La siccità e gli eventi grandinigeni tornano a flagellare i raccolti, mettendo in ginocchio gli agricoltori astigiani. Dalla prolungata assenza di precipitazioni, che ha impedito a cereali e frumento di sviluppare il loro naturale ciclo fisiologico e ha spinto le viti a mandare in protezione l'apparato fogliare, fino alla grandine che ha letteralmente decimato le produzioni, i danni si moltiplicano e gli agricoltori non sanno più a che "Santo" rivolgersi.
La richiesta di stato di emergenza
Già lo scorso 13 luglio, Coldiretti regionale, sostenuta da tutte le federazioni provinciali, Asti inclusa, aveva avanzato una missiva urgente al Governatore della Regione Alberto Cirio e, per conoscenza, agli Assessori all'Ambiente Matteo Marnati e all'Agricoltura Paolo Bongioanni, richiedendo la subitanea attivazione della "dichiarazione di stato di emergenza". Nella richiesta si ricordavano sia la diminuzione della qualità del prodotto sia l'effettiva riduzione dei risultati produttivi delle colture.
"Si tratta di uno tsunami strutturale caratterizzato anche dal significativo incremento dei costi di produzione, conseguenti agli scenari geopolitici internazionali e ai conflitti in corso" spiega Felice Ferrero, agricoltore con delega cerealicola in seno alla Consulta Regionale. "A tutto ciò si aggiungono la bassa remunerazione per chi produce, con conseguenti ripercussioni sull'indotto. Manca un'equilibrata distribuzione del valore del prodotto su tutti gli attori della filiera, dal produttore, al trasformatore fino al consumatore. L'obiettivo da raggiungere è triplice: qualità, sostenibilità e remuneratività."
Le voci del territorio
"La provincia di Asti non dispone di bacini idrici, che possano tornare utili ai nostri agricoltori" osserva la Presidente Coldiretti Asti Monica Monticone. "Qui, occorre partire da zero e, pertanto, occorrono maggiori attenzioni e risorse, rispetto ad un bacino produttivo di grande valore culturale, economico, produttivo e qualitativo, apprezzato in tutto il mondo."
"L'agricoltura è un settore imprescindibile per l'identità, la sostenibilità e l'economia nazionale, regionale e astigiana" rimarca il Direttore Coldiretti Asti Giovanni Rosso. "La politica deve agire e lo deve fare di gran carriera. Non è concepibile dover sempre porre rimedio a danni fatti e, ogni anno, affrontare l'emergenza come se fosse la prima volta. Non è altrettanto concepibile che, dal 13 luglio, data in cui abbiamo chiesto l'immediata attivazione dello stato di emergenza, ancora oggi non sia pervenuto riscontro. Occorrono programmazione, pianificazione e investimenti. Nel contempo, occorre compensare le perdite produttive che, da previsione, sono diventate conclamata realtà."










