Nizza Monferrato | 21 settembre 2026, 18:07

“Intrecci di vite”, ad Asti apre il nuovo centro diurno Alzheimer: “Un luogo di cura, non un parcheggio” [FOTOGALLERY]

Inaugurato in via Antica Zecca il nuovo centro diurno da 25 posti per persone con demenza: un progetto di rete tra cooperative, istituzioni, sanitari e Associazione Alzheimer per sostenere pazienti e famiglie

È stata scelta una data dal forte valore simbolico, la Giornata mondiale dell’Alzheimer, per inaugurare ad Asti “Intrecci di vite”, il nuovo centro diurno dedicato alle persone affette da demenza. La struttura, realizzata in via Antica Zecca 7, è stata presentata ufficialmente questo pomeriggio alla presenza delle istituzioni, dei promotori del progetto, degli operatori e dell’Associazione Alzheimer Asti.

Un progetto atteso da tempo dalla città e dalle famiglie, nato dalla collaborazione tra Confcooperative Piemonte Sud, Socialcoop, le cooperative associate, l’Associazione Alzheimer Asti, Comune di Asti e Asl At. Il centro entrerà operativamente in funzione entro la fine dell’anno e dispone di 25 posti accreditati con l’Asl, con circa venti operatori impegnati nelle diverse professionalità.

La struttura trova spazio all’interno di una palazzina Liberty di circa mille metri quadrati, completamente ristrutturata, circondata da un giardino di circa duemila metri quadrati. Un ambiente progettato per essere vissuto come una casa e non come una semplice struttura assistenziale. Anche gli spazi interni sono stati arricchiti dal contributo artistico delle associazioni Artemisia e Circe, che hanno dato il loro tocco alle pareti del centro.

Ad aprire il pomeriggio è stato Maurizio Serpentino, presidente di Socialcoop, che ha sottolineato come “Intrecci di vite” rappresenti un tassello all’interno di un progetto più ampio messo a disposizione della comunità. “È un tassello di qualcosa di più grande – ha spiegato – costruito in una logica di complementarietà con tutta la comunità, con trasparenza di dati e costi”.

Serpentino ha quindi richiamato alcuni degli elementi che hanno permesso di arrivare alla realizzazione del centro: “Organizzazione, responsabilità, capacità di investimento e condivisione di risorse”. Un progetto costruito anche attraverso il coinvolgimento di giovani, apprendistati, collaborazioni con l’Università e con le diverse realtà del territorio. 

Il presidente di Socialcoop ha insistito anche sulla necessità che il nuovo centro non diventi un’isola separata dal territorio. E proprio da qui nasce il significato del nome scelto per la struttura: “Da domani inizia la parte più importante, quella di far vivere il progetto, perché il nome non sia solo quello scritto all’ingresso, ma diventi davvero un intreccio di vite”.

A portare il saluto della Regione è stato l’assessore alla Sanità Federico Riboldi, che ha richiamato il concetto di cura nella sua dimensione più ampia. “La cura non è solamente quella ospedaliera – ha sottolineato – ma il sistema del prendersi cura passa attraverso una rete di istituzioni”. In questo contesto il centro Alzheimer permette di lavorare sulle persone con disturbi cognitivi in maniera attiva e non passiva, attraverso attività, ricordi, laboratori e momenti condivisi.

Un approccio che, affiancato alla terapia farmacologica, può contribuire a mantenere le capacità e la qualità della vita delle persone. “Dietro ogni malattia c’è una famiglia”, ha ricordato Riboldi, evidenziando anche il ruolo della struttura nel dare sollievo ai familiari e la possibilità di sapere che il proprio caro si trova in un ambiente adeguato, accogliente e familiare.

Particolarmente significativo anche l’intervento di Marcello Francesconi, presidente dell’Associazione Alzheimer Asti, che ha ricordato l’inizio del percorso con Socialcoop. “Oggi è una soddisfazione essere qua – ha detto – e quest’anno compiamo anche 25 anni di attività”. Francesconi ha ribadito la necessità di uscire allo scoperto e continuare a sensibilizzare la comunità: “È giusto uscire, combattere, non chiudersi mai”.

In provincia di Asti, ha ricordato, sono oltre 4.000 le persone affette da demenza, comprendendo diverse forme e fasce d’età. “Non è una cosa così remota e tutti dovremmo rifletterci. A farne le spese sono anche i familiari che stanno intorno alle persone malate”.

Per il sindaco Maurizio Rasero, la trasformazione dell’edificio è stata una delle immagini più significative della giornata. “Ho avuto piacere di vedere anni fa com’era questa location e vedere com’è ora: faccio i complimenti a chi ha lavorato. Non avete fatto un intervento tanto per mettere a posto, ma avete creato dei locali in cui viene voglia di venire a viverli”.

Rasero ha quindi legato il nome della struttura a uno dei tratti identitari del territorio: “ “Intrecci di vite” richiama una delle culture più importanti del territorio”. Un intreccio che, nel caso della demenza, coinvolge la persona malata, la famiglia, gli amici e l’intera comunità. “Bisogna far sentire che la comunità pensa a tutti e avanza non lasciando indietro nessuno”.

Sulla stessa linea Simone Nosenzo, presidente della Provincia di Asti, che ha evidenziato il percorso di collaborazione tra Confcooperative e tutti i soggetti coinvolti. “La città di Asti vuole dare un servizio a tutti i cittadini e alle famiglie e mettersi a disposizione per dare aiuto alle famiglie” ha spiegato, auspicando che possano nascere in futuro altri interventi capaci di migliorare la qualità della vita sul territorio.

Numerosi i rappresentanti delle istituzioni e degli ordini professionali presenti all’inaugurazione, tra cui il presidente della Camera di Commercio Gian Paolo Coscia, rappresentanti dell’Ordine dei Medici, dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche, Ebarnabo e l’onorevole Marcello Coppo, oltre ai sindaci del territorio e agli altri protagonisti della rete che ha accompagnato la nascita del centro.

A chiudere gli interventi è stato Enrico Pesce, presidente della Federazione delle cooperative, che ha definito la nuova struttura “un’opera di coesione sociale”. “È quello che ci tiene tutti insieme e che ci permette di combattere uno dei mali più importanti, che è la solitudine”, ha detto, sottolineando il valore di iniziative come questa. “Mi auguro che non veniate lasciati soli. Spesso si fa fatica a identificare queste opere come investimenti, ma vengono catalogate come costi”.

Il simbolico momento del taglio del nastro e la visita agli ambienti della struttura, hanno ufficialmente dato il via al progetto. 

“Intrecci di vite” nasce quindi con una doppia funzione: da una parte offrire alle persone con demenza un luogo nel quale mantenere e stimolare le proprie capacità attraverso attività quotidiane, laboratori e percorsi di socializzazione; dall’altra sostenere le famiglie, spesso chiamate ad affrontare da sole un percorso complesso e gravoso.

Un servizio che Asti attendeva da anni, soprattutto dopo la chiusura della Casa di riposo Città di Asti, avvenuta il 31 dicembre 2022, dove dal 1999 era attivo un centro diurno dedicato anche alle persone con demenza.

Ora quel vuoto viene colmato da una struttura nuova, pensata per essere parte integrante della comunità. E, come ha ricordato Serpentino, da oggi comincia la parte più importante: far vivere davvero quell’intreccio di persone, famiglie, operatori e territorio che dà il nome al progetto.


 

Riccardo Bracco

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Davide Palazzetti

Chi sono in tre righe? Ci si prova.
Partiamo dal personale: marito innamorato e padre fortunato. Tergiversando poi su info tipiche da curriculum, amo il nostro territorio. Lo vivo come nostro anche se vi arrivo da Genova nel 2003. Mi occupo di marketing territoriale e promozione turistica con la piacevole consapevolezza di quanta bellezza ci circondi. Racconto un posto bellissimo, qui e su alcuni miei gruppi Facebook, nella certezza che una delle poche vie di riscatto dell’Astigiano sia riempirlo di turisti.

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