La ricerca artistica astratto-informale e le sperimentazioni che hanno caratterizzato gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento sono al centro della nuova mostra ospitata dalla Fondazione Eugenio Guglielminetti a Palazzo Alfieri, in corso Alfieri 375 ad Asti. Sabato 24 ottobre, alle 17, sarà inaugurata "Annibale C. Bianchi (1920-2013). I Maestri della sperimentazione", un’esposizione che propone una selezione di dipinti dalle collezioni storiche della Fondazione, con particolare attenzione al percorso dell’artista astigiano.
La mostra è promossa dalla Fondazione Eugenio Guglielminetti in collaborazione con Fondazione Asti Musei, Comune e Provincia di Asti e Regione Piemonte. L’iniziativa è sostenuta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, da Reale Mutua Assicurazioni – Agenzia di Asti e da Banca Reale.
Il percorso artistico di Annibale C. Bianchi
Le ricerche sulla linea, sul segno e sulla materia, in dialogo con le avanguardie storiche internazionali, caratterizzano il lavoro degli artisti sperimentatori del secondo dopoguerra. Tra questi, la mostra approfondisce il linguaggio di Annibale C. Bianchi, nato ad Asti nel 1920 e scomparso nel 2013, artista appartato ma attivo in città, prima nello studio dell’Antica Certosa di Valmanera, sede dell’Arazzeria diretta da Corrado Cagli dal 1955, e successivamente nell’attico di piazza Medici.
L’esposizione si articola in due sezioni. La prima, "Linea e segno", riunisce quindici tecniche miste e collage realizzati da Bianchi tra il 1956 e il 1968. Il percorso parte da "Rue Blomet", olio su tavola del 1956 dipinto durante il primo soggiorno parigino dell’artista, per arrivare alle composizioni geometriche "Geometrico" del 1961 e "Composizione n. 34" del 1962.
La seconda sezione, "Materia e colore", documenta la ricerca condotta da Bianchi sulle possibilità espressive della materia cromatica e del collage. In occasione dell’esposizione "Pittori di Alba, Savona, Casale, Asti" del 1964, l’artista approfondisce l’utilizzo di materiali diversi, assemblando frammenti cartacei e tessili su supporti eterogenei. A questa fase appartengono i polimaterici "3/63" e "Chan", mentre "Pinot", realizzato nel 1964 con veline macerate, è dedicato a Pinot Gallizio, artista originario del territorio e protagonista dell’informale internazionale.
Il percorso prosegue con "Collage" del 1967, interpretazione di forme piatte e vortici futuristi, e con "Amargura" e "Lulù", entrambe del 1968, opere che anticipano grafie concettuali e strutture materiche immaginarie legate alla comunicazione estetica e virtuale contemporanea.
Le collezioni storiche e gli altri protagonisti
Accanto alle opere di Bianchi, la mostra presenta lavori di altri artisti selezionati dalle collezioni storiche della Fondazione Eugenio Guglielminetti, nell’ambito delle ricerche coeve. Tra gli autori presenti figurano Mattia Moreni, Sandro Cherchi, Sergio Saroni, Valerio Miroglio, Giacomo Soffiantino, Ezio Gribaudo, Lucio Bulgarelli ed Eugenio Guglielminetti.
La selezione comprende inoltre opere materiche di Giorgio Griffa, Giovanni Viarengo, Gianni Dova, Adriano Tuninetto, Mario Bionda e Gigi Quaglia, offrendo uno sguardo più ampio sulle ricerche artistiche del periodo.
A corredo dei dipinti sono esposti cataloghi e testimonianze d’archivio provenienti dal Fondo A.C. Bianchi. La mostra coincide inoltre con il decennale della donazione del fondo da parte degli eredi Bianchi Malandrone, avvenuta nel 2016.
Curata da Marida Faussone, l’esposizione sarà visitabile fino al 7 febbraio 2027, tutti i giorni dalle 10 alle 19, con ultimo ingresso alle 18.
Informazioni sui siti www.museidiasti.com e museoeugenioguglielminetti.it.










