Agricoltura | 01 settembre 2026, 18:07

Uve sane ma rese in calo, nelle vigne astigiane la raccolta si fa notturna

Tra stress idrico e caldo record, le imprese agromeccaniche salvano la qualità dei grappoli e sopperiscono alla mancanza di manodopera

Mezzi al lavoro in notturna

Mezzi al lavoro in notturna

Nelle colline dell'Astigiano, tra Monferrato e Langa, la vendemmia 2026 si muove su un doppio binario: da un lato uno stato sanitario dell'uva impeccabile, dall'altro le pesanti incognite legate al clima siccitoso e a un mercato che fatica a valorizzare il prodotto. A delineare il quadro dell'annata è Atima Asti, l'Associazione Trebbiatori e Imprese Meccanizzate Agricole, che evidenzia come l'innovazione tecnologica e il lavoro conto terzi stiano diventando fondamentali per garantire la sostenibilità economica dei vigneti.

Calendario anticipato e calo delle rese

La stagione si è aperta con circa dieci giorni di anticipo rispetto all'anno precedente. I primi stacchi hanno riguardato le basi spumante come Pinot Nero e Chardonnay a inizio agosto, seguiti dai vitigni a bacca bianca e dal Moscato, mentre in questi giorni è iniziato il distacco della Barbera. Salvo imprevisti meteo, le operazioni dovrebbero concludersi entro la fine di settembre.

Se l'assenza prolungata di piogge ha azzerato il rischio di malattie fungine regalando una materia prima intatta, la carenza idrica ha concentrato zuccheri e acidità all'interno degli acini, spingendo verso gradazioni alcoliche elevate e portando a una riduzione media delle rese stimata tra il 15% e il 20%, con punte più marcate nei vigneti giovani o su suoli sabbiosi.

"Il livello di sanità dell'uva è pressoché perfetto, ma dobbiamo gestire l'effetto della concentrazione dovuto a siccità e caldo", spiega Gianluca Ravizza, direttore di Atima Asti. "Molte aziende stanno anticipando il distacco proprio per contenere la sovraconcentrazione zuccherina e tutelare l'equilibrio dei vini".

La svolta della raccolta notturna e l'outsourcing

Per proteggere i grappoli dalle temperature diurne estreme – che rischiano di innescare fermentazioni premature e ossidazioni – e per tutelare i lavoratori dai blocchi imposti nelle ore più torride, si è fatto largo l'uso delle vendemmiatrici meccaniche durante la notte.

"Tra il 10 e il 12 agosto abbiamo operato anche alle 2.30", prosegue Ravizza. "Raccogliere di notte permette di portare in cantina uva a 22 gradi anziché a 30, preservando la freschezza aromatica ed evitando costosi processi di refrigerazione artificiale". Una macchina raccoglie circa mezzo ettaro all'ora, un ritmo che richiederebbe circa 40 ore di manodopera tradizionale.

Il ricorso alle imprese agromeccaniche risponde anche a un'altra criticità strutturale: la carenza di personale nei campi. "Trovare operai qualificati è diventato difficilissimo", sottolinea il presidente di Atima Asti, Tiziano Sardo. "L'affidamento in outsourcing ai contoterzisti risolve la mancanza di manodopera e abbatte l'impatto economico a circa un terzo rispetto ai costi della vendemmia manuale, garantendo spese certe e senza l'onere di acquistare macchinari costosi".

Tecniche agronomiche e il nodo dei mercati

L'adattamento al clima richiede anche pratiche agronomiche all'avanguardia. L'associazione promuove la semina di colture da sovescio con rullatura dell'erba tra i filari, creando una pacciamatura naturale che frena l'evaporazione dell'acqua e previene l'erosione collinare durante i violenti temporali estivi. Restano tuttavia aperti i nodi normativi e burocratici che spesso limitano le lavorazioni superficiali di soccorso e la realizzazione di bacini idrici di accumulo.

A pesare maggiormente sul futuro delle aziende è però la congiuntura economica. "La viticoltura locale affronta una crisi commerciale severa, soprattutto sui vini rossi tradizionali, complici il calo globale dei consumi e prezzi all'origine troppo bassi", avverte il vicepresidente Fabrizio Benotto. "Senza un'adeguata redditività, i produttori non possono investire in innovazione e sostenibilità: serve tutelare con forza il valore del lavoro agricolo astigiano".

Redazione

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Viviamo in un posto bellissimo

Davide Palazzetti

Chi sono in tre righe? Ci si prova.
Partiamo dal personale: marito innamorato e padre fortunato. Tergiversando poi su info tipiche da curriculum, amo il nostro territorio. Lo vivo come nostro anche se vi arrivo da Genova nel 2003. Mi occupo di marketing territoriale e promozione turistica con la piacevole consapevolezza di quanta bellezza ci circondi. Racconto un posto bellissimo, qui e su alcuni miei gruppi Facebook, nella certezza che una delle poche vie di riscatto dell’Astigiano sia riempirlo di turisti.

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