Cultura e tempo libero | 18 gennaio 2020, 07:00

Viviamo in un posto bellissimo, erede del valore di Alfieri

Puntata di invito a ritrovare interesse e importanza per la città in personalità e poetica di un grandissimo astigiano, contemporaneo pur se nato 271 anni fa

Ritratto di Vittorio Alfieri. Opera di Luigi Guttenbrunn del 1764

Ritratto di Vittorio Alfieri. Opera di Luigi Guttenbrunn del 1764

Quando in un posto storia, arte e cultura hanno lasciato così tante testimonianze, come ad Asti, può anche capitare di darne qualcuna per scontata, invisibile se non valorizzata. Incredibilmente è accaduto e accade da un po’ perfino per il grande Vittorio Alfieri. Il rito del celebrarne il compleanno, da anni, ci riempe di tante belle parole, a sottolinearne il valore, utilissimo alla notorietà della sua città natale. Spente però le candeline si torna a scordarsene, a non destinare energie e risorse per ricordare che Asti sia la città di Alfieri, e lui uno dei suoi valori distintivi.

Tra le tracce più evidenti, tolte le denominazioni di piazze, corsi, licei, ma anche di immobiliari, scuole guida, bar, pizzerie e chi più ne ha più ne metta, abbiamo il suo palazzo; una vera chicca, messa nelle giuste mani, punto di partenza per raccontare Asti, per attrarre interesse e turismo. La mossa del Comune di cederne in comodato gratuito la gestione, assieme a quella di tanto altro, alla Fondazione Asti Musei, a fronte dell’impegno di valorizzazione e promozione, dovrebbe essere la via, aspettando però che venga fatto qualcosa di più, anche solo nel rispetto dei termini della convenzione tra i due enti.

Il percorso per supportare ed arricchire l’offerta alfieriana lo ha tracciato chiaramente proprio lui: Asti, antiqua città, che a me già desti / la culla, e non darai (pare) la tomba; / poich'è destin, che da te lunge io resti, / abbiti almen la dottrinal mia fromba. / Quanti ebb'io libri all'insegnarmi presti, / fatto poi Spirto a guisa di colomba / tanti ten reco, onde per lor si innesti / ne' tuoi figli il saper che l'uom dispiomba. / Né in dono già, ma in filial tributo, / Spero, accetto terrai quest'util pegno / d'uom, che tuo cittadin s'è ognor tenuto. / Quindi, se in modo vuoi d'ambo noi degno / contraccambiarne un dì 'l mio cener muto, libri aggiungi ai miei libri; ésca, all'ingegno.

Asti è erede dei libri di Vittorio Alfieri, i tanto amati libri delle sue biblioteche. Una, lasciata a Parigi nel 1792, abbandonando di corsa la capitale francese, e l'altra donata dal pittore François-Xavier Fabre, erede della contessa d’Albany, a Montpellier, sua città natale. Christian Del Vento, professore universitario in Francia, ha ritrovato, presso Les Archives Nationales di Parigi, l'inventario della prima e gli inventari di varie biblioteche che avevano attinto a quella straordinaria collezione di oltre 3800 volumi: classici italiani, latini e greci, molti in edizioni rare ed antiche, e diverse opere in francese ed inglese, a conferma dell’immagine di autore italiano che guardava essenzialmente alla tradizione classica, ma anche uomo del Settecento, secolo di globalizzazione. Nell'elenco anche letteratura di divulgazione scientifica, geografia, storia e politica. Oggetti di studio e fonti d'ispirazione. Compagni di viaggio e fotografia del suo essere. Difficilmente rivedremo quei volumi riuniti, ma per capire meglio il nostro grande poeta non sarebbe male farceli raccontare da Christian e partecipare alla sua caccia al tesoro. Diverso il discorso per la raccolta di Montpellier, circa 2.000 i testi e tanti documenti autografi, studi ed appunti, liste spese o biglietti d’amore. Farsi prestare qualcosa per farne mostra e da lì iniziare a promuoverci come la città di Alfieri, sarebbe sacrosanto, incredibile non sia stato ancora fatto.

Spero allora che da oggi non ci si fermi più alle parole, dando risalto e valore all’eccezionale ricchezza storica e monumentale di Asti, dando risalto e valore al suo Alfieri. Privilegio e dovere, nella certezza di vivere in un posto bellissimo.

Davide Palazzetti

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