Storie di Orgoglio Astigiano | 24 febbraio 2024, 12:00

Storie di Orgoglio Astigiano. Alberto Ferraris, Ordinario in Economia e gestione delle imprese: "Le radici ti danno forti valori. I miei arrivano tutti da Asti"

Formatore e consulente, è anche autore di oltre un centinaio di pubblicazioni di carattere scientifico a livello internazionale. "Il ricordo più bello? In Russia, sperso sugli Urali, bevendo l'Asti spumante"

Alberto

Alberto

 

Per accompagnarti nella lettura di questa intervista ti consiglio la canzone Price Tag, di Jessie J e B.o.B., contenuta nella playlist "Orgoglio Astigiano" su Spotify

 

Quelle menti che non hanno mai smesso di vagabondare mi hanno sempre affascinata.

Le menti di quelle persone che non stanno mai ferme e, pur nella stasi, riescono a essere dinamiche, con quella giusta dose di irrequietezza.

Conoscere al telefono Alberto Ferraris - Professore Ordinario di Economia e gestione delle imprese all'Università di Torino (Dipartimento di Management) dove è titolare dei corsi di Digital Transformation e di Performance Management e Leadership - mi ha riportato alla mente un grande concetto, di cui spesso mi dimentico, del grande Einstein.

"La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre".

Alberto, che rapporto hai con l'Astigiano?

Un legame molto forte. Sono nato ad Asti nel 1987, in una giornata con 50 centimetri di neve. Sono nato da genitori astigiani, i miei sono di Agliano Terme e Mombercelli, dove si trova ancora oggi parte della mia famiglia. Ho frequentato tutte le scuole ad Asti, ho ancora un giro di amici in queste terre, che per me significano famiglia in primis. Vivo a Torino dal 2012, da quando ho iniziato a lavorare. Persino i primi tre anni di università li ho fatti ad Asti, quando c'era ancora la sede distaccata di Economia, mentre gli ultimi li ho fatti poi da pendolare, vivendo sempre ad Asti.

La tripla elica

Pensi che l'Astigiano sia un territorio valorizzato come merita?

Dovrei avere dei dati alla mano per rispondere al meglio, però ti posso parlare della mia percezione. Credo che Asti possa fare di più e la chiave per lo sviluppo penso sia la collaborazione tra più sfere. Ricerche molto note parlano della tripla elica per consentire lo sviluppo del territorio, ovvero la sinergia tra ente pubblico, università e imprese. Se queste tre parti sono forti e sinergiche il territorio si sviluppa. A livello universitario, per esempio, vedo ben poco. L'università di Torino a 50 km di distanza, eppure di iniziative con il territorio astigiano se ne vedono poche, a differenza di quanto accade nel vicino Cuneese. Sviluppare relazioni con le università penso sia fondamentale ed è forse uno dei tasselli mancanti nell'Astigiano. 

Parliamo un po' del tuo percorso formativo, ciò che ti ha portato a essere chi sei oggi?

Ho frequentato le elementari alla Rio Crosio (mia mamma ci ha insegnato per tutta la vita), passando poi alla Brofferio e al Giobert, diplomandomi ragioniere. Successivamente, ho frequentato il corso di laurea in Economia aziendale, specializzandomi in Magistrale in Economia e Direzione delle imprese. Ora sono un docente, che intende formare al meglio futuri manager. Nel 2011 ho vinto un concorso pubblico per un Dottorato di ricerca che iniziava nel gennaio 2012 e da lì è cambiata la mia vita.

Cosa intendi per cambio vita?

Fare un Dottorato di ricerca ancora oggi vuol dire precarietà piena per almeno tre anni, senza nessuna certezza sul futuro e con un approccio alla vita che cambia per forza. Mi sono trasformato da ragazzo che viaggiava poco, timido, introverso, a uomo che esplora il mondo, aperto alle novità e alle differenze. Ho imparato a sentirmi "confident" nel parlare con tutti e, soprattutto, in pubblico.

Che visione c'è, in giro per il mondo, dell'Astigiano?

In Italia Asti viene vista assolutamente come la terra del vino. Nel mondo, invece, a meno che non ci sia un fine intenditore, si tende a conoscere più Torino piuttosto che Asti. Ti devo però rivelare un aneddoto che racconto sempre con grande orgoglio.

In Russia si beve astigiano

Ho lavorato in Russia prima del Covid e della guerra, in un posto sperduto sugli Urali. Mi siedo in un ristorante alla mia prima cena e il primo nome che leggo sulla carta dei vini è l'Asti spumante. Io mi ritengo anche un po' un ambassador delle nostre eccellenze nel mondo, perché ho viaggiato molto e parlato tanto di Asti. In quella circostanza mi sono emozionato, ero a seimila km da casa, da solo, è incredibile pensare che l'anima astigiana sia riuscita ad arrivare fino a lì. Penso, però, che si potrebbe puntare maggiormente sul brand Monferrato, mettendo al centro l'enogastronomia. Manca fare networking, come aveva già giustamente analizzato il mio amico Matteo Cocciardo (QUI l'intervista).

Quali sono state le esperienze all'estero che ti hanno insegnato di più?

Oltre agli USA, sicuramente l'esperienza in Russia: un contesto diverso, agli antipodi rispetto al nostro mondo. Ci sono stato per almeno 20 volte anche per più settimane, mi ha formato molto, banalmente ero una persona molto schematica nell'avere una scaletta mentale e lì ho dovuto cambiare forma mentis, dovevo spesso improvvisare, ho imparato a diventare più problem solver. E poi l'Europa in generale, ho vissuto anche a Londra e Madrid, per tre mesi ognuno. Londra, in particolare, mi ha fatto fare un upgrade in merito al know-how sui temi che tratto. 

Oggi cosa fai?

Ora sono professore Ordinario a 37 anni e devo ammettere che è stata una grande vittoria, sono il più giovane nel mio Dipartimento, tra i più giovani a Torino e in Italia. Oggi, oltre alle ore di lezioni in università, faccio da mentore ai giovani dottorandi, trasferendo loro le mie esperienze positive e lavoro spesso con le aziende. Credo fermamente nel fatto che il docente non debba stare solo sui libri, ma saper unire la teoria alla pratica.

Il tuo ultimo lavoro?

Per crescere mi sono dedicato alla ricerca scientifica, con pubblicazione su riviste internazionali di rilievo. L'ho fatto per dieci anni, con un centinaio di articoli pubblicati, tutti in ambito manageriale. Ho collezionato anche novemila citazioni, fino ad oggi, ovvero altre persone che hanno pubblicato articoli citando i miei lavori, un indicatore di produttività scientifica e apprezzamento. Lo scorso anno ho scelto di fare qualcosa che non fosse solo per gli addetti ai lavori (ricercatori nel mondo), mettendo insieme le testimonianze di 20 leader, creando un prodotto più fruibile, insieme a un collega giornalista, Filippo Poletti. In tre mesi abbiamo venduto oltre 1500 copie. Il lavoro si intitola “Smart Leadership Canvas. Come guidare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale con il cuore e il cervello” edito da Guerini Next a dicembre 2023.

Cosa pensi dell'intelligenza artificiale?

Penso che non bisogna essere divisivi, è uno strumento, una tecnologia, un mezzo, non c'è bianco o nero. Ovvio, potrà anche essere gestita male, ci sono una marea di film catastrofici su questo tema, ma starà a noi come persone, in particolare a quelle ai vertici delle organizzazioni mondiali, private e pubbliche, definirne la traiettoria. Sarà la corretta gestione a fare la differenza, la leadership. La mancanza di leadership si vede in politica e nelle aziende. È un fenomeno da studiare, non da demonizzare, ma da usare giustamente, anche se non sarà semplice. La crescita esponenziale della tecnologia è un pericolo, quella di oggi è velocissima. Capire come funziona diventa sempre più per pochi. Però potrà consentire un salto di produttività nelle aziende e un aumento della qualità della vita di tutti, nella medicina per esempio, sarà fondamentale per velocizzare scoperte scientifiche. Va studiata a fondo, creando awareness sul tema, anche dal punto di vista etico. 

Un consiglio a chi ricerca la propria strada?

Sicuramente sperimentare e fallire. Soprattutto, però, consiglierei di avere sempre la giusta apertura mentale, con radici forti, un approccio che mi contraddistingue. Apertura alle cose che non conosciamo, all'incerto, penso sia la parola più rilevante. La nostra società fa fatica, purtroppo, ad avere una cultura di questo tipo. Le radici forti ti danno dei valori che anche nel lavoro vengono ripagati: serietà, fiducia, elementi che arrivano da famiglia e amici, che arrivano tutti da Asti nel mio caso. Serve anche una buona dose di coraggio: scelsi la strada del Dottorato dopo aver ricevuto l'offerta di un posto fisso in banca. Scelsi l'incerto anziché il certo. Ora sono un posto fisso, ma non opero con quello in testa, è una bella sicurezza, ma la curiosità resta. Deve restare. Avevo paura di fare determinate cose, parlare davanti a 300 persone, o in Inghilterra spiegare le mie ricerche ai più grandi professori esperti sul tema. Se non lo fai, se non ti butti, non vai avanti. Serve investire su se stessi e su relazioni sane e di lungo termine: è un asse vincente secondo me nel lavoro così come nella vita privata. La crescita personale ha sempre portato a ottimi risultati. Il cuore l'intelligenza artificiale non lo potrà mai sostituire.

Quell'intricato libro che è la vita

Quando Alberto mi racconta queste cose penso che lavorare ogni giorno sulla propria apertura mentale sia il più grande investimento che ognuno di noi possa fare per se stesso. Il regalo più grande. Concedersi la possibilità di conoscere visioni alternative alla propria, accogliere pensieri controcorrente, imparare a cambiare, anche se per un attimo, la prospettiva con cui di solito si analizzano le cose. C'è chi ci definisce ribelli, chi ci chiama alternativi e chi, ancora, folli. Eppure, non è folle fare sempre lo stesso sogno? Non è assurdo portare sempre gli stessi occhiali per leggere quel grande e intricato libro, che si chiama vita?

Cosa pensi delle crisi?

Le crisi, anche in ambito economico, rappresentano sempre anche enormi opportunità. Le persone che crescono di più sono quelle che hanno crisi profonde e che si sanno risollevare. Si chiama resilienza, anche in ambito aziendale: piegarsi senza mai spezzarsi e tornare più su di prima. Un manager che fallisce negli USA si porta dietro un gran valore riconosciuto dagli altri, in Italia è considerato uno che non sa fare il suo lavoro e che non è affidabile. È difficile cambiare la cultura, ma si può fare, a piccolissimi passi.

 

 

Chi è Alberto Ferraris

Alberto Ferraris è Professore Ordinario di Economia e gestione delle imprese all'Università di Torino (Dipartimento di Management) dove è titolare dei corsi di Digital Transformation e di Performance Management e Leadership. È Direttore del Master Executive in “Gestione Strategica delle Risorse Umane” presso la SAA – School of Management dell’Università di Torino. Inoltre, svolge attività di ricerca all'estero dove è Research Fellow (F-EMAB) dell'EuroMed Research Business Institute (EMRBI) e membro del Centro Ricerche del Q-Institute con sede a Malta.

È autore di oltre 100 articoli accademici e scientifici e del libro “Smart Leadership Canvas. Come guidare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale con il cuore e il cervello” edito da Guerini Next a dicembre 2023.

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Elisabetta Testa


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Orgoglio Astigiano è un progetto che vuole portare alla luce storie di vita e di talenti del territorio, che trova il suo spazio nella rubrica settimanale “Storie di Orgoglio Astigiano”, a cura della giornalista Elisabetta Testa.

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Elisabetta Testa

Da giovane giornalista creativa, scrivo di persone dalle storie incredibili, che hanno Asti nel cuore, che ne conservano un dolce ricordo, che qui ci hanno messo radici e che, orgogliosamente, fanno conoscere la nostra città in altre terre.
Orgoglio Astigiano è la storia di un salto, personale e professionale; è un invito a riscoprire se stessi attraverso le testimonianze di chi ce l'ha fatta.
Orgoglio Astigiano per me è sinonimo di scelta: la mia e quella degli altri.
Per questo ho voluto scrivere in prima persona ogni articolo della rubrica, convinta di riuscire a portare anche te nel mio mondo.
Requisiti richiesti? Bisogna lasciarsi andare. Più che farti intervistare, ti devi guardare dentro. Senza aver paura di raccontarmi ciò che ci troverai...

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