Il dolore non va in prescrizione, così come la necessità di una memoria che si faccia scudo contro l'oblio. La città ha rinnovato questa mattina il suo intimo tributo a Mauro Alganon, il giovane astigiano a cui è stata strappata la vita nella strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980.
Una ferita ancora tristemente aperta, testimoniata dagli sguardi carichi di emozione della sorella Silvana, della nipote e dell'amico che quel giorno si trovava con lui, scampato per un soffio alla furia devastatrice dell'esplosivo.
La necessità di una memoria attiva
La vicesindaca Stefania Morra ha voluto allargare l'orizzonte della riflessione, chiarendo in modo inequivocabile che il ricordo non può limitarsi a un semplice esercizio di stile: "Il mio pensiero va alle 85 vittime, a tutti i loro parenti e a tutti coloro che continuano a battersi ogni anno per ottenere la verità".
La rappresentante dell'amministrazione ha poi sottolineato come la commemorazione debba tradursi in impegno civile quotidiano. "Commemorare non vuol dire soltanto guardare al passato, ma ogni anno difendere i valori di libertà, di pace, che devono essere riproposti", ha precisato chiudendo il suo intervento: "Significa anche ricordare a tutti, rendere noto a tutti, anche ai nostri giovani, quanto è successo per fare in modo che eventi del genere non succedano più".
Un colpo inferto al cuore della nazione
La gravità inaudita dell'attentato, pensato per destabilizzare le fondamenta dell'intera Penisola, è stata al centro delle parole del viceprefetto Giuseppe Recupero. Il rappresentante del governo ha evidenziato la chiara strategia del terrore che ha armato quella mano: "La scelta di quel posto, di quel luogo per piazzare quella bomba, è stata proprio fatta per colpire non Bologna in sé, ma tutto il Paese".
Una macchia indelebile nella storia repubblicana, a cui però la popolazione ha saputo opporre una solida barriera di dignità. "Quella strage rappresenta ancora una ferita per tutta l'Italia, a cui però sono sempre più convinto l'Italia ha saputo rispondere con un forte senso di unità, un forte senso nelle istituzioni e una forte vicinanza di tutta la comunità".
Il rispetto dei luoghi e l'esempio dei ragazzi
La memoria di chi non c'è più passa inevitabilmente anche dalla cura degli spazi a loro intitolati. È da questa amara e lucida constatazione che ha preso le mosse la riflessione del presidente di Asti Musei, Francesco Antonio Lepore. Soffermandosi proprio sui giardini Alganon, spesso teatro di incuria o dei vandalismi di chi li frequenta senza conoscerne o comprenderne la storia, ha voluto lanciare un appello alle nuove generazioni.
"E' intitolato a un giovane come voi che ha perso la vita a causa di una terribile tragedia, cerchiamo di ricordarlo", ha dichiarato con fermezza dopo la cerimonia, chiedendo un maggiore rispetto per i beni comuni.
Un appello al senso civico che, fortunatamente, in questi giorni ha già trovato una risposta concreta. Di recente, infatti, i ragazzi dell'oratorio Don Bosco si sono resi protagonisti di una lodevole iniziativa, mettendosi all'opera per pulire e restituire decoro al parco. Un piccolo ma prezioso gesto per dimostrare che il ricordo di un coetaneo può ancora ispirare cura, consapevolezza e bellezza.
Il rito si è infine sciolto nel silenzio denso e commosso delle 10.25, l'istante esatto in cui, 46 anni fa, si fermarono gli orologi e la storia.


















