La competitività di un territorio non si misura solo attraverso il fatturato delle sue aziende, ma anche tramite l'efficienza delle sue istituzioni. In vista del referendum sulla riforma costituzionale della giustizia, fissato per i prossimi 22 e 23 marzo 2026, Confartigianato Imprese Piemonte ha lanciato un forte appello al mondo produttivo. L'obiettivo è chiaro: promuovere la partecipazione al voto come strumento per consolidare un sistema economico moderno e attraente per gli investimenti.
Per il tessuto imprenditoriale, infatti, una giustizia che funziona non è un semplice ideale burocratico, ma una vera e propria infrastruttura strategica. Al pari delle reti energetiche o della logistica, la velocità dei tribunali permette alle imprese di programmare il futuro e competere in un contesto di certezza delle regole. Secondo quanto riportato dall'Ufficio Studi dell'associazione, i tempi della giustizia civile rimangono un fattore discriminante per la crescita.
Nel corso del 2024, la durata media di un procedimento civile in Italia è stata di 364 giorni, ma il dato nasconde profonde asimmetrie geografiche. Il Piemonte si conferma tra le realtà più virtuose a livello nazionale con una media di 248 giorni, posizionandosi sul podio subito dopo la Valle d’Aosta e precedendo l'Emilia-Romagna. Al contrario, nel Mezzogiorno si registrano picchi preoccupanti, come i 535 giorni necessari in Sardegna.
Tuttavia, il quadro si fa più complesso se si analizzano i procedimenti legati al lavoro privato, che includono licenziamenti e controversie sul lavoro dipendente. In questo ambito, la media piemontese sale a 279 giorni. Analizzando i dati provinciali, emergono distanze significative: se Asti si distingue come il tribunale più rapido con 238 giorni, realtà come Cuneo (430 giorni), Verbania (397) e Novara (379) mostrano tempi decisamente più dilatati, seguiti da Biella con 319, Torino con 251 e Vercelli con 241.
“Per chi fa impresa, la qualità della giustizia incide direttamente sulla capacità di lavorare e creare occupazione”, sottolinea Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, spiegando le ragioni che hanno portato l'organizzazione a firmare l'appello congiunto delle rappresentanze datoriali. Secondo il presidente, il voto rappresenta un momento di consapevolezza per contribuire attivamente alle regole che determinano lo sviluppo sociale.
L'invito rivolto agli imprenditori e ai cittadini è quello di non disertare le urne, partendo dal presupposto che uno Stato moderno richieda una democrazia al servizio del sistema produttivo. “Riteniamo doveroso votare perché dobbiamo prenderci cura delle istituzioni per garantire uno sviluppo economico solido”, conclude il presidente dell'associazione artigiana.



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