Attualità | 09 gennaio 2026, 14:44

Dopo Konecta, altri esuberi nei call center astigiani

Miravalle: “Asti non può perdere 500 posti in un mese". Quagliotti (Cgil): "L'anno non promette niente di buono, serve una tassa sull'intelligenza artificiale"

Dopo Konecta, altri esuberi nei call center astigiani

La crisi dei call center ad Asti sembra non avere fine. Dopo la "mazzata di Natale" della chiusura annunciata di Konecta – l'ex Comdata – con il conseguente trasferimento forzato di circa 400 lavoratrici e lavoratori a Torino, un nuovo capitolo preoccupa le istituzioni e i sindacati: quasi 70 esuberi sono stati comunicati da due storiche aziende del territorio, Mediacom e Tecnocall.

Da lavoratori a esuberi, senza passare dal via

Secondo quanto dichiarato dal consigliere comunale Michele Miravalle, la situazione è "assolutamente inaccettabile per una città come la nostra, dove ogni posto perso pesa come un macigno".

Le due aziende, spiega Miravalle, "hanno annunciato di dover licenziare metà della forza lavoro: 30 persone su 59 a Tecnocall e 32 su 62 a Mediacom. Un colpo durissimo, che arriva a pochi giorni di distanza dall'annuncio di Konecta".

Entrambe le imprese, sottolinea il consigliere, "lavoravano per conto di un unico cliente, Iren Mercato, che però non ha garantito i volumi di lavoro pattuiti. Così oggi si licenzia, e tutto questo è gravissimo".

Miravalle non risparmia critiche: "È paradossale che proprio queste aziende si siano staccate da Konecta per seguire la commessa Iren e che, a distanza di pochi mesi, quella stessa commessa venga ridimensionata in questo modo. Da lavoratori si passa a esuberi senza neppure passare dal via".

Secondo Miravalle, "ci sono domande che un amministratore pubblico non può evitare di porre". La prima riguarda i numeri reali: "I flussi di lavoro si sono davvero ridotti così tanto? Davvero non esistono margini per salvare almeno una parte dei posti?"

E infine una riflessione più ampia: "I call center non possono essere considerati un business finito. Bisogna capire come renderli sostenibili, compatibili con la trasformazione digitale e l'intelligenza artificiale. Servono modelli nuovi, non tagli indiscriminati".

Il grido d'allarme della Cgil

Sulla vicenda interviene duramente anche Luca Quagliotti, segretario della Cgil di Asti, che conferma: "La notizia è stata annunciata ieri. Era nell'aria già prima della vicenda di Konecta, ma è stata confermata solo ora".

Il sindacalista è netto: "Il primo commento che mi viene è che l'anno non promette niente di buono. Il secondo è che il problema più grosso è che quando chiude un'azienda non vi è la possibilità di ricollocare i lavoratori in altri settori, perché i numeri sono limitati e perché sono molte le aziende che chiudono e pochissime quelle che arrivano, se non nessuna".

Quagliotti punta il dito contro la mancanza di visione: "Continuiamo a non avere una politica industriale nella nostra provincia. I datori di lavoro sono sempre lì a battere cassa, ma non hanno mai una progettualità. Sono solo a chiedere soldi per mantenere i loro utili, quindi sarebbe ora di cambiare e di capire che gli utili si fanno non sulla pelle dei lavoratori e delle lavoratrici, ma sui prodotti, investendo sull'innovazione, sullo sviluppo".

La minaccia dell'intelligenza artificiale

Ma c'è un tema ancora più grande che preoccupa il segretario Cgil: quello dell'intelligenza artificiale. "La questione dei call center è veramente drammatica, ma non solo quello: tutto ciò dove c'è un fattore umano che fa l'accoglienza, il centralino, la gestione, può essere sostituito dall'intelligenza artificiale. È evidente che tutto questo settore rischia di entrare in una grandissima crisi".

Quagliotti lancia un appello alla politica nazionale: "Sono anni che come Cgil chiediamo che venga messa una tassa sui grandi che gestiscono l'intelligenza artificiale, perché è evidente che quelli fanno gli utili senza pagare i lavoratori e hanno pure una bassa tassazione. L'Irpef viene pagata dai lavoratori per più dell'80% e serve a pagare le tasse nel nostro paese: se vengono meno i proventi dei lavoratori, lo Stato collassa. È evidente che salterà tutto il sistema di welfare".

Il sindacalista critica la miopia della classe politica: "Il grosso problema della politica è che non vede mai al di là del proprio naso, guardano sempre la pagliuzza e mai la trave. Noi sono anni che continuiamo a dire che ci sarebbero stati problemi con i call center, che c'è un problema con l'intelligenza artificiale, che i nuovi lavori sostituiranno solo il 40% dei lavori che cesseranno"

Bosia: "Le multiutility non possono fare ciò che vogliono"

Critico anche il consigliere di Uniti Si Può, Mauro Bosia: "IREN guadagna un sacco di soldi dal nostro territorio, non solo vendendo ai cittadini i suoi servizi di luce e gas ma anche tramite Gaia e Asp, aziende di cui detiene il 45% delle azioni e  la gestione operativa: per questo deve rispettare gli impegni e mantenere il posto di lavoro per queste 70 famiglie! Ed è proprio per questo che l'Amministrazione ha una responsabilità ancora maggiore in questa vicenda e deve attivarsi fin da subito per fare rientrare questa crisi, visto che Iren da anni viene descritta come l'unico interlocutore possibile per i nostri servizi pubblici. Se le premesse sono queste, c'è da essere preoccupati viste le imminenti scadenze degli affidamenti di idrico, igiene e trasporti che ci si accinge a discutere"

'Non possiamo rassegnarci  - conclude il consigliere - e la politica non può arrendersi al fatto che le grandi Multiutility facciano quello che vogliono".

La politica si muova unita

Per Miravalle, la priorità è chiara: "Serve una risposta immediata delle istituzioni e una presa di posizione comune. Asti non può permettersi, nel giro di un mese, di perdere quasi 500 posti: 400 di Konecta, 70 di Mediacom e Tecnocall. Se non reagiamo ora, sarà troppo tardi".

Il consigliere chiede che "si apra subito un dialogo con Iren", per tentare di recuperare almeno parte dei volumi di lavoro perduti e restituire ai dipendenti una prospettiva concreta. "Non possiamo rassegnarci", conclude, "e dobbiamo pretendere il rispetto degli impegni. Asti merita di più".

Alessandro Franco

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Viviamo in un posto bellissimo

Davide Palazzetti

Chi sono in tre righe? Ci si prova.
Partiamo dal personale: marito innamorato e padre fortunato. Tergiversando poi su info tipiche da curriculum, amo il nostro territorio. Lo vivo come nostro anche se vi arrivo da Genova nel 2003. Mi occupo di marketing territoriale e promozione turistica con la piacevole consapevolezza di quanta bellezza ci circondi. Racconto un posto bellissimo, qui e su alcuni miei gruppi Facebook, nella certezza che una delle poche vie di riscatto dell’Astigiano sia riempirlo di turisti.

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