Il tessuto produttivo piemontese guarda agli ultimi mesi dell'anno con un cauto ma tangibile ritorno dell'ottimismo, sostenuto dal recupero della produzione interna e dalla tenuta dei livelli occupazionali. Secondo le previsioni elaborate per il quarto trimestre 2026 da Confindustria Piemonte e dall'Unione Industriali Torino, basate su una platea di circa 1.200 aziende, le aspettative generali evidenziano segnali di consolidamento, pur all'interno di uno scenario ancora condizionato da tensioni internazionali e rialzi delle voci energetiche. In questo contesto a geometria variabile spicca l'andamento della provincia di Asti, che si conferma tra i poli più dinamici dell'intera regione.
Nel dettaglio territoriale, le stime sulla produzione nell'Astigiano mostrano una progressione significativa. Il saldo delle attese degli imprenditori astigiani per il quarto trimestre sale al +7,9%, rafforzando il trend favorevole già registrato nel periodo estivo (quando il dato si attestava al +5,7%). Si tratta di una delle performance più solide a livello piemontese, superata soltanto dalle aspettative rilevate nel capoluogo regionale (+12,4%) e a Novara (+8,5%), e nettamente contrapposta alle difficoltà di aree industriali limitrofe come Alessandria (-2,8%) o Vercelli (-1,4%).
A livello regionale, la sintesi congiunturale registra un saldo per la produzione pari a +6,7%, in sensibile progresso rispetto al +2,3% del terzo trimestre. La dinamica complessiva del Piemonte riflette tuttavia un divario marcato tra i diversi comparti: se il settore dei servizi corre con un saldo del +16,0%, l'industria manifatturiera mantiene un passo più prudente fermandosi al +2,3%. Nel torinese la forbice è ancora più netta, con il terziario a quota +21,2% a fronte di un manifatturiero al +5,6%.
L'analisi settoriale aiuta a comprendere la buona reattività di comparti cruciali per l'economia dell'Astigiano e del Sud Piemonte. A trainare la manifattura regionale è soprattutto l'alimentare, che segna un'impennata nelle attese produttive con un saldo positivo del +21,7%, accompagnato da buone performance nella carta-editoria (+16,7%), nel tessile-abbigliamento (+4,9%) e negli impiantisti edili (+4,6%). Tengono su valori moderati la metalmeccanica (+1,0%) e il comparto gomma-plastica (+2,2%), mentre permangono arretramenti nei minerali non metalliferi (-20,0%) e nel legno (-21,4%). Nel comparto terziario emergono con forza le tecnologie ICT (+19,4%), le utility (+15,8%) e i servizi alle imprese (+16,3%), a cui si affianca la ripresa di commercio e turismo (+10,8%).
Sul fronte del lavoro e dei fattori produttivi, il quadro piemontese conserva una sostanziale stabilità. L'occupazione regionale mostra un saldo di attese pari al +10,7% (con Torino al +13,0%), mentre il ricorso alla Cassa integrazione guadagni scende lievemente al 7,4% complessivo (10,0% nel manifatturiero), concentrandosi prevalentemente in comparti come il tessile e la metalmeccanica. La quota di aziende intenzionate a effettuare investimenti sale al 74,8% in Piemonte, con il 25,1% indirizzato verso nuovi impianti, guidati proprio da alimentare, chimica e tecnologie digitali. L'utilizzo della capacità produttiva si mantiene su livelli stabili e conformi alla media storica, attorno al 78%.
Non mancano, tuttavia, i punti di frizione che invitano alla cautela. Il clima di fiducia rimane penalizzato sul versante della redditività aziendale (saldo a -6,1% a livello piemontese) e sulle previsioni legate agli ordini esteri (-1,5%), appesantiti dal costo dei carburanti e dalla volatilità geopolitica. La visibilità commerciale resta peraltro concentrata sul breve termine: oltre la metà delle imprese dispone di commesse garantite per un massimo di tre mesi, benché si registri un timido incremento dei contratti che superano i sei mesi (21,1%). Pur tra incognite globali e rincari operativi, l'industria astigiana e piemontese dimostra una solida capacità di tenuta, affrontando l'ultima parte dell'anno su basi produttive in decisa risalita.










