Attualità | 12 gennaio 2026, 06:53

Appendino ad Asti per sostenere i lavoratori di Konecta e Mediacom

Alla vigilia dello sciopero di domani, l’ex sindaca di Torino incontra i sindacati e i dipendenti delle aziende astigiane in crisi

Merphefoto

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Asti vive uno dei momenti più delicati della sua storia occupazionale. Oggi pomeriggio, Chiara Appendino sarà in città per portare solidarietà ai lavoratori di Konecta e Mediacom, mentre domani a Torino la crisi tornerà prepotentemente sotto i riflettori con uno sciopero che coinvolgerà tutte le sedi piemontesi della multinazionale spagnola. Alle 15.30 circa, Appendino incontrerà sindacati e dipendenti davanti alla sede di Konecta in via Guerra, il cuore pulsante di una vertenza che sta smantellando il tessuto occupazionale del territorio.

La bomba di dicembre

Tutto è partito il 5 dicembre quando Konecta, colosso spagnolo dell'esternalizzazione dei servizi con oltre 120.000 dipendenti nel mondo, ha annunciato il suo piano industriale. La decisione è stata gelida e asettica: chiudere le sedi di Asti e Ivrea entro giugno 2026 e trasferire 1.100 lavoratori a Torino. A dispetto del linguaggio aziendale che parla di "razionalizzazioni", i sindacati hanno gridato sin dall'inizio che si tratta di una "chiusura mascherata" con il rischio concreto di 150 esuberi in Piemonte. Ma la vertenza Konecta è solo l'inizio di una tempesta ben più grande.

Oggi il fronte si allarga: Tecnocall e Mediacom

Mentre Konecta resiste alle pressioni sindacali e istituzionali, la crisi si è allargata ad altre due aziende. Tecnocall e Mediacom, che nel 2024 avevano vinto insieme l'appalto Iren per il servizio clienti, hanno comunicato martedì scorso una procedura di licenziamento collettivo. I numeri sono terrificanti: 30 esuberi su 59 dipendenti in Tecnocall e 32 licenziamenti su 62 in Mediacom. Il motivo addotto è il "calo di volumi della commessa", ma per i sindacati è la classica storia di sempre: far pagare la crisi a chi lavora.

I numeri totali, ora, fanno paura. In un mese Asti rischia di perdere quasi 500 posti tra Konecta (400), Mediacom (32) e Tecnocall (30). È una cifra che il territorio non può assorbire senza conseguenze gravissime per le famiglie e per l'economia locale.

Chi pagherà il conto più salato

"Sono i lavoratori più fragili a soffrire di più", dicono Alberto Revel della Slc Cgil, Anna Di Bella della Fistel Cisl e Maria Luisa Lanzaro della Uilcom. Le donne rappresentano l'80 per cento della forza lavoro nei call center astigiani, spesso con contratti part-time già oggi difficili da conciliare con la vita quotidiana. Un trasferimento forzato a Torino per loro significa una condanna: impossibile gestire i tempi di percorrenza, i costi di spostamento, la famiglia. Tra i lavoratori di Konecta ci sono anche 102 persone che, dopo anni al telefono con le cuffie, hanno sviluppato problemi di salute e non possono più stare al centralino.

La politica scende in campo

Maurizio Rasero, sindaco e presidente della provincia, non ha esitato ad etichettare la vicenda come "una battaglia di tutto un territorio". Palazzo Civico ha promesso di organizzare autobus gratuiti per consentire ai dipendenti di raggiungere Torino per il presidio di domani sotto la sede della Regione. Persino Fratelli d'Italia, con il deputato Marcello Coppo e la federazione provinciale, ha aderito all'iniziativa: un raro momento di unità territoriale davanti alla crisi.

Domani si scende in piazza

Martedì 13 gennaio sarà il giorno della verità. Lo sciopero coinvolgerà tutte le sedi Konecta del Piemonte per l'intera giornata, con un presidio dalle 10.30 sotto il grattacielo della Regione, dove i sindacati chiederanno un intervento concreto del governo regionale. Da Asti partiranno tre autobus pieni di lavoratrici e lavoratori, insieme ai sindaci del Canavese per testimoniare che la questione non riguarda solo le buste paga, ma "l'intero equilibrio di un territorio".

Appendino, che conosce bene i sindacati del capoluogo piemontese, sarà qui a portare il sostegno di una città che vede svanire una realtà occupazionale fondamentale. La multinazionale spagnola, per il momento, non ha ritirato il progetto. E domani tutti sapranno che questa storia non finirà in silenzio.

Redazione

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Elisabetta Testa

Da giovane giornalista creativa, scrivo di persone dalle storie incredibili, che hanno Asti nel cuore, che ne conservano un dolce ricordo, che qui ci hanno messo radici e che, orgogliosamente, fanno conoscere la nostra città in altre terre.
Orgoglio Astigiano è la storia di un salto, personale e professionale; è un invito a riscoprire se stessi attraverso le testimonianze di chi ce l'ha fatta.
Orgoglio Astigiano per me è sinonimo di scelta: la mia e quella degli altri.
Per questo ho voluto scrivere in prima persona ogni articolo della rubrica, convinta di riuscire a portare anche te nel mio mondo.
Requisiti richiesti? Bisogna lasciarsi andare. Più che farti intervistare, ti devi guardare dentro. Senza aver paura di raccontarmi ciò che ci troverai...

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