Attualità | 17 agosto 2026, 10:27

Mogol, novant'anni di parole e un pezzo di cuore in Monferrato

Il grande autore della canzone italiana compie novant'anni: ad Asti venne il 3 luglio 2019, per una serata in cui le sue emozioni e i paesaggi Unesco si scoprirono parenti

Mogol ad Asti Musica (MerfePhoto)

Mogol ad Asti Musica (MerfePhoto)

Novant'anni oggi. Giulio Rapetti, in arte — e dal 2008 anche all'anagrafe — Mogol, ha attraversato più di sessantacinque anni di scrittura, 1.776 brani e 523 milioni di dischi venduti nel mondo. Un uomo che ha sempre rifiutato l'etichetta di "paroliere" preferendo quella, più netta, di autore. E che con l'Astigiano ha un conto aperto, fatto di una sera in piazza, di vitigni entrati per sbaglio in un testo e di amicizie che passano da una cascina di Rocchetta Tanaro.

La sera in cui Asti lo chiamò patrimonio

Il passaggio astigiano ha una data precisa: 3 luglio 2019. Mogol fu ospite dell'evento organizzato da Astimusica e Monferrato On Stage per celebrare i cinque anni dall'ingresso dei paesaggi vitivinicoli di Monferrato e Langhe-Roero nella lista Unesco. Il titolo scelto era ambizioso e affettuoso allo stesso tempo: Mogol e il Monferrato: due patrimoni dell'umanità.

Lui, con una schiettezza tutta sua, restituì il complimento al mittente: "Non sono io a dover dire se le mie canzoni sono davvero un patrimonio dell'umanità. Mi spiace però che quelle che ho scritto con Battisti siano rimaste solo un patrimonio italiano. C'è stato un momento in cui avrebbero potuto essere lanciate in tutto il mondo".

Mogol con Beppe Rovera

Il verde rame e una 500 Giardinetta

La parte più bella di quella serata riguarda il modo in cui il Piemonte gli è entrato nei versi senza chiedere permesso. Per quindici anni Mogol trascorse i fine settimana d'estate a Silvano d'Orba, nell'Ovadese: "Per quindici anni abbiamo trascorso a Silvano d'Orba i weekend d'estate con i bambini". E fu lì che nacque un pezzo di storia: "La seconda parte di 'Emozioni' mi è venuta in mente mentre raggiungevo il paese, in macchina, sulla mia 500 Giardinetta".

Poi la confessione che vale un intero saggio di critica: in Eppur mi son scordato di te il celebre verso "Non piangere salame dai capelli verde rame" è un lapsus. "Volevo scrivere 'rosso', invece è venuto fuori 'verde'. Me ne sono reso conto molto tempo dopo. Avevo sentito parlare così tanto di verde rame a Silvano d'Orba, che quella parola è finita inconsciamente nel testo", spiegò. Il fungicida dei vigneti, insomma, ha firmato in incognito uno dei versi più cantati d'Italia.

Mogol e Paolo Conte, un incrocio più che un sodalizio

Il rapporto con l'altro grande nome della canzone d'autore nato ad Asti è più sfuggente di quanto si immagini. Mogol ha sempre precisato di non aver mai scritto con Paolo Conte, legato invece al paroliere vigevanese Vito Pallavicini, con cui l'avvocato astigiano firmò Azzurro e Insieme a te non ci sto più .

Le discografie, però, conservano due tracce curiose: Chi era lui, del 1966, con testo di Mogol e Miki Del Prete su musica di Conte, portata da Adriano Celentano, e Quando io sarò partita, del 1967, testo di Mogol e musica di Conte, interpretata da Gigliola Cinquetti. Non un sodalizio, dunque, ma due nomi che si sono sfiorati agli inizi, quando la musica leggera italiana si scriveva a Milano e si respirava in provincia.

Il ponte si chiama Bruno Lauzi

Il legame vero, quello che tiene insieme Mogol e l'Astigiano, porta il nome di Bruno Lauzi. Cantautore della scuola genovese frequentata anche da Mogol insieme a Gino Paoli, Luigi Tenco, Umberto Bindi e Fabrizio De André, Lauzi incise nel 1970 brani firmati Mogol-Battisti, tra cui … e penso a te, pubblicata prima nella sua voce e soltanto in seguito reincisa da Lucio Battisti.

E Lauzi, nel 1972, scelse Rocchetta Tanaro come casa dell'anima, acquistando con la moglie la cascina La Celesta e dando il suo nome a una Barbera. Fu lui, tra i primi, a sostenere gli esordi di Paolo Conte. Fu lui il primo a scrivere per il progetto poetico che la famiglia Bologna di Braida dedicò al Montebruna, un percorso in cui nel 2014 entrò anche Conte, con versi in cui il Tanaro fa "fermata obbligata" alla Rocchetta.

Un compleanno che guarda avanti

A febbraio il teatro Ariston ha accolto Mogol con una standing ovation per il Premio alla carriera Città di Sanremo, sessantacinque anni dopo la prima vittoria con Al di là, nel 1961, seguita da Uno per tutte nel 1963 e Se piangi se ridi nel 1965. Nel 1992 ha fondato il CET, il Centro Europeo di Toscolano, dove continua a formare autori, musicisti e cantanti; nel libro Senza paura. La mia vita, edito da Salani, ha ripercorso la sua avventura.

Novant'anni e un talento che, secondo lui, non è privilegio di pochi: "Qualcosa che il Creatore ha dato a tutti, in forma latente. Bisogna solo coltivarlo". Anche in un vigneto del Monferrato, a quanto pare.


 

Betty Martinelli

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Davide Palazzetti

Chi sono in tre righe? Ci si prova.
Partiamo dal personale: marito innamorato e padre fortunato. Tergiversando poi su info tipiche da curriculum, amo il nostro territorio. Lo vivo come nostro anche se vi arrivo da Genova nel 2003. Mi occupo di marketing territoriale e promozione turistica con la piacevole consapevolezza di quanta bellezza ci circondi. Racconto un posto bellissimo, qui e su alcuni miei gruppi Facebook, nella certezza che una delle poche vie di riscatto dell’Astigiano sia riempirlo di turisti.

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