gestione dell'emergenza
Dopo la riunione con il Cisa, il vicesindaco Ausilia Quaglia ha presentato i risultati del confronto con gli enti preposti, spiegando che, sebbene i controlli delle forze dell'ordine e le telecamere siano stati potenziati, questi vanno a risolvere solo il “problema immediato”.
“Il problema vero di queste sacche di marginalità, di queste problematiche che esistono anche a Nizza parte da molto più distante: dall'educazione dei bambini dell'asilo, dal rapporto con i coetanei, dal rapporto con il diverso, dal rapporto con chi può avere un colore o può essere magari differente per il suo modo di essere - ha dichiarato Quaglia - Parte già con l'educazione, se non dell'asilo, almeno dei primi anni della primaria”.
Da queste considerazioni, si è ritenuta necessaria una strategia condivisa con il Cisa, che deve diventare “promotore, coordinatore, controllore e motivatore di iniziative”.
Il tempo delle parole è finito
Tra i punti toccati durante gli interventi, è emersa la difficoltà nella gestione delle malattie mentali, definita un vero e proprio “buco nero”, che spesso lascia le stesse autorità con le “mani legate” alla volontà del singolo. Per questo motivo si è voluto rivolgere un messaggio anche ai parlamentari locali per ottenere rettifiche legislative che permettano interventi più efficaci, che possano portare dalle parole, dagli incontri, dalle tante iniziative fatte in città, finalmente ai fatti.
Sul punto, la consigliera Grasso ha messo in primo piano la questione della mancanza dell’Asl all’incontro tra Comune e Cisa, nonostante la richiesta, sottolineando come la carenza di collaborazione sia un limite alla risoluzione dei problemi.
“Il tempo degli incontri, delle tavole rotonde, delle discussioni, cioè il tempo delle parole, secondo me è finito, perché a forza di fare delle parole abbiamo risolto zero - ha poi proseguito Grasso - Quindi è importante trovare qualcosa che operi sul campo, qualche attività che possa portare i ragazzi fuori dal loro ambiente e dare dei valori differenti da quelli nei quali normalmente sono inseriti. È un discorso difficile, assolutamente sì, ma credo che sia un po' la missione che dobbiamo prenderci come amministratori, ma anche come persone, come genitori, perché alla fine dobbiamo cercare di dare un'opportunità, un miglioramento alla situazione che stiamo vivendo”.
Un cambiamento di rotta che deve partire dalle istituzioni secondo il consigliere di maggioranza Andrea Forin, che ha suggerito un percorso educativo anche per gli amministratori stessi al fine di gestire meglio il futuro della comunità.










