La nostra scelta di abbandonare l'aula del Consiglio comunale non è stata una sceneggiata, un capriccio o una fuga dalle responsabilità. È stata una protesta politica e istituzionale contro un metodo di governo che, a nostro giudizio, sta progressivamente svuotando di significato il ruolo del Consiglio comunale. Vogliamo spiegare ai cittadini perché siamo arrivati a una decisione così forte.
Quando un consigliere di minoranza presenta un emendamento al bilancio, parte spesso da un problema concreto: una strada pericolosa, una scuola che necessita di interventi, un servizio da migliorare, un quartiere o una frazione dimenticata. Non basta chiedere di risolvere quel problema. Bisogna individuare le risorse, indicare dove recuperarle, specificare missioni, programmi, importi e destinazione dei fondi. Un lavoro serio, che richiede studio e responsabilità.
Eppure, troppo spesso, queste proposte vengono bocciate senza un vero confronto nel merito. La scena si ripete: Rasero, come un imperatore nell'arena, decide con il pollice su o il pollice verso. E la maggioranza obbedisce, spesso nel più assoluto silenzio. (Non è la prima volta che stanno in silenzio tre ore!!)
Cari concittadini lo sono stati (quasi tutta la maggioranza) per 9 anni in silenzio rispetto alle vostre legittime richieste! E noi in silenzio non siamo mai stati, sono centinaia le interrogazioni che ho presentato in questi anni, ovunque su ogni parte della città!
Poi arriva l'emendamento della Giunta al bilancio di previsione 2027-2029, firmato dalla vicesindaca Stefania Morra il 23 ottobre 2026. Nel documento si parla di generiche «anomalie riguardanti gli stanziamenti di cassa», rilevate dopo la trasmissione degli schemi di bilancio alla BDAP, e si propone di modificare la pratica «in tutte le parti necessarie e conseguenti». Ma nel testo dell'emendamento non vengono indicati gli importi, le singole voci interessate e la natura delle anomalie. Si rimanda alle modifiche dell'allegato contabile, senza fornire nel documento una spiegazione analitica delle variazioni.
Alla minoranza si chiede di giustificare ogni euro. Alla Giunta, invece, dovremmo concedere fiducia senza pretendere spiegazioni?
Le modifiche agli stanziamenti di cassa possono anche essere tecnicamente necessarie. Ma proprio per questo devono essere illustrate e comprese. Un parere tecnico favorevole non sostituisce il diritto dei consiglieri di conoscere ciò che sono chiamati a votare. Abbiamo chiesto chiarimenti. Abbiamo contestato la fretta con cui si pretendeva di procedere. Non abbiamo ricevuto risposte che ritenessimo sufficienti.
Il presidente del Consiglio comunale avrebbe potuto assumersi una responsabilità istituzionale, sospendere i lavori, favorire un approfondimento e valutare un rinvio. Non gli chiedevamo di schierarsi con la minoranza, ma di garantire il diritto di tutti i consiglieri a un confronto consapevole. Abbiamo quindi scelto di abbandonare l'aula. Non per evitare la discussione, ma perché non volevamo legittimare una discussione svuotata del suo significato.
E poi è arrivato il paradosso.
La minoranza aveva annunciato che non avrebbe partecipato alla successiva seduta dedicata ai propri interventi. Era una decisione conosciuta in anticipo. Si sarebbe potuto valutare un rinvio, evitando una serata priva del confronto per il quale era stata programmata. Invece si è preferito andare avanti.
Tre ore di Consiglio comunale. Tre ore di silenzio (CLICCA QUI per rileggere il nostro articolo)
I consiglieri di maggioranza sono rimasti seduti ai propri posti, senza un vero dibattito, senza un confronto politico sui problemi che avevamo sollevato. Anche un consigliere di minoranza lo ha scelto , nel suo caso parliamo di chi da mesi sta lavorando per un candidato che non é del fronte progressista , che dice di averlo fatto per i suoi 127 elettori , ma dovrebbe ricordare che lui é lì grazie ai voti di una lista non solo dei suoi elettori , che da mesi ha abbandonato il campo progressista a favore di altre scelte politiche.
Una scena che, purtroppo, richiama quanto accade troppo spesso anche nelle sedute ordinarie: consiglieri che intervengono raramente, aspettano le indicazioni e votano. Ma questa volta c'è un elemento in più.
Il silenzio è durato tre ore. Il gettone di presenza, per chi ne aveva diritto, è rimasto.
Sia chiaro: non contestiamo il diritto a percepire un gettone previsto dalle norme. Contestiamo la scelta di mantenere una seduta pur sapendo che la minoranza, alla quale era dedicata, non avrebbe partecipato. Quanto è costata quella serata ai cittadini? Quanto è costato mantenere in funzione il Consiglio comunale per tre ore senza un confronto sostanziale? Sono domande legittime, alle quali sarebbe opportuno rispondere.
E soprattutto: che senso ha accusare la minoranza di non rispettare le istituzioni, quando si preferisce tenere aperta un'aula per tre ore di silenzio anziché affrontare le ragioni della protesta?
Il Consiglio comunale non è una sala d'attesa retribuita. Non è un luogo dove basta timbrare idealmente il cartellino, occupare una poltrona e alzare la mano quando richiesto. È il luogo nel quale si rappresentano i cittadini, si controlla l'amministrazione, si discutono le scelte e si costruiscono soluzioni ai problemi della città.
La maggioranza ha il diritto di governare e di approvare il bilancio. Ma questo diritto non cancella quello della minoranza di ottenere chiarimenti, presentare alternative e discutere nel merito. Non siamo stati eletti per fare le comparse nel teatro di Rasero.
Abbiamo scelto di abbandonare l'aula perché riteniamo che il rispetto delle istituzioni venga prima della comodità politica, della fretta di approvare un documento e della disciplina di maggioranza. E continueremo a presentare emendamenti, interrogazioni e proposte concrete, anche quando sappiamo che potranno essere respinte con un semplice pollice verso.
Perché il nostro compito non è compiacere il sindaco, ma rappresentare i cittadini.
Noi abbiamo rinunciato a stare seduti in silenzio. Altri hanno scelto di restare seduti in silenzio per tre ore. La differenza non è soltanto nel gettone di presenza. È nel significato che ciascuno attribuisce al proprio mandato.
Mario Malandrone - Consigliere comunale Ambiente Asti










