Agricoltura | 07 agosto 2026, 06:46

Negli alveari il caldo fa più rumore del ronzio: "Le api stanno finendo il cibo, e con loro rischiamo tutti" [VIDEO E FOTO]

Viaggio nell'azienda agricola PolyAgriNova di Paulin Takumbo Takam: raccolti crollati, fioriture compromesse e un equilibrio naturale sempre più fragile. "Oggi nutriamo noi le api. Fino a pochi anni fa era il contrario"

Ph J.Dem.A.

Ph J.Dem.A.

Il ronzio c'è ancora, ma è diverso. Più debole, meno frenetico. Davanti agli alveari di PolyAgriNova, a Camerano Casasco sulle colline dell'Astigiano, le api continuano a entrare e uscire, ma il loro volo racconta una stagione difficile. Cercano fiori che spesso non hanno più nulla da offrire. Il caldo record e la siccità hanno prosciugato il nettare e ridotto il polline, costringendo intere colonie a consumare le proprie riserve proprio nel momento in cui dovrebbero prepararsi ad affrontare l'inverno.

È qui che Paulin Takumbo Takam, per tutti Tak, osserva ogni giorno gli effetti del cambiamento climatico. Camerunese d'origine, arrivato in Italia nel 2008 per studiare all'Università di Torino, ha trasformato la passione per la natura e per le api, nata fin da bambino, in una professione, fondando nel 2014 l'azienda agricola PolyAgriNova. Oggi, davanti agli alveari, non parla solo da apicoltore. Parla da testimone di una crisi che riguarda tutti.

"Il danno immediato è quello che vediamo adesso - racconta - Le api non trovano abbastanza raccolto per alimentare la colonia e permettere alla regina di continuare la deposizione delle uova. Ma il problema vero arriverà più avanti."

Il motivo è meno evidente, ma ancora più preoccupante. Le temperature eccezionali stanno alterando il ciclo naturale delle piante. "La fioritura dell'anno prossimo dipende dal lavoro che la pianta compie quest'anno, accumulando le sostanze necessarie. Se questo processo viene compromesso dal caldo, avremo fiori più deboli, con poco o addirittura senza nettare. Magari sbocceranno lo stesso, ma non saranno in grado di attirare le api."

È un doppio colpo. Le api soffrono oggi per la mancanza di cibo e rischiano di soffrire ancora di più domani, quando troveranno una vegetazione impoverita. "Il cambiamento climatico - sintetizza Tak - danneggia contemporaneamente il presente e il futuro."

Il paradosso di nutrire le api

I numeri fotografano bene la situazione. "Quest'anno abbiamo perso mediamente oltre il 30% del raccolto. Per alcune fioriture la produzione è stata praticamente nulla."Una perdita che non significa soltanto meno miele da vendere. Significa soprattutto meno scorte per le stesse api. "C'è un paradosso. Fino a qualche anno fa erano le api a nutrire l'apicoltore. Oggi è l'apicoltore che deve nutrire le api."

Gli apicoltori stanno già distribuendo alimentazione di soccorso, ma sanno che non può essere la soluzione. Lo zucchero fornisce energia, non le proteine indispensabili alla vita della colonia. Quelle arrivano esclusivamente dal polline. "Io ho smesso già un mese fa di produrre pappa reale perché il polline non entrava più negli alveari. Senza polline non esiste la pappa reale, senza pappa reale l'ape regina non può essere alimentata correttamente e senza regina non nascono nuove api."

 Una generazione a rischio

Proprio agosto rappresenta uno dei passaggi più delicati dell'anno. È il periodo in cui vengono allevate le api invernali, quelle destinate a mantenere viva la colonia durante i mesi freddi. "Sono api diverse dalle altre: hanno maggiori riserve corporee e devono riscaldare l'alveare, nutrire la regina e garantire la sopravvivenza della famiglia fino alla primavera. Se oggi manca il polline, rischiamo di compromettere l'intero inverno."

Per questo gli apicoltori stanno cercando nuove strategie, selezionando colonie naturalmente più resistenti, capaci di gestire meglio le scorte alimentari e sopportare condizioni climatiche sempre più estreme. "Stiamo lavorando su famiglie che conservano meglio il cibo e resistono di più. Ma chi vive di apicoltura sa che da sole queste soluzioni non bastano. Se il clima continuerà a cambiare così rapidamente dovremo ripensare completamente il nostro modo di allevare le api."

Le api e l'importanza per la vita sulla terra

 Il discorso, però, esce presto dai confini dell'apiario. Le api non sono soltanto produttrici di miele: sono il motore silenzioso dell'agricoltura.

"Circa il 75% delle colture che arrivano sulle nostre tavole dipende direttamente dagli impollinatori. Se le api scomparissero, il problema non sarebbe soltanto degli apicoltori. L'anno dopo inizieremmo già a vedere meno cibo disponibile." Un valore che anche l'Unione Europea ha provato a quantificare, stimando il servizio ecosistemico svolto da ogni alveare in circa 2.800 euro l'anno. Una cifra che rende solo in parte l'idea di quanto sia prezioso il loro lavoro.

Mentre il sole continua a battere sugli alveari, il ronzio riprende. È il suono di migliaia di api che continuano ostinatamente a cercare ciò che la natura, quest'estate, offre sempre meno. E forse è proprio in quel ronzio, oggi più flebile del solito, che si può ascoltare uno dei segnali più chiari della crisi climatica.

Alessandro Franco

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Viviamo in un posto bellissimo

Davide Palazzetti

Chi sono in tre righe? Ci si prova.
Partiamo dal personale: marito innamorato e padre fortunato. Tergiversando poi su info tipiche da curriculum, amo il nostro territorio. Lo vivo come nostro anche se vi arrivo da Genova nel 2003. Mi occupo di marketing territoriale e promozione turistica con la piacevole consapevolezza di quanta bellezza ci circondi. Racconto un posto bellissimo, qui e su alcuni miei gruppi Facebook, nella certezza che una delle poche vie di riscatto dell’Astigiano sia riempirlo di turisti.

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